sabato 12 maggio 2012

18 set, 3:38 p.
NO ASPETTATIVE!!!!

Ecco
Bisogna scrivere, perchè scrivere è un buon esercizio per la propria capacità di sentirsi vivi e coscienti, e poi, diventa una fonte scritta.

Una cosa che non riuscirò mai, dico mai, a capire, è perchè / come le situazioni cambiano (e come soprattutto ti cambiano).

Il fatto di averle più o meno sotto controllo non è un fattore rilevante; credo che comunque nulla si possa considerare davvero sotto controllo, anzi; ma questo non è il termine esatto, perchè non si sta parlando di una persona al di sopra di un'altra che ne è al di sotto e che perciò ha tutto sotto controllo, o almeno non voglio parlare di questo qui e adesso.
Sto parlando di una situazione in cui due persone sono più o meno sullo stesso piano, stanno insieme, si divertono, si vogliono bene, e ad un tratto succede qualcosache cambia i rapporti, inverte il trend, e di punto in bianco queste due persone, che pochissimo tempo prima stavano sempre insieme, che si volevano bene, si separano, non si vedono più, non si sentono più.

Cosa le teneva insieme prima? Cosa le legava? Evidentemente niente di importante; l'aria, le decisioni, la noia forse, l'abitudine al massimo; forse stavano insieme per ragioni completamente diverse.
Evidentemente, queste due persone stavano insieme e si volevano bene per circostanza, in attesa di qualcosa di meglio, in attesa di quel fatidico "scazzo" che le avrebbe liberate per sempre le une dalle altre.
Ma sapete cosa vi dico (se mai qualcuno stia leggendo questo pippone)?
Vi dico che mi sono letteralmente rotta di incontrare persone che scompaiono un giorno sì e uno no; che mi sono rotta, soprattutto, di farmi delle aspettative, ma anche di crederci in un certo senso, cioè di fidarmi; il che significa consegnarsi, chiavi in mano, alla compagnia di un'altra persona, aprire cuore e testa, questo e quello, a quell'altra persona.
Si resta solo delusi. Sia nel mentre che a posteriori; si resta amareggiati, incattiviti, delusi appunto, e tutto, tutto quello che prima era vivo, la gioia, la speranza, l'amore, tutto perso, morto, e ti ritrovi abbandonata come un sacco della spazzatura in mezzo a una strada... fottuti i tuoi sentimenti, fottuta la tua vita, ricominciare da capo, da zero, al punto zero, dal punto di non ritorno,
come se non fosse mai successo.

Non fatelo mai, è per il vostro bene, è per la vostra incolumità che ve lo dico. Attenetevi alla situazione, non createvi aspettative per favore, non fate di più di ciò che è necessario, parlate poco, non dite stronzate se non sul vostro blog o nella vostra intimità magari davanti allo specchio, non dite mai niente, rifletteteci quarantacinquemila volte e di più prima di dire qualcosa, e ricordate: l'unica persona sulla quale potete contare davvero (oltre alla vostra famiglia) è solo VOI STESSI, non importano le circostanze nelle quali vi trovate, anche se siete circondati da amici non dimenticatevi che potrebbe succedervi come è successo a me e a tanti altri (anche se spero che a chi non è mai successo non succeda mai, mai e poi mai).

Ma che senso ha? Ha senso; ce l'ha. Non può non averlo, è questo che mi dico. In fondo, ne ho parlato milioni e milioni di volte, in fondo, se c'erano dei problemi anche prima, anche nel mentre, è chiaro che se va a puttane è perchè l'altra persona non è capace e tantomeno disposta a voler risolvere quei dati problemi. Ma la rabbia, la delusione, per quelle non c'è posto; o almeno io non voglio che ci sia posto per quella rabbia e per quella delusione, perchè sono solo cancri, che ti mangiano, si cibano di te pezzo per pezzo, giorno dopo giorno.

Non è colpa di nessuno, o meglio, non è importante di chi è la colpa; pensare per colpe è solo cibo per la rabbia, per la delusione, anche per il senso di colpa di cui si parlava prima.
Solo mi chiedo una cosa: due persone che stavano ogni giorno e ogni notte insieme per più di 365 giorni (quasi tutti passati insieme) di punto in bianco, mettiamo al 498esimo giorno smettono di vedersi. Dopo 365 giorni e passa ne basta uno e dico un solo giorno per non vedersi più. Senza spiegazioni, senza chiarimenti, ma non è questo, nemmeno io sono tanto quella dei chiarimenti, ma dico: che vigliaccheria.

Dico solo, se le persone avessero un poco più di considerazione dico considerazione per il genere umano, per le situazioni umane, forse non sprecherebbero le loro buone qualità per far stare male gli altri, per privarli di qualcosa. E starebbero diecimila volte più attente a quello che fanno o a quello che hanno intenzione di fare.

La morale è che sono un'idiota, una cretina, una stupida. Me lo dico io insieme a quei pochi che mi stanno attorno, giorno dopo giorno lascio sparsi in giro brandelli del mio cuore, e le lacrime non hanno né un fine né uno scopo, sono solo uno sfogo a cui non riesco a dare parola, nemmeno adesso ci sono riuscita.
Vorrei crederci che per la rabbia e la delusione non c'è posto: ma invece, un posto lo trovano sempre; si nascondono in giro, dietro gli angoli, e inaspettatamente ti braccano come un cacciatore bracca la sua preda. Ma non bisogna dargli troppo ascolto, perchè in fondo tutto è passeggero e anche questo passerà.
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tuttoquadra
8 set, 10:11 p.
"Colui che cade sotto i colpi di una rivolta, non è più in grado di conservare il potere."  Leggi tutto…
tuttoquadra
6 set, 2:12 p.
Appare un'ombra sull'acqua del torrente:
In alto, un monaco passa per il ponte.
"Non vi dispiaccia, fratello, di fermarvi
Per un istante, e dirmi dove andate!"
Ma lui mi mostra una nuvola col dito
E passa oltre, senza voltarsi indietro.
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tuttoquadra
23 ago, 8:26 p.
Chiaro che sei fuori da me...
macroonde
quando il mare era blu e il cielo era blu,
macroonde
puoi fregare gli dei fregare gli dei,
macroonde
se mi amassi di più non temerei più
macroonde

resti immobile negli occhi miei, giuro immobile
è come uno scivolo negli occhi miei
resti immobile
è forse un nodo negli occhi miei
mi ritroverò
percorri lo scivolo negli occhi miei
io mi ritroverò!

Puoi fregare gli dei, fregare gli dei,
macroonde
quando il Lario (????) era blu e il mare era blu
macroonde
puoi fregare gli dei, fregare gli dei,
macroonde
se mi amassi di più non temerei più
macroonde...

Verdena - il Gulliver
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tuttoquadra
17 giu, 1:07 m.
LE BICICLETTE DI PECHINO
Zhang Yimou

Questo film parla di biciclette. Il protagonista iniziale è un ragazzo che dalla campagna si trasferisce a Pechino e trova lavoro come fattorino per un azienda che consegna cose, tipo Fedex, l'unica differenza è che questo tipo ha come mezzo la bicicletta. Morale della favola, che uno si aspetta sin dall'inizio, è che ad un certo punto del film rubano la bicicletta al tipo, mentre lui tentava di consegnare un documento ad un grosso tipo tipo business man importante: nel cercarlo passa molto tempo e nel frattempo succede qualcosa al di fuori dell'edificio in cui lo sta cercando... Infatti quando esce non trova la bici. è letteralmente disperato, anche perchè non si è per niente divertito a cercare quel tipo nel frattempo. è la fine per lui. Aveva solamente cominciato a pregustare le possibilità che il suo lavoro poteva offrirgli, che tutt'a un tratto eccole svanire. Il suo capo si sarebbe davvero incazzato, e lui al tempo stesso aveva tutta l'intenzione di ottenere per sè e solo per sè quella bicicletta. Pertanto, senza più una meta, uno scopo, va alla ricerca della sua bici. A Pechino. Ed è qui che compare il cosiddetto "ladro", o almeno colui che tutti reputerebbero un ladro, a giudicare dalle parti. Tuttavia, costui si saprà non aver rubato la bici, ma averla comprata. Parrebbe strano, ma probabilmente il commercio di biciclette rubate è così vasto e veloce da non lasciar respiro. Si inquadra la sua vita, uno studente tra il liceo e l'università, che gira con gli amici che hanno le biciclette. Ma lui non si sente un ladro, o almeno non lo dà mai a vedere, tanto sta che per l'appunto quando per un caso fortuito essi si incrociano egli rivendicherà la SUA bicicletta. E l'altro, il fattorino, aveva pure lasciato un segno sulla bici, che la contraddistinguesse, che non permettesse a nessuno di appropriarsene. Ma se ne sta zitto, quando cerca di riprendersela. Non sottolinea il suo diritto, non urla, non parla. Semplicemente per lui quella è la sua bici, ma ben presto - quasi subito - deve scontrarsi con la realtà, con la gang di amici dello studente che lo accuseranno di furto. Eppure lui nel frattempo aveva perso il lavoro, aveva perso le speranze... Come lavorare per Pechino senza un mezzo di trasporto?
Ci sono vari tira-e-molla, nel senso che il fattorino tenterà varie volte di fregare la bicicletta comprata dallo studente e per tutte queste volte lo studente riuscirà a riaverla. Alla fine si giunge ad un compromesso: incontrarsi in un dato punto della città e scambiarsi la bici quando serve. Ma nel frattempo lo studente era stato accusato di furto, provocando una reazione non positiva nella ragazza che frequentava e portandola a frequentare un altro ragazzo. Questo porta lo studente su tutte le furie, e sulla bicicletta con una pietra in mano li insegue per i vicoli lanciando poi la pietra in testa al ragazzo. In qualche modo strano il fattorino e lo studente erano diventati amici, e una volta che lo studente scagliò la pietra sul ragazzo che le aveva rubato la ragazza, dice al fattorino "La bici non mi serve più, te la puoi tenere", e mentre glielo dice ecco comparire sulla scena il ragazzo e i suoi amici, che si mettono a rincorrerlo. Per qualche strano caso anche il fattorino finisce coinvolto. Alla fine sembra che il suo mondo sia diventato parte dello stesso mondo in cui vive lo studente. Entrambi vengono pertanto picchiati e offesi da questi ragazzi, (senza togliere che lo studente aveva detto al fattorino che era uno stupido perchè gli stava dietro - infatti il fattorino era una persona molto pacata ed educata, molto più dello studente). Alla fine il fattorino se ne va con la sua bicicletta sulle spalle.


NOTA
il 16 giugno 2010, quindi esattamente un anno prima di questo 16 giugno 2011, la stessa persona scrisse:
Come faccio a dirtelo, che per me sei la manifestazione del mio inconscio, la mia guida, il mio protettore, sei un fantastico ragazzo e io ti adoro per questo. Dovrai essere tu, per quanto mi riguarda, ad andartene via. Io non farò niente per allontanarti.


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tuttoquadra
30 mar, 9:20 p.
I want you. what can I do?
How can I do would be the exact question.
I cannot call you, I cannot come to you, I cannot do anything simply because you decided it. But why did you decide, I have not understood yet.
I am waiting like a stupid, but it is not because I want to, but simply because I am in this mood. However, I think that you are not calling me, and this makes me angry, sad and lonely. I wonder why things must be so complicated when they are simple. I wonder why we cannot mutually love each other. I wonder why you are not able to express your feelings to me, and why you don't tell me any information about you. As usual, I am still here talking to space. I cannot call you because you are busy. Busy busy busy I start hating this word. It submits me. I cannot stand this situation. What did I do to make it? What can I do to let you come...
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tuttoquadra
23 mar, 10:09 m.
Gli occhi colpevoli

Narrano che un uomo comprò una fanciulla per quattromila denari. Un giorno la guardò e scoppiò a piangere. La fanciulla gli chiese perchè piangesse; quegli rispose: "I tuoi occhi sono tanto belli che mi dimentico di adorare Dio". Rimasta sola, la fanciulla si strappò gli occhi. Vedendola in quello stato l'uomo si afflisse e chiese: "Perchè ti sei rovinata così? Hai sminuito il tuo valore". Ella rispose: "Non voglio che ci sia nulla in me che ti distolga dall'adorazione di Dio". Quella notte, l'uomo udì in sogno una voce che gli diceva: "La fanciulla ha sminuito il suo valore ai tuoi occhi, ma l'ha aumentato ai nostri, e perciò te l'abbiamo presa". Al risveglio, trovò quattromila denari sotto il cuscino. La fanciulla era morta.

Ah'med ech Chiruani, H'adiquat el Afrah 


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tuttoquadra
10 mar, 12:21 p.
동서남북

Qual è la direzione?
Da un lato, la direzione in cui sto andando è unica e personale.
Dove sto andando io, lo so solo io, e lì posso e voglio e sto andando solo io.
Procedendo durante il percorso, faccio cose, incontro persone, sbando, mi fermo, vado avanti ma non vedo bene...
Ci sono dei caratteri, delle qualità che porto sempre con me, in ogni trasformazione, in ogni cambiamento, in ogni passaggio, in ogni stato. Queste qualità sono essenziali per me, perchè mi permettono di farmi capire.
Ho molte aspettative, ma faccio poco per far sì che queste diventino realtà. "Non mi sbatto il necessario" si direbbe, e poi resto a bocca mezza aperta e mezza chiusa...
Se vado a nord, adoro le mattine di primo autunno, con la loro brezza freschissima e il sole chiaro, magari che si riflette sull'acqua creando riflessi e increspature. Se vado a sud adoro la sera quando il sole cala e all'improvviso, sul tardi subito è buio pesto, subito dopo un tramonto cupo e intenso. Se vado a ovest me ne sento parte, se vado a est riconosco che c'è qualcosa che mi fa stare bene. Eppure, in tutto questo, non so scegliere, non so decidere... Dove vado, vado... ma ci sarà qualcosa, sotto, sopra o a fianco, che spiega il tutto. Deve esserci un motivo, una causa, le conseguenze dovranno pur essere comprensibili. A essere vento ci si perde, soprattutto dopo essersene resi conto.



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tuttoquadra
7 mar, 1:24 m.
Guardiamo in faccia la realtà e vediamo che è tutta sconnessa. Non c'è niente che combaci, fra pensiero e vista, fra pensiero e principio, fra pensiero e... realtà. Diciamolo, dillo dillo dillo dai! Tu ti sei inventata tutto. Ecco perchè non ti viene in mente niente! Perchè te lo sei inventata, tutto tutto tutto. Te lo sogni la notte e il giorno, e pensi che accada, ma in realtà non accade proprio niente, né di quello che pensi né di quello che sogni. Ora, ci sono due cose che io voglio che tu tenga a mente:
1. Ciò che deve succedere non si può fermare in nessun modo.
2. (e c'è un collegamento sostanziale con il punto numero 1) non si può avere con la forza o con l'astuzia o con la virtù ciò che non c'è, perchè anche se lo si riesce ad avere è solo momentaneo.
Detto questo, ci tengo a precisare: tu, cioè io, hai sbagliato tutto. Non che tu abbia sbagliato qualcosa in particolare, perchè in fondo questi sbagli sono serviti a capire, anche se ancora non del tutto, qualcosa che è stata capita attraverso questi errori. Hai, e dico ho, fatto del male. A me, agli altri, a tutti. Continuerò a farlo. Ma questa consapevolezza probabilmente mi aiuterà ad assottigliare la mia patetica imprecisione, approssimativa.
Sarebbe bello dare la colpa agli altri. Ma il mondo non funziona davvero così. La responsabilità parte da noi, e anche nel caso che gli altri sbaglino è comunque colpa nostra, se non glielo facciamo capire. Che diamine! Ed è la paura, la paura di perdere tutti quanti, le cose a cui ci si affeziona... Ma questo è secondario e lo deve essere. Perchè? Perchè non c'è niente di più sbagliato per se stessi e per tutti che lasciare che le cose vadano avanti da sé. Questo è sinonimo di disinteresse. Fare una cosa può aiutare: guardare in faccia la realtà, e attenercisi. Fine, non c'è altro. Si costruisce qualcosa nella realtà, senza fare troppo senza fare troppo poco, attenendosi ad essa si costruisce qualcosa. Se non ci si attiene, si sbanda contro un muro, contro una vetrata, contro una molla che ci fa rimbalzare di qua per sbandare di là e tornare a risbandare da qualche altra parte. Diventa un vizio, un'ossessione, una paura, ma soprattutto un diritto, il diritto di sbandare... Ma non ci sono film che non siano tratti dalla realtà. Questo significa che la realtà è l'unica fonte dalla quale tutti i film sono stati tratti. E bisogna fare attenzione, moltissima attenzione al significato di tutto questo. Perchè non è facile, ma far sembrare di venire conquistati non significa necessariamente esserne disposti. Sono solo regali inutili e incomprensibili. Desideri inespressi e anticipati. Ai quali seguono frustranti repressioni che riportano a ripetere il processo.
Bisogna fermarsi.  Leggi tutto…
tuttoquadra
4 mar, 9:12 m.

Guardando attentamente, si può scorgere qualcosa... il silenzio non deve mettere imbarazzo. Tutte le cose che hanno un motivo alle loro spalle, anche solo una sensazione di motivo, non possono mettere paura. Certo, gli imprevisti esistono, e bisogna saperne tener conto (cosa nella quale io non sono affatto brava)...
Eppure, penso a tante cose, e penso che in fondo quelli che io chiamo "problemi", non sono altro che banali tentativi di cambiare lo stato di cose... e io mi ci sforzo, in modo sempre più o meno inconsciamente estenuante, ma il fatto è che poi non penso al poi, alla conseguenza. E quando non si pensa alle conseguenze, ciò che si ottiene non è mai ciò che si vuole (dato che il punto di partenza era messo in discussione).
Ogni momento è adesso, e questo è più vero che mai. Non ci sono i frutti. Poi i fiori. Poi i semi. Staccati l'uno dall'altro. C'è un seme che matura, un fiore che sboccia e diventa frutto, ma non è per merito di se stesso, ma piuttosto per la sua stessa natura.
Come diceva Einstein, se noi giudichiamo un pesce per la sua capacità di salire su un albero, quel pesce continuerà a sentirsi stupido. Ma non dobbiamo essere noi a giudicarlo.    Leggi tutto…
tuttoquadra
16 feb, 7:10 p.
Racconto favole
su di te
che ascolti così
preziosamente
Sei un fiore insano tu
che si guarda con occhi
porpora


Correggimi se tutto questo è debole,
quello che fai non crea più attenzione non
coinvolge!

Questo non è
reale.

Confronto le idee
ed accendo le stelle.
C'è un cristo che sanguina e ci guarda
con rab-bia

...e come sai, tu sei per me colpevole
quello che fai non crea più attenzione non
coinvolge!

L'aggressività
non mi avrà
confonde le idee
ed affetta la gente

C'è un cristo che sanguina,
che sanguina...

... E credo di essere normale però non lo so.
Mi vedi, temi, credi io ti userò.



...Lei non è qua, ma dorme con me: questa è
abitudine”.
C'è un mostro fra noi
e non molla mai
controlla
ogni cosa.
Ogni cosa.

C'è un demone
conversa con me
porta via
ogni colpa
ogni colpa.


C'è un demone
conversa con me
sfreccia suuuu
fra le nu vo le

fra le nuvole...
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tuttoquadra
14 feb, 12:51 m.
Oscillo tra
http://www.youtube.com/watch?v=5C5twY6f-rU
e
http://www.youtube.com/watch?v=pXVlQTC2yB0

insieme sono letali e nefasti
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tuttoquadra
2 feb, 5:52 p.
Il giorno sta finendo e la notte lo rincorre, vedo chi porta croci al collo chi sopra le spalle,
sulle mie gambe, mille domande: chi sfamerà la tigre? E chi decide ombre?
No non è un regalo che fai, non sto cercando quello, ma sento i passi della vita sopra i tacchi a spillo,
"Tu che stai così dall'altra parte della strada", "Pensi a lei che se n'è andata oppure a quanto resta della paga?"
Affari favorevoli o contrari: A non devo darti niente B contante e restiamo pari -
Non dorme, la fame di chi ha fame non dorme, cercare di arrivare con le mani alle stelle.... E quanto manca ancora mi chiedo, Più di quanto ho già lasciato Dietro!
Servirà fortuna o come tu la chiami e forse domani, stringerò qualcosa nelle mie mani (Stringile stringi le mie mani ho quello che serve nelle mani - portami lontano da qui - dentro vestiti più comodi. Stringile stringi le mie mani - ho quello che serve nelle mani - portami lontano da qui e stringimi, stringi le mie mani) Tu cos'hai nelle mani, soddisfazioni, reclami, Che fai sei soltanto di passaggio o rimani? ma, Dai che ci prendiamo una rivincita, perchè, per tutto l'amore che c'è, che mi incita. Nelle mani ho direzioni e strade già tracciate e c'è da intervenire pure con le mani già occupate; la mia attenzione è frammentaria e mentre tu mi stai parlando ho già preso una penna e sto disegnandomi in aria. Dò veleno tu godi come me che ho la mia lei che con le mani tocca i nervi quando fanno nodi, Che ne so chi ha ragione e chi no, so che per dare una dimensione ai sogni ci muoviamo in bilico...
Senza un punto fisso trovo che ci sia più azione, Lasciami stare nelle stanze della confusione
Ti confesso che ho scritto qualche cosa su una mano e rileggendola mi lascia perplesso
(Stringile stringi le mie mani - ho quello che serve nelle mani, portami lontano da qui, dentro vestiti più comodi - Stringile stringi le mie mani ho quello che serve nelle mani, portami lontano da qui e stringimi, stringi le mie mani)
Dove mi aspettano, dove non è facile arrivare integro, ma contano su noi: non li deluderò
A tratti, ricordi che ritornano nei fatti, nuovi amici che trovi e che ti tieni stretti

è una possibilità su un milione ma è nelle mani solo nelle mani che la puoi trovare
(Faglielo sapere chi sei, ognuno con un se io coi miei, ognuno addosso a un muro che non parla mai)
Sono i tizzoni di una camel che mi svegliano, sempre le mani degli altri che sbagliano e non sempre è così liscio che ti va, ma quando i giorni ti colpiscono di striscio per me non è vita
Stringile, stringi le mie mani ho quello che serve, nelle mani - portami lontano da qui, dentro vestiti più comodi
Stringile stringi le mie mani, ho quello che serve nelle mani, Portami, lontano da qui e stringimi, stringi, le mie mani
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tuttoquadra
31 gen, 9:57 p.
Chi ha mai detto che i frutti non possono essere raccolti?
Sicuramente qualcuno l'ha detto, ma oggi voglio prendere una posizione, entrare nell'anfratto, volevo dire, nel frattale, di ciò che si potrebbe chiamare un'idea.
Un cieco non vede. Ma cosa rappresenta un cieco? Un organismo cieco è sprovvisto della facoltà di vedere con gli occhi. Per un qualche problema, non può vedere. Un cieco è anche una persona che soffre, perchè cieco. Un altro cieco invece non soffre, anzi è felice (incredibile) perchè in fondo, perchè lamentarsi di una mancanza, anche se così importante, ma perchè lamentarsene, quando si può ascoltare, parlare, toccare, pensare e anche, con un po' di coraggio, camminare, uscire, comportarsi in modo non voglio dire normale, ma, almeno, verosimile... un cieco è disperato, è felice, è innamorato, è depresso... insomma, un cieco è un uomo cieco. (Penso che anche gli animali possano essere affetti da cecità, ma non è il caso che io ne parli, perchè ciò a cui voglio arrivare prescinde dall'animale, che ha tutta un'altra composizione e finalità).
Ora, io non so precisamente perchè mi sia venuta in mente proprio questa immagine di un cieco... però so che io voglio dire qualcosa, e forse, l'immagine del cieco mi aiuterà a dispiegare le parole che formeranno un concetto.
La realtà è che molte, troppe volte mi faccio fregare dal mio istinto. Il mio istinto mi da un input che, non c'è che dire, è un input molto bello e affascinante, ma io, poi, dal fascino del mio input non riesco mai a staccarmi. Per me la bellezza è eterna, immortale, infinita, e nel momento in cui mi trovo davanti ad una cosa bella, perdo completamente la mia razionalità, la mia coscienza, e mi lascio navigare dalla bellezza di quel momento. In più penso molto e, affidandomi eccessivamente all'istinto per questo fascino personale che provo nei suoi confronti mi trovo, improvvisamente, disarmata. Troppi pensieri hanno attraversato la mia mente, troppe cose avrei voluto dire e non ho detto, e mi ritrovo, improvvisamente, al mio turno e io, davvero non so più cosa dire. Tutta quella bellezza mi ha trapassato, mi sento quasi in soggezione, sì, ho ascoltato e, affidandomi sempre al mio istinto, dico qualcosa di totalmente inutile oppure qualcosa che dal profondo del mio pensiero vuole allacciarsi al discorso ma non ci riesce completamente. Mai che io riesca a formare un discorso completo e ragionato su una base razionale che si fondi sul Libro del Sapere Accumulato. Voglio dire, il motivo del cieco è la sua cecità. Il mio motivo, non lo so. Voglio dire, perchè sono triste in certe situazioni? Perchè sono felice in altre? Un essere umano, occidentale (voglio sottolineare occidentale) e mediamente sano, o comunque non con particolari problemi di salute, si ritrova, ogni giorno, a dubitare della vita e di se stesso. Anche inconsciamente. Perchè, quando una persona è turbata da qualsiasi cosa che sia diversa dal suo stato di quiete, significa che ha un problema. E l'unica persona che può risolvere quel problema è precisamente la persona stessa. Ora, molto probabilmente io sto dicendo un mucchio di banalità, ma permettetemi di esprimerle come mio epilogo adolescenziale prolungato.
Le cose stanno così”, disse il cieco arrivato ad un certo stadio di autocoscienza: “Sono cieco” - solo a pensarci sta male -. “Posso fare due cose”, disse il cieco. “Posso lamentarmi tutta la vita, piangendomi addosso ogni volta che mi alzo, abbrutendomi ogni giorno facendo tutto il tipo di schifezze che mi vengono in mente, oppure, posso accettare il fatto di essere cieco e cercare di rimediare alla mancanza non pensandoci, o comunque dando per accertato il fatto che lo sono. Solo così potrò iniziare un cammino che mi condurrà ad una nuova dimensione spazio-temporale”.
Morale: siamo tutti ciechi, tutti abbiamo un'amputazione di cui ci accorgiamo solo quando cerchiamo di muovere l'arto rimosso. Il fatto che il nostro arto sia amputato non cancellerà la sensazione di volerlo muovere. Dobbiamo quindi cercare di spostare la sensazione verso altre modalità di movimento e percezione. Abbiamo tutti gli strumenti per farlo.
Tempo
Liquidità
Senso di adattamento
Blu + Marrone = 97
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tuttoquadra
26 gen, 10:38 p.
Non parlerò. Me ne starò su un'amaca a guardare le mie sensazioni che vanno e se ne vanno (io non ho sentimenti, solo sensazioni). La tenerezza, prima, poi l'amore, l'angoscia, la rabbia, e poi disperazione, la voglia di essere consolati, poi un sospiro. Tutto vano.

Faccio parte di quella parte del mondo che soffre, soffre per i suoi sogni che non si sono realizzati, o dei quali non si è mai resa conto di come poterli realizzare. Persone sentimentalmente molto instabili, incomprensibili, inappagabili, imprevedibili. Questa è l'aria che gira quando mi si incontra. Una persona a metà fra la sanità e l'insanità mentale.

Non parlerò. Me ne starò sull'attenti quando qualcuno passerà, prontissima a rispondere in modo adeguato a tutte le domande. Fatta eccezione per quando non sarò tenuta a parlare.

L'esercito sconosciuto di cui faccio parte è composto di persone che non incroceranno mai la propria truppa, né quindi la propria missione. Non si incontrano perchè non vogliono incontrarsi, perchè non ne hanno la ragione per farlo. Una volta che si sono incontrati, non avrebbero la più pallida idea di cosa dirsi.

Ogni soldato del 6° reggimento del Precedente Karmico è condannato a condurre una guerra senza armi, stando sempre sull'attenti, in conformità al principio secondo il quale bisogna seguire il principio più equo e giusto, anche al costo di rovinarsi la vita, in vista di un'evoluzione personale che possa liberarlo dalla divisa, divisa che nemmeno il passare del tempo può impedirgli di togliere, e che la crescita biologica inevitabile rende sempre più inadatta. Ci sono soldati che vi e mi farebbero ridere: con il giaccone troppo piccolo, nel quale affogano, e alcuni invece con una divisa così aderente da non riuscire ad allacciarsi i pantaloni, con le maniche talmente fuori misura da sembrare una di quelle giacche ultima moda a maniche corte che scoprono l'ombelico. Ve lo racconto perchè ne incontro spesso, ma ogni volta non riusciamo a farci capire che facciamo parte dello stesso esercito: diffidiamo molto, perchè la guerra è sempre in procinto di scoppiare, e noi dobbiamo stare molto, molto attenti...

Non parlerò.  Leggi tutto…
tuttoquadra
12 gen, 11:25 p.
    
    
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tuttoquadra
8 gen, 10:30 p.
Falso
Falso
Falso
Falso!!!!!!!!!!

Tutto falso................ tutto
tutto falso  Leggi tutto…
tuttoquadra
8 gen, 10:14 p.

OK
Parliamone.
Penso che non ci sia nessuna ragione per la quale tu ti comporti così. Penso anche che non sia del tutto fuori luogo che tu lo faccia. Tu devi fare quello che ti senti di fare. Non c'è motivo per cui tu non debba fare così, vedremo come andrà, per il resto.
Non c'è niente da perdere. Quando qualcuno non ha niente da perdere (nemmeno la dignità), non c'è proprio davvero niente da perdere. Quando qualcuno arriva a un livello per cui non ha Davvero Niente da perdere, può fare qualsiasi cosa.
Bisogna essere in grado anche di perdere la cosa la cosa la cosa più importante, chiaramente per testarne la sua validità. Ora, tra lo spazio e le lettere, tra le parole e i silenzi, non si raggiunge niente. Se invece io Spacco questa tastiera, se do una testata alla persona con cui parlo, creo qualcosa. Ok? Creo qualcosa di significativo.   Leggi tutto…
tuttoquadra
31 dic, '10, 11:27 m.
non so proprio come si fa ad arrivare a certi punti.
quello che sono io non va trascurato (cosa avrei dovuto fare?)
io devo fare qualcosa, che viene da me e dalla mia volonta e non dalle esigenze degli altri.
non c'e altro.  Leggi tutto…
tuttoquadra
30 dic, '10, 12:54 m.
il problema e' che gli italiani sono bravi solo nel momento in cui anche i loro antecessori avevano insegnato loro qualcosa in qualche modo. eppure, ci sono molte cose in cui non hanno esperienza. Ad esempio, sono bravi in medicina perche' la facolta' di medicina insegna le cose in un certo modo. ma in politica, diciamo che non ci sappiamo molto fare.  Leggi tutto…
tuttoquadra
28 dic, '10, 4:15 p.
La domanda che mi faccio è sempre la stessa.
Cambiano le situazioni, cambiano i personaggi, cambiano le contingenze storiche... ma la domanda che mi faccio è sempre la stessa. La risposta, forse, è sempre la stessa.
Ma io davvero NON SO come praticare la risposta se mai questa esista. Non so come renderla reale, non so come giostrarla per attualizzare il significato della domanda.
è solo un pensiero, nient'altro che un pensiero.
Tutto viene e va, e io non so ancora che risposta dare a una domanda che mi pongo ormai da sempre.
C'è forse qualcuno che vuole collaborare?
e ha importanza il fatto che qualcuno voglia collaborare?
è significativo?
Cosa significa collaborare?
tutte queste domande sono forme della stessa domanda, a cui io non sono ancora riuscita a rispondere.
La gente nasce e muore, nasce cresce e muore, nasce piange e muore, nasce ride e muore, nasce lavora e muore, nasce si ammala e muore, e io sono qua, a guardare in tutta questa terra desolata il silenzio di nessuno, aspettando che un giorno, qualcosa o qualcuno mi riveli qualcosa che già adesso è sotto i miei occhi, dentro di me, fuori in potenza esprimibile. mi chiedo, quando, mi chiedo, dove, mi chiedo, chi, cosa, mi chiedo, come, mi chiedo:

è possibile azzardarsi a fare qualcosa ed entrare in possesso di un'identità verosimilmente umana?  Leggi tutto…
tuttoquadra
16 dic, '10, 5:36 p.
Vorrei proprio sapere chi te l'ha fatto fare, di rimanere lì impalata contro il calorifero ad aspettare che qualche buon dio ti togliesse di dosso tutta l'impastatura. Vorrei proprio sapere

"un uomo mediamente attivo si nutre a colazione con...." blablabla
ma a noi non interessa giusto?
noi abbiamo solo in mente di starcene nel nostro mondo fatto di tanti sogni e di tanti desideri, e così, all'improvviso, svegliarsi un giorno sempre grazie a quel buon dio, che nel frattempo, quando dorme, continuiamo a bestemmiare perchè non ci ascolta.
la bella notizia è che quel dio non esiste. la bella notizia è che quando suona il campanello si può anche non rispondere. la cattiva notizia è che ti calpesteranno, tutti, tutto il giorno. se la vuoi vedere così, è l'aggiunta. inoltre, bisogna aggiungere che non c'è nè un modo giusto nè un modo sbagliato di vederla, ma non si possono nemmeno cancellare tutte le cose perchè son brutte. quello di cui avresti bisogno sarebbe un po' di riposo, una notte insonne e una tazza di caffè, giusto?
ma dove sei finita?
dove?
.....................................................

la confusione che c'è in te l'hai creata tu. tutto cambia così velocemente e tu lo segui senza un'idea, senza un piano, senza un principio e senza una fede. lo segui per calcoli, come fanno i superstiziosi. perchè sono calcoli che non vogliono dimostrare niente, è una ricerca del niente, un calcolo infinito, infinibile, non c'è storia che tenga.
persa nel tuo mondo di calcoli a vedere ciò che c'è di brutto nel mondo. chi speri che ti salvi?
Dio? un libro aperto a caso? Qualcun altro?
ma dove stai andando, senza fissa dimora, senza parole da dire, senza voglia di fare, senza niente................
Dove vuoi andare.

E ti senti in colpa, per quello che hai fatto, per quello che non hai fatto e ti senti triste per quello che c'è e che non c'è. e ti senti debole perchè ti indebolisci di fronte alle cose. quando ti senti forte non sai perchè e non c'è niente. quando te ne vai, beh, volevi restare.
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tuttoquadra
5 dic, '10, 4:01 p.
Vorrei riprendere in mano le redini della mia vita
senza lasciarmi trasportare dagli eventi

Qualsiasi cosa accada che niente possa scalfire l'anima, che tutto giri intorno e colpisca ma non butti giù

Vorrei che qualsiasi cosa mi accadesse non fosse dannosa per il mio benessere, senza sospetti, senza paure...
che la paura non mi faccia frenare di fronte a quello per cui io vivo

in verità vorrei avere delle verità "inessenziali", vorrei che queste verità battessero qualsiasi muro che voglia ergersi tra me e la realtà.
Ci sono delle situazioni che mi cambiano, mi plasmano, mi fanno impazzire, dubitare. Quando c'è uno squilibrio non so più come comportarmi, ho paura di sbagliare, ho paura a parlare, sono assoggettata da me stessa.
Questo non si deve ripetere più. non può ripetersi. in ogni attimo bisogna mettere poesia, verità, sicurezza, stabilità.

i don't have to tell thing aren't good
everybody knows things aren't good
we know the airs are unfit to breath and our food is unfit to eat
young punks are running the street no one knows what to do and there's no end to it
the dollar buys a pennies worth, banks are going under coppers keeping a gun under the counter,

we sit watching our idiot boxes while some local anchorman tells us that today we've had
eighteen murders and eighty violent crimes as if that was the way things was supposed to be.
We know times are bad,
worse than bad! people - are - crazy
it's like everything everywhere is going utterly mad
so we never leave our homes
we sit in our comfy abodes while the world is getting smaller and we say -
Come on! -, at least leave us alone in our family rooms, let me have my microwave and flatscreen in my twenty inch wheels and i won't say anything
just leave us alone - well I'm not gonna leave you alone
i want you to get angry
i don't want you to riot i don't want you to protest i don't want you to write your senator because i don't know what to tell you to tell him
i don't know what to do about the recession and the inflation and the crime in the street
all i know is that you've got to get mad
you've got to say I'M A HUMAN BEING damn it
MY LIFE HAS VALUE.......................................................................................................................




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tuttoquadra
3 dic, '10, 11:13 m.
se le cose non vengono fatte per gradi non si possono fare
se ho un pensiero ma non lo so articolare non posso dargli vita
se non ho le parole per parlare ma ho il discorso, come posso articolarlo?
avrei un gran bisogno di dire qualcosa, ma il punto di partenza non riesce a darmi pace
non riesce a darmi pace. e' un punto di partenza cosi' confuso, cosi' diverso

anche quando si hanno le idee troppo chiare ma troppa fretta nel metterle in pratica gli eventi si ribaltano e sono irriconoscibili
una cosa lineare e' una cosa che segue una presunta linea del tempo che va avanti, sempre avanti, come il tempo, e dispone su di se' gli eventi uno dopo l'altro
se gli eventi sono tutti accavallati in un solo secondo, overlapped, come se ne fa a distinguere uno soltanto?
per esempio, se adesso voglio studiare, voglio scrivere, voglio mangiare, voglio guardare la TV, cosa faccio per prima cosa?

overlapped, uno sopra l'altro, come le parole, la confusione, i dubbi che ne nascono, il tempo che si perde a pensare a quello che non c'e'...

se non si mette in pratica niente niente si impara, ma e' pur sempre vero che sempre si mette in pratica qualche cosa, anche involontariamente, ma e' pur sempre vero che restare vittima del tempo, delle contingenze, delle situazioni, e' qualcosa di precario, qualcosa che, come un circolo vizioso, riporta sempre a se stesso, ovvero a quella stessa situazione che lascia sempre a bocca aperta come se si stesse per sbadigliare.

anche cio' che viene messo in evidenza "detta" l'andamento delle cose. A se stessi, intendo. come se si stesse parlando da soli. e' cio' che fa destare l'interesse nei confronti di qualcosa. per destarne l'interesse, a questo qualcosa bisogna avvicinarsi (o forse e' proprio l'interesse che spinge ad avvicinarsi a qualcosa? non so).

ma il contributo personale alla realta' non puo', e ripeto, non puo' essere totale e assoluto. Questo e' qualcosa che pure se si crede nella realta' viene comunque smentito, da qualsiasi piccolezza. cio' che ci fa arrabbiare, per esempio, e' qualcosa su cui pensiamo di non avere potere, qualcosa che sospettiamo di non poter controllare, quando in realta' e' solo che non lo controlliamo come ci piace o ci piacerebbe, ma contribuiamo a influenzarne l'esito o il risultato.

mi fa arrabbiare il fatto che non riesco a studiare, ma di certo il libro non volera' verso di me aprendosi alla pagina da cui devo cominciare. e certo e' anche che se non ho voglia non sara' cosi' facile farlo, non sara' facile memorizzare le informazioni contenute se il mio interesse non si desta. non che non mi interessi, penso sia pigrizia, la percezione di autoconservazione, di pudore, mille cose strambe che si intersecano... ma non voglio nemmeno avere ragione, non voglio giustificarmi dietro questo testo, vorrei semplicemente capire perche', spesse volte, c'e' questa ostruzione, nel canale del mio pensiero, che non mi lascia scorrere come normalmente scorre un liquido: il liquido e' il pensiero. Cerco la liquidita' del pensiero e mi trovo a scrivere del fatto che il mio pensiero non e' liquido. tutto il resto e' bloccato, inaccessibile, non posso muovermi perche' so che ad ogni passo farei la mossa sbagliata.


Non e' una tragedia, al massimo una tragicommedia. ma come faccio a liberarmi ogni volta di tutto questo sovraccarico di pensieri che ostruisce la liberta' nelle mie azioni? e' cosi' difficile a pensarci bene.
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tuttoquadra
26 nov, '10, 11:39 p.
ho questa foto, di pura gioia; e di un bambino con la sua pistola, che spara dritto davanti a sé
a quello che non c'è.
ho perso il gusto, non ha sapore, quest'alito di angelo che mi lecca il cuore
ma credo di camminare dritto sull'acqua e su quello che non c'è,
arriva l'alba o, forse no: a volte ciò che sembra alba non è

Ma so che so camminare dritto sull'acqua e su quello che non c'è

Rivuoi la scelta, rivuoi il controllo, rivoglio - le - mie - ali - nere, il mio mantello
La chiave della felicità è la disobbedienza in sé a quello che non c'è!!!

Perciò io MALEDICO IL MODO in cui sono fatto:
il mio modo di morire sano e salvo!!! dove m'attacco
il mio modo vigliacco di restare sperando che ci sia

quello che non c'è.

Curo le foglie, saranno forti, se riesco ad ignorare che gli alberi son morti

MA QUESTO è CAMMINARE ALTO SULL'ACQUA E
SU QUELLO CHE NON C'è!!!
ed ecco arriva l'Alba, so che è qui per me, meraviglioso come a volte ciò che sembra non è

FOTTENDOSI DA SE
FOTTENDOMI DA ME

per quello che non c'è.

Per quello che non c'è.
Per quello che non c'è.
Per quello che non c'è.  Leggi tutto…
tuttoquadra
21 nov, '10, 2:45 p.
LA COMBUSTIONE  Leggi tutto…
tuttoquadra
8 nov, '10, 4:20 p.

Hai solo una cosa da fare adesso, perciò svuota la testa, svuotala da tutta quella spazzatura che si è accumulata come a Napoli. bruciala e apriti un buco in testa per permettere al fumo di uscire.
Fallo non startene rimbambita a singhiozzare come una cretina. non è possibile passare anni e anni della propria vita da soli e poi di punto in bianco non sapere più come si fa a stare da soli, nemmeno a rimanerci, proprio a starci.

ma dove me la sono dimenticata questa cosa? perchè devo comportarmi in questo modo, per eccessi e per difetti, approssimativamente e istericamente esitante, esitante di facciata approssimativa in quello che dico e isterica in come mi comporto? ma dove voglio arrivare?

devo fare delle cose. non posso starmene a psicanalizzare le mie storie d'amore. non posso. è risaputo che fanno solo soffrire, risaputissimo. non sto dicendo niente di nuovo.

io ho bisogno di novità, di portare alla luce cose belle e non cose brutte e tristi. non posso fare così, mi sto autodistruggendo. la testa mi esplode perchè è troppo, veramente troppo piena di pensieri. non posso pensare di andare avanti così. ho bisogno di ripulirmi da tutto, da tutte queste stronzate che mi abitano nel cervello. per tutti gli dei, la mia identità non c'è più, è scomparsa in mezzo ai dubbi, alle paranoie, alle parole, ai fatti, alle contingenze.


che quel qualcuno si salvi al più presto.  Leggi tutto…
tuttoquadra
7 nov, '10, 2:17 m.
ma si, in fondo non e mai quello che vuoi
in fondo non mai quello che fai vedere
in fondo non e mai quello che speri,
in fondo non e mai mai mai mai mai mai mai mai
niente.

In fondo e tutto, tutto cio che desideri, tutto quello che ti basta, che ti piace, come va va, chi vivra vedra.
E se non e quello che in cui speravi, domani e un altro giorno.

Come fare a cambiare questa situazione e la questione irrisolta, la questione apparentemente irrisolvibile.
Ci sono realta come veicoli, situazioni come strumenti, comportamenti che sono armi, soprattutto e per la maggior parte delle volte armi a doppio taglio. ma quando le persone vogliono troppo, o non si aspettano niente, allora cambia tutto. Le cose diventano intenzionalmente manifestazioni, di felicita di bonta che in un modo o nell'altro ci si aspetta che venga ricambiata. ma ciao, chi si e visto si e visto.

e chi ci rimette sei sempre tu.

vorrei davvero sapere perche perche perche le cose stanno cosi. se per una mia debolezza, il che e molto probabile, o non so per cos'altro. per distrazione. per... non lo so. so solo che sono stanca di essere stanca. sono stanca di dovermi sentire stanca. sono stanca di far cose di riflesso (condizionato). come faccio a rendere spiegabile come mi sento. come posso tener sveglio qualcuno (...) se questo qualcuno vuole dormire.

a volte penso che sia una clausola del contrappasso.
della pena che devo scontare per le mie cattive azioni.
e allora, non mi resta altro da fare, che dirvi buonanotte.
una buonanotte sofferta, come me ne sono capitate poche nella vita.  Leggi tutto…
tuttoquadra
1 nov, '10, 4:56 p.

http://www.youtube.com/watch?v=s2VzLn6DMCE&ob=av2e


questo pezzo é semplicemente totale.
Totale sarebbe ritrovarsi insieme a tutti i passati e i futuri della propria vita
senza nulla da temere e niente di cui dubitare.

Pensate, trovarsi insieme a tutte, tutte le persone conosciute nella propria vita, quelle che hanno lasciato un segno perlomeno. Tutti quanti, tutti insieme, senza niente da temere e nulla di cui dubitare. Tutti, tutti quanti.
Non riesco a smettere di farmene venire in mente altre e altre ancora, credo che ogni volta ne riconoscerei un'altra, e poi un'altra, all'infinito. Sarebbe un momento di totale assenza di tempo, un momento in cui il tempo non esisterebbe piú, in cui ci sarebbe un solo, unico momento nel quale tutti i tempi sono racchiusi.
E anche tutti i futuri, persone che ancora non si sono conosciute si vederebbero per la prima volta in quell'istante.
Non ci sarebbe nient'altro al di fuori di questo. Tutti i ricordi, tutte le fantasie, tutte le speranze, tutto potrebbe essere riassunto in questa immagine. Finalmente non ci sarebbero piú paure, nemmeno piú dubbi. Tutti i pensieri di ogni sorta scomparirebbero, perché ci si troverebbe dove si é sempre stati. Qui e adesso, senza tempo, senza orario, senza paragoni, senza progetti, senza sospetti, senza appuntamenti, senza idee.

Veramente geniale, la cosa piú triste, piú dolce, piú malinconica che possa pensare.
estasi sorpresa silenzio

Ma in effetti ciò che hanno saputo cantare i Radiohead nelle loro canzoni va ben al di lá del successo che hanno ottenuto.

Today is the shadow of tomorrow
today is the present future of yesterday
Yesterday is the shadow of today
the darkness of the past is yesterday

And the light of the past is yesterday
the days of yesterday are all numbered in sum
in the world once
because once upon a time there was a yesterday

Yesterday belongs to the dead
because the dead belongs to the past
the past is yesterday
today is the preview of tomorrow but for me

only for my better and happier point of view



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tuttoquadra
29 ott, '10, 9:42 p.
SILENZIO

Il silenzio e il mutismo hanno significati estremamente diversi. Il silenzio è il preludio alla rivelazione, il mutismo è la chiusura alla rivelazione, sia per rifiuto di riceverla e di trasmetterla, sia per punizione di averla offuscata nella confusione dei gesti e delle passioni. Il silenzio apre un passaggio, il mutismo lo chiude. Secondo le tradizioni, vi fu silenzio prima della creazione; vi sarà silenzio alla fine dei tempi. Il silenzio racchiude grandi avvenimenti, il mutismo li occulta; l'uno dà alle cose grandezza è maestà; l'altro le deprezza e le degrada. L'uno segna un progresso, l'altro un regresso. Il silenzio, dicono le regole monastiche, è una grande cerimonia. Dio giunge all'anima che fa regnare il silenzio dentro di sé ma rende muto chi si perde in chiacchiere.
Da Dizionario dei Simboli
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tuttoquadra
26 ott, '10, 1:30 m.
TENSIONE NON TENSIONE

Amo molto sognare. Diciamo che è una mia priorità. qualcosa che ho bisogno che esista, senza il quale non riuscirei a immaginare, a fantasticare, a creare cibo per la mente... sognare, nel senso di sognare ad occhi aperti, è per me una priorità fondamentale nella vita, una cosa alla quale non posso fisiologicamente rinunciare, perchè fa parte di me.
Ora, detto questo, mi viene da pensare che non è semplice "sognare" (anche se il termine suona squallidamente puerile, come se mi raffigurasse come una bambina con le stelline brillanti negli occhi che sorride sempre ed è sempre fra le nuvole: ci tengo a sottolineare che questo non è quello che voglio che il termine significhi; che si tratta di qualcosa di fisiologico appunto, di inconscio. Questi sogni o fantasie toccano qualsiasi punto della vita, toccano le cose felici ma anche quelle che recano sofferenza, malinconia, rabbia o invidia, ansia, anzi, per come mi sento forse mi aiutano proprio perchè tendo a peggiorare sempre quello che vivo) in presenza di altre persone. l'indole di cui sto parlando è veramente difficile da trasmettere agli altri, e questo causa molto spesso delle interferenze fra la pronunciata tendenza a sognare e fantasticare delle e nelle situazioni e la situazione reale stessa fatta di altri e altre cose che non sono necessariamente le stesse che si vivono. questo può creare problemi "altri", estranei ad ogni singola forma di vita presente nella situazione, che si installano nell'aria, tra l'eccessiva pesantezza o leggerezza della situazione, dell'eccessiva difficoltà o facilità con cui si affronta la situazione, dell'eccessiva voglia o volontà che cala fino al punto da voler andarsene.
Immaginiamolo come una corda, come il proverbio che recita più o meno così: "se tiri troppo la corda finisce che si spezza". questo proverbio, questa immagine, presuppone che ci siano due estremità della corda, quindi due persone che la tirano. ameno che uno non sia proprio disperato e la corda se la tiri da solo mentre all'altro capo c'è solo un muro a cui la corda è attaccata. Ma cerchiamo di non rendere le cose troppo complicate e sterili e pensiamo che a quelle estremità ci siano proprio due persone distinte, e che la corda sia l'oggetto di discussione, ovvero ciò che lega quelle due persone, che sia la loro energia vitale che scorre dentro le fibre di quella corda.
Di più, immaginiamo due persone reattive, che agiscono d'istinto, e un jolly che è la volontà di queste due persone di tenersi in considerazione l'un l'altra finchè e come si riesce e si può.
E così la corda si muove. quelle due persone parlano fra di loro, vanno in giro tenendosi attaccati grazie a quella corda che non li fa mai perdere. ma quello di cui vorrei parlare qui è il cambiamento della tensione della corda. perchè la corda non è mai tesa allo stesso modo (qui aggiungerei che chi non impara dagli errori del passato sarà sempre costretto a ripeterli fino a che non li capirà). il fatto che la corda non sia mai tesa allo stesso modo fa sì che tra quelle due persone si ripercuota sentimentalmente la mancata o eccessiva tensione della corda. mi spiego meglio (e ci sono molto casi); se la corda è consapevolmente pronta a tendere da un lato, e dall'altro non c'è nessuna tensione, la persona che tiene consapevolmente in mano la corda potrebbe anche tenderla, per curiosità, cioè per sapere se dall'altro capo c'è ancora la persona a tenerla in mano o no. a scuotere questa corda, come a dire a quell'altra persona che appunto se noi abbiamo una corda in mano perchè tu non la stai tendendo? ehi? ci sei o ci fai? ma dove sei? cosa fai?
ma la situazione cambia radicalmente quando la corda è tesa da entrambe le parti. solitamente è una cosa positiva, non è un male. ma la corda può tendersi, tendersi, tendersi fino a spezzarsi. oppure invece può stare tesa fino ad un punto in cui entrambe le parti la allentano, perchè soddisfatte della reciproca tensione e piene di fiducia.

quello che voglio dire, con i sogni, le corde, le tensioni e gli abbandoni, è banalmente che non è solo una persona a decidere per tutti quanti. tutti, decidendo per se stessi, decidono anche per gli altri a seconda dell'influenza che hanno sugli altri e a seconda delle buone o cattive o noncuranti intenzioni che mostrano.
Ma in questo anche l'altro è coinvolto, secondo la sua capacità di comprensione, di oggettività, di sensibilità.

d'altro canto credo che esista comunque un linguaggio comune. un linguaggio che saprebbe parlare molto di più di certi comportamenti. ma questo linguaggio è sicuramente molto difficile da captare nelle situazioni più comuni. forse fra i sogni, dove tutto è possibile, ma non così nella realtà, dove tutto è imprevedibile.

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tuttoquadra
22 ott, '10, 2:21 m.
C'è un momento in cui tutti gli elementi presi e tenuti in considerazione - quelli che si potrebbero chiamare "temi fondamentali" - sembrano scorrere verso una soluzione diciamo gradevolmente coerente, una propensione che "conferma" se stessi e il proprio "obiettivo" (anche se obiettivo non è, diciamo che è quella forza che spinge ad agire in una direzione data).
c'è qualcosa nella realtà e dentro di sé che ci spinge a star bene, ma non solo a nostro vantaggio, ma anche come condivisione con le persone.
ma c'è sempre almeno un elemento che confuta il tutto: vista da un qualsiasi punto di vista questo non rappresenta affatto un ostacolo, un impedimento al proprio "essere propensi" verso qualcosa. questo elemento è semplicemente il punto di partenza, il dato di fatto che non possiamo abbracciare tutte le cose come se fossero nostre o come se fossero date per scontate.
si ha sbagliato, si sbaglia, si sbaglierà, e se non c'è la percezione dello sbaglio, dell'errore, non c'è la percezione di se stessi, non c'è percezione del grado, dell'intensità... Quando non si sa cosa dire, perchè non ci si limita a non dire niente? perchè si deve ricorrere a qualcosa di falso, di inventato, di blaterato, per inaugurare situazioni in cui non ci si vorrebbe mai trovare?
Quante volte mi è successo di volermi sotterrare... quante volte mi è successo di trovarmi in situazioni sgradevoli che io stessa avevo creato, per errata e volontaria combinazione, per coerenza.
i fatti mi intimoriscono. io stessa mi intimorisco. la realtà mi intimorisce. le verità che non so mi intimoriscono quando faccio cose che amputano queste verità, le significano di significati strabici, che sono solo personali e generano effetti che sono personali o collettivi.
agire significa contribuire a qualcosa di molto più grande. non significa solo rappresentarsi, significa anche rappresentare altri ai propri occhi, e se stessi ad occhi altrui.

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tuttoquadra
18 ott, '10, 7:33 p.
Se A. può provare coerentemente che egli può fare schivo B., perchè non potrà B. impugnare lo stesso argomento, e dimostrare nello stesso modo che egli può fare schiavo A.?
Voi dite che A. è bianco, e che B. è nero. Allora è il colore per cui il più chiaro ha diritto di far schiavo il più scuro? Notatelo bene, perchè con questa regola voi potete diventare schiavi del primo uomo che incontrate, che abbia la pelle più chiara della vostra.
Non intendete esattamente il colore? Volete dire che i bianchi sono intellettualmente superiori ai negri e che hanno il diritto di farli schiavi? Guardatevi anche da questo, perchè con questa regola voi potete diventare schiavi del primo uomo che incontriate, che abbia un intelletto superiore al vostro.
Ma voi dite che è una questione di interesse, e che se quello è il vostro interesse, voi avete diritto di fare schiavo un vostro simile. Benissimo. Così se l'altro considera ciò un vantaggio, anche lui ha il diritto di fare schiavi voi.


Abraham Lincoln, "Frammento sulla schiavitù", in Claudio Gorlier, a cura di, Il pensiero politico nell'età di Lincoln, il Mulino, Bologna, 1962, pp 48-49
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tuttoquadra
16 ott, '10, 2:32 p.
amore, cosa farò quando tu non ci sarai più
me lo chiedo perchè ho paura, ho paura che presto tu non ci sarai
ho paura amore, io mi sono innamorata di te
non posso permettere che il mio amore venga rovinato dalle circostanze
amore, amore, amore
amore.... dove sei, perchè non mi chiami, perchè, a cosa stai pensando amore mio...
perchè dev'essere sempre una questione di potere, di ragione, di colpe, di meriti, di vizi, di virtù, di pregi e di difetti... amore tu sei per me la mia salvezza, sei quello che desidererei sempre se solo questo fosse possibile...
ma non è possibile, non è possibie perchè tu in effetti non ci sei.
amore, dove sei amore mio, dove sei, perchè non ti posso abbracciare, perchè non ti posso stringere fra le mie braccia e piangere, piangere in continuazione, perchè non posso fidarmi di te, perchè non posso?
perchè non mi dai questa possibilità?  Leggi tutto…
tuttoquadra
16 ott, '10, 3:23 m.
non ti devo più chiamare
non ti devo più desiderare
non ti posso più sentire, quando sento la tua mancanza,
se lo facessi infierirei
in quello per cui sto già soffrendo.

l'abitudine mi fa pensare che non posso fare quello che voglio
non è orgoglio ciò che fa sì che io non ti chiami
io sto male, non ancora.

vorrei stare male, ma come posso desiderare di soffrire dal momento che
ciò che chiedo è amore?
io di te sono innamorata. mi fa strano pensarlo, perchè in realtà non mi hai mai dato un vero motivo per provarne.
eppure sei così dolce, la bellezza dei tuoi lineamenti mi calma, mi fa parlare come una bambina, come una ragazzina che non ha mai visto un ragazzo... eppure
ti comporti come un padre. come uno "che sa il fatto suo"

è anche per questo che ti desidero.
ma il tuo dovere è un altro. per te il dovere è uno solo, e corrisponde a ciò che non vuoi fare, a ciò
che non faresti.


Devo ammettere che questo mi confonde le idee.
Il mio dovere è starti vicino perchè tu hai dei doveri che non ti soddisfano.
il mio dovere è soddisfarti ma non ti soddisfo. non ti piaccio, non mi ami. non trovi un motivo per cui valga anche solo la pena di sacrificare un po' delle tue voglie, un po' dei tuoi doveri per me.
per te, paradossalmente, tutto è un sacrificio, e quando non lo è allora è vero piacere.

per me il piacere è parte del sacrificio, lo ammetto, sono ubriaca.
ma dal momento che mi sacrifico per stare con te, il piacere che ne deriva è in uno stato di sacrificio.
il termine "sacrificio" è ambiguo, per non dire addirittura fuori luogo. perchè non è che io venga crocifissa per star con te, non vengo obbligata da me stessa, ma qualcosa mi spinge a cercarti, ed è precisamente il timore che tu non mi cercherai. se ho paura mi rifugio. cerco un rifugio, come una specie di don abbondio martire, un rifugio che mi faccia sentire appagata in un modo quantomeno sterile, asettico, pretenzioso.
io ho bisogno di sentirti ma non voglio lamentarmi con te perchè non mi chiami. così lo faccio io, in modo da essere " a posto con me stessa" sentendoti. tu sei solo un destinatario. io ho un messaggio. tu sei un mittente quando vuoi comunicare la burocrazia della relazione, io ti scrivo o ti chiamo quando ti voglio comunicare che ho bisogno di te.

non so cosa significa quello che ho scritto. So solo che il 14 di questo mese, verso sera, quando ti ho chiesto, dopo 7 mesi, cosa pensavi di me, tu hai risposto che sono una persona sensibile e simpatica. che sono una medicina, una terapia, per te. so che sentendomi rispondere ciò io non ho saputo cosa pensare a riguardo, che non mi son chiesta niente perchè niente ti ho mai chiesto. ti ho lasciato far tutto, eppure questo non ha portato niente di piacevole. o meglio, quello che c'era di piacevole era carico di tutta la spiacevolezza che continua a trascinare con sé. c'è qualcosa che non va e non ho la più pallida idea di cosa sia.

non posso prenderlo come uno stato di cose né come un momento passeggero.

penso solo che ci sia un gran bisogno di parlare ma non c'è mai occasione per farlo, sono costretta a dimostrare cose che nemmeno vorrei pensare, sono costretta a comportarmi in funzione di come ti comporti tu perchè tu non mi stai dicendo la verità, o meglio sono costretta a comportarmi in funzione di come ti comporti perchè non voglio accettare la verità che mi stai trasmettendo. perchè se fosse per me a quest'ora t'avrei già chiamato e richiamato, ci saremmo forse visti, forse, se tu lo avessi voluto. e invece son costretta a non farlo, perchè so già che stai dormendo e non c'è nessun problema per te, perchè so che per quanto ti riguarda il mondo non gira in funzione di noi due.
ma in verità quello che mi fa continuare a fare quello che faccio è la speranza, una speranza che solo tu sei stato capace di darmi, non so come e non so quando, ma è una speranza che non ha limiti e non ha confini, una speranza che mi fa pensare che tu un giorno mi chiamerai e mi dirai quello che desidero tu mi dica.

non con delle parole esatte, ma con un comportamento, un atteggiamento, comprensibile, understandable. io ho bisogno che tu mi parli con delle parole comuni. dovremo scrivere un dizionario, insieme, delle parole che conosciamo sia io che tu.

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tuttoquadra
14 ott, '10, 2:27 p.

Così non va.
Vorrei trovare una lingua che possa esprimere direttamente quello che penso. questa lingua è una lingua che non ha grammatica e non ha frasi. è una lingua che semplicemente esprime dei sentimenti, degli stati d'animo, delle azioni, delle decisioni.
vorrei piangere ma non riesco. vorrei che tu facessi qualcosa che non fai. quello che fai non è abbastanza. quello che dimostri fa sì che quello che fai non sia abbastanza. vorrei andarmene, via, lontana mille anni luce da te, dimenticarti, far finta di dimenticarti, eppure voglio arrivare ad un ipotetico fondo in questa storia, vogli arrivare a vedere quello che c'è in fondo. questo siginifica che dovrò lottare, con ogni mio mezzo, esprimendo ogni mia idea, fino a vedere a che punto arriverai tu, se quello che farò ti provocherà frustrazione, fastidio, noia, o se invece porterà il tuo orgoglio e la tua presunta auto-autorità a livellarsi con la mia persona.

non posso credere che mi riduco a fare certe cose per te, cose che in fondo sono fottutamente fatte in nome dell'amore, che non è mai abbastanza, che non è mai qui, che non è mai presente, ma va dimostrato, ogni volta, ogni volta fottutamente faccio delle cose improbabili per te. lo faccio per me, perchè io ho bisogno di stare con te, e se ci sono dei sacrifici da fare per stare con te sono pronta a farli. ma lo faccio anche per te, perchè tu hai dei doveri da rispettare e non puoi fare altrimenti.
a questo punto tuttavia comincio a chiedermi: fino a che punto non puoi fare altrimenti? fino a quale cazzo di punto? fino al punto di scambiare le importanze? non capisco. e se proprio devo esprimere quello che penso, allora dirò che non ti piaccio più. perchè trovo schifoso un trattamento del genere per una persona che realmente ti piace, lo trovo semplicemente irrispettoso ed egoista.

e me ne frego di tutte le stronzate che si dicono sui presunti "uomini", tutti quei fottutissimi cliches che non significano nulla. io mi sono messa con una persona prima di mettermi con un uomo. questa persona è umana prima di avere tutte le altre caratteristiche positive o negative del caso. io non posso decisamente pensare che "gli uomini" si comportino così, posso solo pensare che sono le persone "annoiate" che si comportano così, al di là di essere uomini o donne. questo comportamento è antiproduttivo e non fa altro che abbrutire una situazione già di per sé abbastanza deprimente. dal momento in cui tu dici "io non ho la mia vita", significa che nemmeno la vuoi, perchè se la volessi allora cambieresti l'atteggiamento che hai nei confronti delle cose. tu solo vuoi le cose, cose attorno a te, e poi fai i tuoi comodi, quel cazzo che ti pare, al di là dei sentimenti, degli stati d'animo, dei desideri degli altri. se vuoi guardare un film guardi un film, allora si comincia a guardare un film e poi t'addormenti. poi ti svegli e io me ne devo andare perchè tu hai delle cose da fare. ma come si può stare insieme così? non ha senso. avrebbe senso solo se io ti cancellassi dalla mia testa come presenza. solo se facessi quello che farei se fossi completamente sola.

non c'è motivo di restare, eppure resto, e devo sconsolatamente ammettere che resto per il semplice fatto che io sono innamorata di te. perciò due cose possono essere fatte: posso lasciarti, far finta di dimenticarti, oppure posso stare con te e parlare continuamente della mia situazione interiore, e rovinarti la vita. oppure posso continuare a stare zitta e sentirmi in questo modo da sola, senza parlartene, viaggiando in parallelo. assecondandoti, facendo il manichino, io non posso respirare così. non potrei capire, non potrei capirti. abbandonandoti, farei solo riconminciare tutto quanto daccapo, dal principio, cancellando tutto quello che c'è stato. io devo parlarti, sempre, perchè sto cominciando a non sopportarti più
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tuttoquadra
13 ott, '10, 4:35 p.
la tua vita è la tua vita ed è solo tua. c'è poco da fare in riguardo a questo.
la vita è quella dentro di te, non è quella fuori. c'è poco da fare in riguardo a questo.
puoi essere nel posto "più bello del mondo" che se stai male non cambia lo stesso. forse quando si sta male sarebbe meglio andare nel posto peggiore del mondo, così, per rendersi conto di quanto effettivamente ci si senta male. così, per generazioni e generazioni, all'infinito...
Ho letto una frase che mi ha colpito molto e recita più meno così:"Più grandi sono le celebrazioni e più piccola è la nostra immaginazione storica e le nostre riflessioni sul passato"
Credo che questa frase sia totale, che si possa applicare più o meno a tutto ciò a cui pensiamo.
è terribile quanto sia vera.
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tuttoquadra
12 ott, '10, 5:43 p.
C'è una cosa che hanno in comune i giorni giusti e i giorni sbagliati: non bere.
C'è un'altra cosa che hanno in comune i giorni giusti e i giorni sbagliati: bere.

In realtà il fatto che ci siano sia dei giorni giusti che dei giorni sbagliati e che ci siano giorni giusti e giorni sbagliati sia per bere che per non bere denota una certa insicurezza nello scrivente unita ad una oscura e nebulosa superstizione nei confronti del mondo.

mettere al mondo uno scritto del genere non significa agire.
significa rimuginare. significa in gergo "farsi delle paranoie".

è perchè sono malata.  Leggi tutto…
tuttoquadra
8 ott, '10, 10:57 m.
BOYS DON'T CRY (THE OTHER SIDE)
I would say I'm sorry
if I thought that it would change your mind
but I know that this time
I have said too much
been too unkind

I try to laugh about it
cover it all up with lies
I try to laugh about it
hiding the tears in my eyes
'cause boys don't cry.....

... Boys don't cry

I would break down at your feet
and beg forgiveness
plead with you
but I know that it's too late
and now there's nothing I can do

so I try to laugh about it
cover it all up with lies
I try to laugh about it
hiding the tears in my eyes
'cause boys don't cry,

Boys don't cry

I would tell you
that I loved you
If I thought that you would stay
but I know that it's no use
That you've already
gone away

misjudged your limit
pushed you too far
took you for granted
I thought that you needed me moremore

now I would do most anything
to get you back by my side
but I just keep on laughing
hiding the tears in my eyes
'cause boys don't cry...

Boys don't cry

Boys don't cry  Leggi tutto…
tuttoquadra
8 ott, '10, 10:48 m.
Mi stai implicitamente chiedendo di fare uno sforzo sconsiderato
con la differenza che non me lo stai chiedendo, ma stai dando per scontato un mucchio di cose.

taken for granted, you walk in the fog. you cannot turn the other side and be sure that what you take for granted is exactly realized as you want. but there's another point: that if those things taken for granted by you are not realized entirely, then you get angry because of this, and you change, according to your taken for granted principles.

I cannot tell who is you and who is me. And if I had to be sincere, if I were what you pretend me to be, if I actually pretend to be who you think, then it is not me anymore. I am a person with mind, heart, fellings, body, thoughts, and so on, and I really cannot satisfy your requests. Because I am not a servant, I am not a machine, nor a computer. As soon as you don't look at me directly, sincerely, you won't understand me. You should consider also how I feel in certain situations in which I am literally forced to act and react in only one way, because there are no other physical possibilities to choose for another ending. This is also my fault: because I don't dare you, I don't have strenght to do so, paradoxically I don't have any real reason that could allow me. Maybe it is because you are actually daring me, and I reply with resignation and passivity. I feel that you don't like me, or better that you don't mind me at all; that this is very sad indeed, that I am "sorry" for that, that this point was not the point to which I intended to arrive when we began to go out together; that this was not the consequence I thought of my Being well disposed towards you. I feel that I have a state of mind different from yours; that my being well disposed towards you is getting you more and more bored and annoyed; that you want to stay alone.
But be aware of one thing, darling: from the moment I decided to stay with you to here I decided to stay with you unconditionally; but at the same time in my mind and heart this did mean and do mean that in my mind and heart you would have taken into consideration this, in the sense that you would have looked at me as who I am, in the sense that if something would have gone wrong you would have told me that something was going wrong, so that we could have talked and then things would have set better.
Unfortunately this did not happen. It is not happening now, and now I don't have the knowledge that I need to talk to you and fix things rightly among us. And your behavior simply indicates that "everything is fine, we have not argued, so, what's the problem?". But the problem is that I cannot recognize you.
It is subtle what I am saying, and not easy to be expressed directly nor easy to be solved.

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tuttoquadra
5 ott, '10, 10:27 p.
Perdi tempo
perdi un sacco di tempo
stando
stando davanti al computer
stando ad aspettare

l'ispirazione
stando a scrivere
che perdi tempo.


Non lo stai perdendo. Lo stai ammazzando

Ma io dico, con tutte le cose che si possono fare, perchè non ti ascolti, perchè non fai qualcosa di quantomeno socialmente
utile?

non stai facendo quello che vuoi. Non saresti di certo qui a lamentarti se stessi facendo qualcosa di cui ti importa.
Ecco, prova a immaginarti una vita così. Non ci riesci? Non ci riesci?
Allora, ma allora sei una fallita!
Sei contenta, sei felice di stare come stai?
Complimenti, stai seminando qualcosa che non raccoglierai mai.

Brava, brava, brava, brava, brava, brava



Sono a dir poco agghicciata dalla mia personale nullafacenza. Quando, mi chiedo quando, mi deciderò a fare, fare qualcosa?
è terribile, è veramente terribile. è una condanna.
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tuttoquadra
24 set, '10, 11:28 m.

rani  Leggi tutto…
tuttoquadra
23 set, '10, 9:10 p.

La condanna della civiltà europea in generale si muta in una condanna dell'atmosfera a-religiosa, a-morale e negatrice dei valori propria della società capitalistica, la quale misura il progresso in L.S.D.. Non si può servire Dio e Mammone allo stesso tempo. L'Europa e, in generale, l'occidente, è ormai tutta dedita al culto di Mammone. E perciò essa s'allontana ogni giorno di più da Dio. La sola dottrina morale coerente e rispondente a questa concezione della vita è l'utilitarismo, ma per essa la vita morale e al di sopra di questa la vita religiosa, sono soffocate dalla vita organica.

La società e lo stato non sono che aggregati di interessi o risultati meccanici di conflitti e cooperazioni economiche.
Il cosiddetto progresso non è che un moltiplicare i mezzi in tutti i campi dell'attività. Ma che giova aumentare i mezzi se si ignorano i fini? Che significano le parole progresso, evoluzione, se non si precisa qual è la direzione esatta di questo progresso e di questa evoluzione, se manca il termine ad quem per cui si può parlare di progresso? Se non siamo arrivati e non sappiamo se e dove arriveremo come possiamo dire di progredire? Progredire vuol dire avvicinarsi a una meta. Ma, e la meta? Il sapere, la scienza, può essere la meta di un individuo ma può essere la meta della vita dell'umanità?

Tutto ciò è maya, è illusione; la realtà è l'infinito ed è maya, l'irrealtà, che produce l'apparenza delle cose finite.
è l'eterno inganno della vita umana questo credere di "poter estendere i limiti di cose che non potranno mai divenire illimitate, di raggiungere l'infinito aumentando assurdamente i gradini della scala delle cose finite."

L'occidente ripone un'importanza esagerata nel fare e nel divenire, onde nasce la sua frenesia di potenza. Vorrebbe sempre fare e non trova mai abbastanza fatto; "non conosce la bellezza della cosa compiuta".
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tuttoquadra
23 set, '10, 2:39 p.
geografia  Leggi tutto…
tuttoquadra
23 set, '10, 2:26 m.
Ma io cosa ti posso dire. mi dovrei forse arrabbiare? dirti che non mi va bene come naturalmente ti comporti?
no, certo che no. ma allo stesso tempo non posso dirti che mi vada bene come naturalmente ti comporti.
non puoi pensare che io sono fatta così, così come tu detti attraverso quello che fai.

non sono una persona paziente, per esempio. forse a te sembrerò la persona più paziente di tutte, ma questo è solo perchè non ti ho mai detto "molto" a proposito di quello che mi da fastidio. c'è una persona, nella mia vita, che io ho elevato a vittima sacrificale dei miei ideali. ho rovinato la vita a questa persona, forse. per questo, per questo forse, io adesso non mi sento più in grado di fare lo stesso.

non so. ho bisogno di sentirti vicino. non posso pensare che passerò il resto dei miei giorni in questo stato.
ho bisogno di di na mi ci tà
non posso pensare all'attesa, alla mia attesa di te. non posso perchè non sarei io. e me ne sono resa conto perchè ho vissuto i giorni nell'attesa di te, e questo non mi bastava, non mi basta, io ho bisogno di sentirti vicino a me, di più di così. io farei qualsiasi cosa per te, ma tu?
forse non faresti, forse stai già facendo.
...it's not your fault
non è una questione di colpe, è una questione di situazioni, io ti devo parlare, ma come faccio se non ci riesco?
is it my fault?

non penso. non è una questione di colpe, è una questione di situazioni. dove sei cosa fai ti interessa dirmi qualcosa di interessante, che sia una barzelletta o qualsiasi altra cosa...
sto facendo sforzi immensi per riuscire a capirti.
o forse non è così. forse ho solamente paura di perdere qualcosa che adoro come adoro qualcosa che mi salva. perchè tu mi hai salvata, da tante possibili cose. mi hai presa fra le tue braccia come fanno i supereroi su una liana all'improvviso improvvisamente senza che io me ne potessi accorgere ero circondata da te, dal tuo mondo, da tutto quello che ti appartiene. generosamente. ma poi ho scoperto che questo non era ciò che desideravo. io desidero te.

non desidero il tuo mondo, io desidero proprio tu. e tu sei inafferrabile. come faccio a farti capire qualcosa di concreto? come faccio io stessa a capire qualcosa di concreto?
ho davvero paura a dirti quello che penso.

non so perchè, ho paura di sbagliare, ho paura dei fraintendimenti, soprattutto dal momento che tu probabilmente non sai cosa significa questa parola.
adoro stare con te. ti voglio bene. adoro la tua pelle, adoro guardarti, adoro stare con te. ma ci sono delle cose che si presentano di tanto in tanto, e non posso ignorarle così come non posso ignorare quanto mi sento bene quando sto con te. ma faccio dei sacrifici per stare con te, sono sacrifici che riguardano me. ma certe volte cominciano a riguardare anche te, e io non ti voglio mettere in mezzo alle parole, non voglio ricoprirti di suoni a te incomprensibili. voglio solo stare un po' da sola per pensare, solo questo, perchè non ti capisco.

forse ti capirò meglio, di giorno in giorno. forse non ti potrò proprio mai capire perchè tu non me lo permetterai mai. ma questo dipenderà anche e soprattutto da te.  Leggi tutto…
tuttoquadra
22 set, '10, 4:02 p.
"la vita da asceti"... fatta di sacrifici e privazioni. quello che ci si concede è vissuto molto più intensamente perchè è più ponderato, perchè delle passioni, che possono essere istinti di rabbia, di amore, di tristezza, di gioia sconsiderati, sono state represse in nome di x. privare l'egoismo della sua matrice, ed entrare in un nuovo, magico mondo fatto di zucchero. ascoltare il proprio corpo, che significa non saperlo mai ascoltare abbastanza. le paure, i dubbi, cominciano a farsi sempre più forti nelle orecchie, si sa che ce la si sta mettendo tutta per fare del proprio meglio, ma questo ancora non è abbastanza o, più semplicemente, questo non è il presupposto per raggiungere qualsiasi tipo di obiettivo o stadio che si abbia o no intenzione di raggiungere. si sa di non essere nessuno. e così si vacilla, fra dubbi e intenzioni, fra letti e bare (citazione), e si ha paura. paura delle conseguenze, di quello che si sta facendo, di come lo si sta facendo, di cosa si sta esprimendo con quello che si fa e nel modo in cui lo si fa.
non c'è, a mio parere, una vita d'uscita sicura. l'unica via d'uscita sicura è quella che non si conosce, che si prende inconsapevolmente, al di là delle conseguenze e delle intenzioni e dei dubbi. quella è la via d'uscita sicura che porta puntualmente di situazione in situazione. ma quando la mente comincia ad ingranare, a guardarsi intorno e a mettere a fuoco il circostante, le circostanze, le situazioni, questa produce effetti che non sono facilmente interpretabili dall'atteggiamento, dalla postura, dalle parole. questi che io chiamo effetti non sono prodotti della mente. sono la materia di cui la mente è fatta, di cui la mente si ciba per riprodurre le proprie impressioni.
le parole sono il giusto strumento, sono il mezzo di comunicazione per eccellenza. saper usare le parole significa avere la possibilità di vivere in una società. saper distinguere fra un tipo d'uso e un altro significa muoversi nella società.
dove vuoi arrivare? a dire che, l'osservazione è un'azione. osservare significa agire su qualcosa che si sta guardando. parlare è contribuire. contribuire ad un'osservazione. l'"egoismo", o l'"amor proprio", o l'"autostima", o l'"io", sono tutti termini che denominano una situazione in cui il soggetto dell'azione (nessuno) è coinvolto, ed è coinvolto per necessità, per volontà, per amore, per rivendicazione. l'unico modo per sentirsi in pace con se stessi è sentirsi in pace con gli altri, perchè gli altri sono una parte della vita che non scomparirà, mai. tutti gli "io" sono ovunque, ovunque è società, ovunque è comunicazione, ovunque è necessità, bisogno, amore, rivendicazione eccetera eccetera. perciò prima o poi si esce allo scoperto, e bisogna scoprire qualcosa di sè, che può essere giusto sbagliato brutto cattivo bello buono piacevole fastidioso... tu come ti senti? per accettare se stessi bisogna accettare gli altri e solo da qui si può partire. se ci si dimentica di se stessi ci si dimentica di tutto il resto. una buona memoria è sempre un buon esercizio.  Leggi tutto…
tuttoquadra
18 set, '10, 6:06 p.
Presente passato futuro - futuro presente passato - passato futuro presente - passato presente futuro - futuro passato presente - presente futuro passato -

come potrei agire per fare in modo che tu capisca
in modo che tu ti renda conto di quello che penso
non ti importa davvero! non te ne frega proprio un cazzo!

niente! come faccio?? mi sento a dir poco incatenata, stare ad aspettarti, e tu ritardi, continui a ritardare...
ma un po' più di considerazione?! non esiste?!? come faccio a dirti tutte queste cose, fino a che punto dovremo arrivare perchè io possa finalmente dirti che non mi interessano i tuoi impegni, che ho una vita da vivere e non mi interessa aspettarti se ti devo aspettare per ore ed ore...senza saperlo poi! perchè tu mi dici un'ora e poi quest'ora diventa l'ora dopo, e poi l'ora dopo ancora...

ma ci sei o ci fai?
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tuttoquadra
17 set, '10, 5:38 p.
PUGILE-OMBRA

Un tempo mio amante, ora mio amico
che cosa crudele da simulare
che modo astuto di accondiscendere
un tempo mio amante, e ora mio amico

oh, tu arrivi come le nuvole
e metti la mia anima a suo agio
poi lasci che il tuo amore abbondi
e mi riduci in ginocchio

oh, è diabolico, babe,
il modo in cui hai lasciato che la tua grazia
mi mandasse in estasi

quando ben sai, che sarei una pazza
a lasciar mai che questo sporco gioco
si riappropri di me...

Hai fatto di me un pugile-ombra, baby
voglio essere preparata a quello che fai
mi volto a guardare da tutte le parti
perchè non so quando farai la tua mossa.

Oh, il tuo sguardo fisso è pericoloso
e riempi il tuo spazio così dolce
se ti permettessi di avvicinarti troppo
porresti il tuo incantesimo su di me

quindi caro voglio solo dire
solo nel caso non ne uscissi
ho afferrato ogni giochetto
ti ho solo voluto

Ma, oh, è così diabolico, amore mio,
il modo in cui non hai nessun riguardo per quello che mi interessa
quindi avrò cura di sospettare di te, amore,
per risparmiarmi il dolore
uno del mio ardere e due della mia scottatura...

Così sono un pugile-ombra, baby
voglio essere preparata a quello che fai
mi volto a guardare da tutte le parti
perchè non so quando farai la tua mossa...

Sì sono un pugile-ombra
voglio essere pronta per quello che fai
e mi guardo attorno
perchè non so quando farai la tua mossa.

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tuttoquadra
16 set, '10, 11:11 p.
Vorrei dire qualcosa

per esempio

"sta piovendo"

qualcosa di vero ma che suoni strano
qualcosa di strano ma che suoni originale, non banale
non banale.

qualcosa di orecchiabile, non come tutte quelle persone che oggi continuavano a ripetere la stessa cosa. Cinquanta, sessanta, settanta persone ripetere "si perchè questo cartello dice che se ci mettiamo da questa parte andiamo in questa direzione, mentre quell'altro cartello dice che se andiamo da quell'altra parte andiamo in quell'altra direzione". Grazie, c'erano già i cartelli a spiegarlo, non serviva il vostro aiuto.
e poi a sorpassare, furtivi, donne di sessant'anni suonati che dovevano raggiungere l'amica che stava guardacaso proprio davanti a te... comitive di vecchi.
ma non è silver town, questo paese è una silver country. è abbastanza deprimente, soprattutto durante le feste di paese. okay che nel paese non ci stanno i giovani, perchè siamo una popolazione urbana oramai, ma la popolazione che si incontra durante le feste di paese la dice lunga sull'età media. su venti persone almeno diciassette o diciotto sono vecchie. le altre tre o due sono compagni delle medie o sconosciuti.

a volte penso che vivere qui non faccia molto bene. penso che si sprechino un sacco di energie, che vadano perse un sacco di cose. forse per via delle poche persone che sono disposte a fare, forse per via dei troppi pregiudizi che circondano tutta quanta la vita. forse per via del fatto che il nostro, a malincuore, è un paese davvero cattolico.
quindi c'è una forma di vita molto rilassata, ma allo stesso tempo minuziosamente attenta a tutto. parlo del nord, io sono nata a nord e so solo com'è la gente di una certa zona del nord. parlano un sacco, sparlano un sacco. di cosa, non si sa. "Ma venite e parliamone", mi verrebbe da dire, "parliamo un po' di quello che dite", ma poi so che mi annoierei a morte e non ne tirerei fuori un ragno dal buco. nemmeno quello.

non c'è creatività, non c'è inventiva, solo bisogna far girare l'economia... soprattutto nei rispettivi portafogli.

ed è tutto molto triste, aver paura di perdere qualsiasi cosa, di fare la cosa sbagliata... ma bisogna, davvero, sapere cosa si vuole. E di certo non è qualcosa ciò che si vuole, perchè, indipendentemente da tutto, tutto si può volere. è il modo, il modo in cui ci si pone nei confronti della vita. vivere o morire. ambulanze che passano ma non è il tuo turno, chissà quand'è. vorrei fare volontariato. fumo quarantanove sigarette al giorno, chissà quando morirò, ok smetto di fumare.
non si può pensare continuamente alla morte.
non si può pensare continuamente al nulla.
prima o poi qualcosa viene in mente, dal dolore, dalla noia. dagli eventi, dagli incontri, dalla presunta felicità.
la felicità.... si conquista? si mantiene? si perde?
la felicità è qualcosa di puramente inventato... per parlare di come ci si sente. non esiste, in sé e per sé. come insegna una nota pubblicità, la felicità non si può comprare. l'unica cosa che si può comprare sono i soldi.

si potrebbe imbastire un discorso così noioso, ma così noioso, da portare tutti gli ascoltatori ad andarsene.
inversamente, si potrebbe destare l'attenzione dell'ascoltatore fino a farlo appassionare.
queste si chiamano tecniche, io so il significato ma non so applicarlo al concetto. non lo so fare, so solamente fare un disegno, una panoramica. ma quando si tratta di lavorare, di produrre, non sono capace e mi perdo.
mi perdo in me stessa, nei miei limiti, negli altri, in quello che posso e non posso fare e in chi o in quale entità ha deciso che posso o non posso fare qualcosa e nel perchè mi viene da pensare questo eccetera eccetera eccetera. e mi diverto, ma gli altri, si divertiranno? oppure si annoiano? oppure si spaventano? forse non ottengo risposta solo perchè non la so vedere. forse la risposta è proprio sotto il mio naso.
forse non volevo dire tutto questo e volevo solo parlare.
forse, forse, forse. e ancora e ancora e ancora...

ma chi ha deciso tutto questo?
chi ha mai pensato di decidere tutto questo?
la chimica, la biologia, la metafisica, il bisogno, l'amore, l'odio, la violenza?
oppure il tavolo, il gatto, Giovanni, la vergona, la vendetta?
il tempo?

ahimè...
serve un progetto e delle buone buone intenzioni
e dimenticar si  Leggi tutto…
tuttoquadra
15 set, '10, 9:19 p.
Dall'ordine e dal rigore più assoluto
al disordine e al caos
dalla pulizia perfetta, limpida, morbida opaca ed elastica all'odore di sudore
che non se ne va nemmeno con le unghie se si gratta a fondo, fino a fare male.

dai lineamenti elastici e dinamici e dalla vanità fino al punto di non volersi più guardare allo specchio, per non inorridirsi di fronte all'immagine che si potrebbe vedere.

ogni anno in settembre, quando comincia l'anno scolastico.
no, non è una rivista di chirurgia estetica al contrario.

questo è il prodotto del dubbio
è il prodotto della paranoia, quando la paranoia arriva e abbraccia tutte le branche (o le branchie) della vita
e qui, arrivati a questo punto, non è più qualcuno, con le sue idee, ad essere contro di te, ad essere in disaccordo con te. non è più qualcuno di esterno, sei precisamente tu con - e contro - te stesso.
tu che fai, ti immedesimi in ciò che fai e non hai certezza a proposito di quello che fai. tu che rovini tutto, quasi pensi di farlo apposta, rovini e rovini fino a che non ti trovi a quel punto, quel punto preciso in cui pensi, in cui sai di trovarti.

and you will know my name is the Lord...

[...The path of the righteous man is beset on all sides: by the inequities of the selfish and the tyranny of evil men. Blessed is he, who in the name of charity and goodwill, shepherds the weak through the valley of darkness, for he is truly his brother's keeper, and the finder of lost children. And I will strike down upon thee with great vengeance and furious anger those who attempt to poison and destroy my brothers. And you will know my name is the Lord, when I lay my vengeance upon thee.]

Niente di tutto ciò. questo è solo il prodotto delle paranoie personali. sono pazza. siamo tutti pazzi, non c'è una persona che si salvi dall'essere pazza. Siamo tutti condannati alle pene dell'inferno, eppure, ne abbiamo così paura. Ok, parlo per me. Ne ho così paura che quasi seguo i suoi precetti, mi affascina in un modo clandestino, impensabile. non posso proprio farne a meno. eppure, al tempo stesso sono disperata. Sono disperata di sapere questo. Di rendermene conto. Di perseguire questa cosa. è tutto, è come un riparo, come una dannazione, un motivo che giustifichi la rabbia che provo. Sono un essere umano con delle passioni, e non posso pensare che queste passioni non abbiano effetti collaterali sulla mia pelle. Ma non faccio del male. l'unico essere a cui mi permetto di fare del male è il mio stesso. e non so cosa possano pensarne loro, gli altri, perchè forse non vedono nemmeno questo, e non ne hanno interesse, l'unica forma di interesse che potrebbero provarne, almeno, a mio avviso, penso possa essere come la pena. Fare pena. Perchè questo è un mondo di merda e lo sappiamo tutti. E allora che cosa, perchè ti fai del male, sei una stupida bambina.
Perchè per parlare di cose vere devi nasconderti dietro uno schermo, per essere te stesso dietro un'identità - o delle identità. Ma i discorsi facili... quelli si possono fare sempre.

Oggi leggevo sul giornale che in Francia hanno abolito il burka. 150 euro di multa se trovano qualcuna girar per strada, si rischia fino a un anno di carcere e una cosa come 30000 euro di multa. A fianco dell'articolo c'era un trafiletto nel quale veniva trascritto cosa ne pensa la Carfagna di questo. e lei ha detto che è giusto, perchè il velo è un simbolo di oppressione, subito deve passare anche in Italia.

Non intendo qui e ora contestare o lamentarmi. Ma quello che mi è venuto da pensare leggendo, leggendo soprattutto l'opinione della Carfagna, è stato che è vero che per fare il ministro bisogna prendere una posizione, ma che le questioni sono generalmente più complesse delle posizioni. è vero che il velo può significare oppressione, ma di certo non significa solo quello. Sono del parere che le persone si adattino alla vita che vivono. Gli occidentali ingrassano, fanno le feste tutte le sere, hanno le loro 8 ore lavorative di cui si lamentano e non sanno più cosa inventarsi. gli orientali lavorano ventiquattr'ore al giorno e sono contenti. Gli arabi durante il ramadan pregano e digiunano e lo fanno con immensa devozione.
Sì, perchè contento non significa solo stare seduti a un bar a bere uno spritz o leggere un libro o stare in una spiaggia a fare l'amore con il proprio ragazzo. Contento significa tante cose. Etimologicamente e situazionalmente. E così oppresso. Perchè anche nella più grande metropoli del mondo se si va in giro in mutande ci si sente oppressi. a volte anche se si va in giro vestiti di tutto punto. Perchè, quando una ragazza va in giro la sera e un individuo sospetto la segue fino a farla spaventare, la ragazza di sente libera? Secondo me preferirebbe avere un burka... un burka così pesante da poter saltare addosso all'uomo e fargli male.

è che probabilmente gli esseri umani, per via di tutte le cose che devono fare, per via di tutte le voglie che devono stimolare, per via di tutti i capricci che devono accontentare, per via di tutte le disperazioni dalle quali devono scappare, finiscono in situazioni completamente estranee, che assurdamente non capiscono, ma in cui tutti prima o si ritrovano, mai soddisfatti, e cominciano a fare e a dire delle cose sorprendentemente assurde.

e poi, c'è la democrazia, ma questa viene dopo





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tuttoquadra
13 set, '10, 6:39 p.
Strana questa cosa che quando si va dal parrucchiere ti venga dato un iPad mentre aspetti il tuo turno. Fuori piove adesso e fra due numeri tocca a me. Su questo iPad non ci sono accenti. Comunque c'e qualcosa che da molto tempo mi assilla. Mi occupa il cervello e io faccio le mie cose in nome di cio. Devo piantarla. Devo lasciarmi andare, fare quello che mi viene in mente di fare senza stare a pensarci troppo. In caso contrario, tutta la spontaneita che fino a questo momento mi ha accompagnata rischierebbe di sparire del tutto. Ma non ci sono materie in proposito. Non ci sono invenzioni, non ci sono persone. Pretendo troppo o forse ho idee sbagliate su tutto, o forse sono inaffidabile. Non lo so ma non voglio nemmeno dire che non mi interessa, perche mi interessa. Mi interessa a tal punto che ho paura fottuta. Una paura fottuta di sbagliare tutto. E questa paura assoggetta tutte le mie azioni fino a farmi diventare una specie di vegetale. Siamo soli. Soli come qualcuno che non puo sempre contare sugli altri, sull'appoggio degli altri. Tutto questo e ipocrita e io sono una persona ipocrita quando mi lamento che gli altri non si fanno sentire. Non so godermi le cose che mi circondano e non so dare il giusto peso a tutto questo.  Leggi tutto…
tuttoquadra
5 set, '10, 5:19 p.
Accetto tutto
se fai con lo zoppo poi impari a zoppicare

che poi è vero, nient'altro
ci sono cose che bisogna inesorabilmente accettare. non c'è altro.
se si accettano, automaticamente si giustificano.
il problema non si presenta più così massiccio e invalicabile.

cosa preferisci dalla vita?
la lotta, la critica o la protesta?
attraverso quale mezzo?

bisogna anche perdersi, per riuscire a ritrovarsi.

e questo è un fatto che richiede accettazione. accettazione passiva o attiva.
quando qualcosa non si accetta non si può cambiare.
a questo ci credo.
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tuttoquadra
4 set, '10, 2:30 p.
C'è qualche problema
irrisolvibile
assillante
non si riesce a rivelare
si ripeterà sempre

all'infinito, per sempre
come faccio a interromperlo
"quit"
non c'è soluzione, non è importante ma
non c'è soluzione
quando le persone sono fatte così
e perchè ci provano gusto nel farlo
che siano madri o sconosciuti
ma così proprio non funziona
se mi estraneo e ci penso mi sorprendo ancora di più

ma come fa una persona ad essere così assillante e fissata?
riesco ancora a sorprendermi, ma quando
tutto questo finirà?  Leggi tutto…
tuttoquadra
2 set, '10, 10:27 p.
Ogni anno in settembre
quando comincia l'anno scolastico
le donne nelle cartolerie e nei sobborghi
comprano i libri di scuola e i quaderni per i loro bambini.
Disperate cavano i loro ultimi soldi
dai borselli logori
lamentando che il sapere sia così a caro.

Quando ti mandai in terre straniere io scelsi,
in vista di rigidi inverni, spessi calzoni per il tuo sedere, amato
e calze fatte a dovere per le tue gambe.
Per il tuo petto e le parti più riposte, e per le spalle
cercai pura lana, perchè scaldasse cosa che mi è cara
e mi restasse un po' del tuo calore.
Stavolta, dunque, t'ho vista con cura
come ti svestivo a volte, in rari casi
vorrei averlo fatto anche più spesso.

Sia il mio vestirti come uno spogliarti ora
pensai, tutto è ben protetto
e preservato dal soffrire il freddo.

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tuttoquadra
2 set, '10, 8:31 p.
La controversia fra anglicisti e orientalisti acquistava così un'importanza essenziale e coloro che favorivano la oriental education dovevano fatalmente soccombere; invano facevano osservare che la differenza fra le due civiltà era troppo profonda e la cultura anglosassone troppo estranea alla mentalità indiana perchè potesse essere assorbita e assimilata. Forse che si poteva - obbiettava il più autorevole rappresentante degli anglicisti, Babington Macaulay - incoraggiare e diffondere a pubbliche spese "una medicina indegna di un maniscalco, un'astronomia che avrebbe fatto ridere una scolaretta inglese, una storia piena di re alti trenta piedi e di regni vecchi di trentamila anni e una geografia a base di mari di latte e di burro?" Bisognava prima di tutto insegnare l'inglese nelle scuole; e poi insegnare in inglese e diffondere la cultura occidentale.   Leggi tutto…
tuttoquadra
28 ago, '10, 3:16 p.
mi piacerebbe trovare un modo
per afferrare il giusto momento per dirti qualcosa di significativo
che non si perda nel vuoto inutile delle cose dette senza ragione

vorrei davvero fare qualcosa senza sentire solamente il bisogno di dovertelo dire
senza dimostrare che vorrei, ma non posso
senza sentire quell'anticipato presagio che mina ogni cosa
vorrei liberarmi da tutti i pensieri che mi vengono in mente riguardo a quello che vorrei incondizionatamente
non è paura di rischiare, o forse si
forse è paura di non sapere cosa si sta rischiando

ferma nel dilemma aspetto che una soluzione, una qualsiasi soluzione mi pervada, per capire, per sapere
ma poi quello che so non è altro che ciò che già sapevo
così, ottengo solo di aver sprecato una opportunità per definirmi.
così, per giorni.
e intanto, il tuo pensiero continua a proseguire, gli avvenimenti si susseguono, e io ancora là, ad aspettare che qualcosa accada. sempre al punto di partenza, non cambia mai, cambiano le circostanze ma l'indecisione si fa sempre più pressante, finchè non esplode. ed esplode precisamente in quel bisogno di doverti dire qualcosa che non so esprimere, rivelando il negativo della verità, rendendo positivi i silenzi. perchè?
forse non mi sento sola in un modo positivo, un modo che renda positivo il mio atteggiamento verso la compagnia altrui. al contrario, mi sento sola in un modo vittimistico, che vuole la compagnia altrui come una sorta di consolazione.
ma chi mi credo di essere?
senza sottolineare che questo circolo è vizioso, del tipo più ne hai più ne vuoi, e senza sottolineare che dopo che ne hai avuto abbastanza ringrazi e te ne vai, contenta di questo.

ma non sono, a mio parere, le singole, piccole e particolari cose ad essere sbagliate. anzi, di sbagliato non c'è niente. ci sono delle situazioni scomode, scomode nel senso imbarazzanti, scomode nel senso rivelatrici di qualcosa che non è illuminato ma al contrario che è buio, sconosciuto.

provo a decidere
quale direzione prendere
penso di aver preso una direzione sbagliata da qualche parte là dietro

cerco di muovermi ma ho perso la mia strada
è tempo di lavare via le mie emozioni

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