mercoledì 30 novembre 2011

25 set, '09, 6:42 p.
MORIRE
PER DELLE
IDEE
L'IDEA
è affascinante,
per poco io morivo
senza averla mai avuta;
perchè, chi ce l'aveva,
una folla di gente, gridando,
"Viva la morte!"
proprio addosso mi è caduta.

Mi avevano convinto, e la mia musa insolente
abiurando i suoi errori, aderì alla loro fede
dicendomi, per altro, in separata sede:
"Moriamo per delle idee, va beh, ma di morte lenta, va beh,
ma di morte le, e-e-enta".

Approfittando di non essere
fragilissimi di cuore
andiamo all'altro mondo, bighellonando un poco;
perchè, forzando il passo, succede
che si muore
per delle idee che,
non han più corso il giorno dopo.
ORA se c'è una cosa amara, desolante
è quella di capire, all'ultimo momento
che l'idea giusta era un'altra,
un altro il movimento
"Moriamo per delle idee, va beh, ma di morte lenta, va beh
ma di morte le, e-e-nta".

Gli apostoli di turno, che apprezzano il martirio,
lo predicano spesso
per novant'anni almeno;
morire
per delle idee, sarà il caso di dirlo,
è il loro
scopo di vivere,
non sanno farne a meno.

E sotto ogni bandiera, li vediamo superare
il buon matusalemme nella longevità
per conto mio si dicono, in tutta intimità
"Moriamo per delle idee va beh, ma di morte lenta
va beh, ma di morte le-e-enta".

A chi va poi cercando, verità meno fittizie, ogni
tipo di setta
offre moventi originali;
e la scelta è imbarazzante,
per le vittime novizie: morire, per delle idee,
è molto bello ma per quali.
E il vecchio che si porta già i fiori sulla tomba, vendole venire
dietro il grande stendardo, pensa
"Speriamo bene, che arrivino in ritardo"
"Moriamo per delle idee va beh, ma di morte lenta, ma, di morte le-e-en-ta".

E VOI, gli sputafuoco,
E VOI, i nuovi santi, crepate pure per primi,
noi vi cediamo il passo.
Però, per cortesia, lasciate, vivere gli altri, la vita è
grosso modo, il loro
unico lusso.

Tanto più che la carogna è già abbastanza attenta,
non c'è nessun bisogno, di reggerle la falce,
basta con le garrote in nome della pace
Moriamo per delle idee va beh, ma di morte lenta
ma
di morte le e enta.


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tuttoquadra
24 set, '09, 7:27 p.
IL PAESE DEI BUGIARDI
Gianni Rodari
C’era una volta, là
dalle parti di Chissà,
il paese dei bugiardi.
In quel paese nessuno
diceva la verità,
non chiamavano col suo nome
nemmeno la cicoria:
la bugia era obbligatoria.

Quando spuntava il sole
c’era subito uno pronto
a dire: “Che bel tramonto!”
Di sera, se la luna
faceva più chiaro
di un faro,
si lagnava la gente:
“Ohibò, che notte bruna,
non si vede niente”.

Se ridevi ti compativano:
“Poveraccio, peccato,
che gli sarà mai capitato
di male?”
Se piangevi: “Che tipo originale,
sempre allegro, sempre in festa.
Deve avere i milioni in testa”.

Chiamavano acqua il vino,
seggiola il tavolino
e tutte le parole
le rovesciavano per benino.
Fare diverso non era permesso,
ma c’erano tanto abituati
che si capivano lo stesso.

Un giorno in quel paese
capitò un povero ometto
che il codice dei bugiardi
non l’aveva mai letto,
e senza tanti riguardi
se ne andava intorno
chiamando  giorno il giorno
e pera la pera,
e non diceva una parola
che non fosse vera.
Dall’oggi al domani
lo fecero pigliare
dall’acchiappacani
e chiudere al manicomio.
“E’ matto da legare:
dice sempre la verità”.
“Ma no, ma via, ma và…”
“Parola d’onore:
è un caso interessante,
verranno da distante
cinquecento e un professore
per studiargli il cervello…”

La strana malattia
fu descritta in trentatre puntate
sulla – Gazzetta della bugia -.
Infine per contentare
la curiosità
popolare
l’Uomo-che-diceva-la-verità
fu esposto a pagamento
nel “giardino zoo-illogico”
(anche quel nome avevano rovesciato…).
in una gabbia di cemento armato.

Figurarsi la ressa.
Ma questo non interessa.
Cosa più sbalorditiva,
la malattia si rivelò infettiva,
e un pò alla volta in tutta la città
si diffuse il bacillo
della verità.
Dottori, poliziotti, autorità
tentarono il possibile
per frenare l’epidemia.
Macchè, niente da fare:
dal più vecchio al più piccolino
la gente ormai diceva
pane al pane, vino al vino,
bianco al bianco, nero al nero:
liberò il prigioniero,
lo elesse presidente,
e chi non mi crede
non ha capito niente.

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tuttoquadra
24 set, '09, 3:13 m.
bene. la frase è fatta, completata. la fase è fatta, completata. penso di essere un'incongnita ma in realtà non lo sono, perchè non lo sono? non ci si può tirare indietro. tirarsi indietro non porta a nulla, nemmeno linguisticamente. un pensiero va sviluppato per sua stessa natura. non si può correre contro il tempo, modificarlo a piacimento. ci sono anche momenti spiacevoli, ma non è questo che porta i rimpianti. i momenti spiacevoli prima o poi vanno affrontati, e non ci si può limitare a rincorrere solo quelli da cui si può trarre più facilmente forza. i momenti spiacevoli sono decisivi e colmi di prese di coscienza. non bisogna demordere e nemmeno farsi prendere dal dubbio del "forse sto sbagliando": in effetti è così che si inizia a sbagliare.

sbadiglio
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tuttoquadra
22 set, '09, 9:31 p.

Amo pensare di essere un'incognita, mi dico alle 4 del mattino davanti a un caffè scaldato al microonde, e con questa bella frase fatta saluto il nuovo giorno. (...) Amo pensare di essere un'incognita, mi dico, ma non completo le mie profonde riflessioni.

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tuttoquadra
21 set, '09, 4:59 p.

"Non mi piacciono i segreti, tutto questo cucinare e leggere e guardare la TV mentre leggiamo e cuciniamo, mi sento complice di un crimine e te lo lascio fare, perchè te lo lascio fare?"

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tuttoquadra
15 set, '09, 2:40 p.
ma questi non sono nostri significati, queste son manifestazioni dell'essere ed è naturale che a tutti appaiano, che a tutti capiti di notarle ad un certo punto della loro vita. ma il significato di ognuno si vede dopo, nel momento in cui agisce, reagisce a ciò che gli si manifesta, e lo fa in uno e un solo modo. non è dalle mille constatazioni che può fare, non è dal fatto stesso che quel particolare gli si è manifestano. quello che fa di una persona quella persona deriva da ciò che lei ha tratto e imparato ed espresso da quello che è riuscito a notare. è da lì che tutti vedono, che tutti lo odiano, o lo amano, o lo stimano, o lo disprezzano, o gli danno contro. è da lì che una persona vive negli altri, cioè in quello che lei mostra al mondo, e in un modo in cui il mondo la vede. e questo è pur sempre il punto di partenza di ognuno.

nel momento in cui una persona dice o fa, sta dicendo o facendo qualcosa ad un altro, sta creando degli effetti su se stessa e su quello che gli altri possono sapere di lei. lo scrittore è chi, elaborando una storia che alla base ha una morale da difendere o da illustrare, la scrive con parole che a tutti possono essere d'aiuto per capire ciò che lo scrittore stesso vuole intendere. in sostanza si tratta di una metafora
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tuttoquadra
13 set, '09, 3:24 p.
PERSEO
Il mito di Perseo illustra la complessità del rapporto padre-figlio figlio-padre esistente in ogni uomo.
[...] l'esistenza nell'uomo di due rappresentazioni simultanee del padre: l'uomo autoritario e ostile, l'uomo sublime e generoso; non essendo la prima immagine altro che la degenerazione della seconda.
L'aspetta negativo sarebbe il vecchio Adamo, responsabile del peccato originale, di tutti i mali e di tutte le debolezze, di tutti gli obblighi penosi, e oltretutto vanitoso. L'aspetto positivo è quello del padre simbolo dello spirito che illumina, della potenza che crea, distribuisce e rassicura.
Quale dei due padri ucciderà? Quale cioè egli sceglierà?
Il mito è il simbolo della scelta.
Perseo è tuttavia anche il vincitore della Medusa, regina delle Gorgoni [...]. Se la Medusa rappresenta l'immagine eccessiva della colpevolezza, tagliarle la testa significa dominare in modo durevole il sentimento eccessivo, paralizzante e ambiguo della colpevolezza; è acquistare il potere di vedersi senza una deformazione minimizzante o massimizzante. Di fronte all'universo morboso della colpa è la lucidità senza specchio deformante. Qui ancora Perseo rappresenta una scelta: rimanere pietrificato di fronte all'immagine della colpa deformata dalla vanità sedotta o decapitare questa immagine trionfando della vanità con l'esercizio di un giudizio misurato, con la spada della verità.
Come ricompensa del suo trionfo sulla vanità, sulle sue proprie mostruosità, Perseo diviene per ordine di Zeus una delle costellazioni celesti; egli rappresenta l'ideale realizzato al prezzo di difficili lotte.
dizionario dei simboli
alla voce "PERSEO"
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tuttoquadra
12 set, '09, 6:10 p.
*il grande Disegno, quello in cui giochi ad essere un giocatore
ma senz'armi e senza trucchi, mescolando carte e tirando dadi
tiro a segno senza necessità di avere mira, che tanto anche la mira è inutile,
avere mira significa essere egoisti. forse.
non averla significa sentirsi identico agli altri, trovarsi in gruppo davanti al bersaglio e provare a
lanciare quella stupidissima freccetta, che tanto è inutile, se prendi il centro sei felice per un attimo, e  poi passa subito. e, magari, a quell'altro dà pure fastidio che tu l'hai centrato e lui no. tu te ne dispiaci, ma d'altronde non l'avevi certo previsto che sarebbe successo. quando lui lo centra, tu (che per un  attimo ti sei accorto di qualcosa) gli fai i complimenti, ma lui non ti guarda nemmeno ed esulta in mezzo agli altri.

tanto avere mira non aveva senso, tu stai giocando il tuo stupido ruolo in cui stupidamente ti ritrovi, con tutti piaceri, le gioie, i dolori, le delusioni e le varie contraddizioni del caso.
niente di nuovo, tanto vale masturbarsi, compiacersi di se stessi, starsene nel proprio buco a centrare bersagli sbadigliando, fare il proprio dovere e bene, che tanto qui non interessa a nessuno.
l'amour, c'est l'amour.

*hai paura, paura di sbagliare qualcosa, se centri quel bersaglio qualcuno ti ucciderà, tu non puoi centrare quel bersaglio perchè qualcuno con il suo sguardo ti vieta di farlo. a prescindere, è sbagliato.
hai paura della morte e di tutti i suoi attributi. la senti dominare tutto, il tiro a segno, gli sguardi, i discorsi. niente è felice. nulla. qualcosa che ti frena, che ti blocca, che ti fa esitare nelle azioni. si tratta di qualcosa che non riesci a capire, che per questo ti spaventa. rimorsi ma anche rimpianti. tutti i fantasmi di tutti i tuoi passati, presenti e futuri. tutti i demoni che prima non avevi considerato. tutte le sfaccettature all'interno del poligono, quelle nere, quelle che da fuori non ti lasciano vedere cosa c'è dentro. le sfaccettature interne viste come se l'interno fosse un esterno. che rispecchiano un parcheggio vuoto dietro il quale c'è una foresta, con alberi dal tronco esile e foglie che crescono a partire da più di metà tronco, verde pallido, un vento freddo, di montagna. cielo neutro, grigio neutro. nessuno in vista e solo un palo sormontato da un lampione, spento perchè è giorno. sta per piovere. ma questo è solo l'esterno. quello che so dire. quello che non so dire è la mia salute. troppe cose per la testa, poche persone a cui dirlo, so poco raccontarlo.
il poligono è abbastanza complicato. facce in ogni direzione, in salita e in discesa, poche a strapiombo verticali così come poche piane orizzontali. non è un poligono semplice, non è come può essere un cubo, molto sicuro nel contenuto e molto percorribile sia con la vista che con il tatto. il mio poligono è molto intricato, ci sono facce che sia dall'interno che dall'esterno formano antri di angoli troppo acuti o troppo ottusi, a seconda del punto di vista da cui li si guarda. l'asse di rotazione del mio poligono si è purtroppo frammentata in tutti gli assi di rotazione di tutti i singoli angoli del mio poligono, come se essi adesso costituissero dei piccoli satelliti intorno alla forza gravitazionale del poligono stesso. posso analizzarne uno per uno molto dettagliatamente, ma mi è impossibile darne una descrizione più generica e generale. so solo che è molto difficile, gestire questi vari angoli presi singolarmente, in una realtà che sono sempre stata abituata a considerare nell'ottica più generale del poligono nella sua interezza. sarebbe come dire di abitare in una casa, ricolma di orologi tutti regolati su ore e minuti e secondi differenti, che suonano la mezza e l'ora in tutti momenti differenti. perciò sono sempre stata abituata a dire che non c'è tempo, anche se in verità si potrebbe anche dire che sì, in un certo senso, il tempo c'è eccome. dipende da come reagisco a tutti i vari momenti di mancato sincronismo. per me lo spazio tempo è una questione molto importante.
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tuttoquadra
30 ago, '09, 9:50 p.
che tu possa vivere questo non è pregare questo è coraggio
che tu possa farcela questo non è coraggio questa è esperienza
che tu possa saper farcela questo è acquisire capacità e consapevolezza
questo ti è successo e da qui non torni indietro
adesso sta al tuo corpo reagire e tu con lui devi andare
perchè niente ti può staccare, se non la morte
ma la morte non era, la morte non è
tu non sei morto perchè ti hanno guarito ma guarire vuol dire soffrire
vuol dire anche soffrire, far fatica a respirare, respirare a fatica, tossire
essere gonfi e preoccupati e non c'è niente che ti possa dimostrare il contrario
è dentro di te e finchè non se ne va c'è, se ne va quando lo accogli, lo assolvi, lo gestisci senza pensarci,
quando puoi finalmente pensare ad altro. è difficile perchè ne sei consapevole.
è difficile perchè non l'hai voluto. è difficile perchè ci devi riuscire per poter stare meglio.
io quando ti guardo soffro perchè oggi non posso smettere di farlo, come tu non puoi smettere di pensare
a dove sei, al perchè sei lì, a quello che ti succede dentro e a come ti succede e a come fare per reagire.
mi viene da pensare. mi viene da pensare molto. non so cosa pensare.
vorrei poter già dire che è tutto passato, che il peggio è passato, che da ora sarà tutto facile.
ma non è vero. niente è passato, nemmeno il peggio, e adesso sarà questa estenuante convalescenza obbligata biologicamente a dare i più grandi e gravi problemi, anche e soprattutto psicologici, che ti cambieranno, che ti renderanno qualcuno non diverso rispetto a chi eri prima, ma ti renderanno la somma di tutto quello che sei stato più quello che adesso sei. con il rischio trapiantato nel cuore.
Tu devi fare in modo che questo rischio non diventi per te un'ossessione incontrollabile.
Devi fare in modo che quello che hai subìto non ti renda vittima di te stesso ma al contrario ti dia forza, la forza di capire che così si guarisce e non si muore. che non sei morto, che l'hanno fatto perchè tu ti sentissi bene e meglio. tu devi pensarla così. tu devi pensare a quelli che ti amano, alla tua vita che ti aspetta, a tutto quello che c'è ancora di nuovo che vivrai.
sei in un'incubatrice adesso, mille cavi che ti escono da tutti i buchi. garze fasce e cerotti che ti vestono. per vederti mi devo vestire come un'astronauta. per mangiare ti devi sforzare, non riesci a respirare, non riesci a tossire, hai paura a tossire e respirare. hai l'asma e non riesci a dormire. che questo ti serva da lezione ogni giorno di più. che questo ti serva per capire cosa significa stare bene, e non perderti nei dubbi di cosa significa stare male. che questo ti rinvigorisca e non ti spaventi. che ti dia sollievo, poi, un giorno, quando sarà passato il peggio.
io prego per te
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tuttoquadra
27 ago, '09, 3:02 m.
SOLO DISCONNETTERTI UN ISTANTE QUASI FOSSE
TREGUA COME FOSSE
PRIMA

SOLO DISCONNETTERTI UN ISTANTE QUASI FOSSE TREGUA COME FOSSE PRIMA
SOLO DISCONNETTERTI UN ISTANTE QUASI FOSSE
TREGUA COME FOSSE PRIMA
SOLO DISCONNETTERTI UN ISTANTE QUASI FOSSE TREGUA COME FOSSE
PRIMA
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tuttoquadra
24 ago, '09, 3:39 p.
ALBASCURA

Frasi che ora sanno di inutilità, di desideri tiepidi già smossi
Lei si riveste ma non la diverte più, probabilmente lui vorrebbe anche ricominciare

Alibi che attenuano l’oscenità, riflessi intorno alle bottiglie vuote,
dai suo vent’anni opachi e rispettabili, così si sa che c’è qualcosa che non va

La notte schiude le sue braccia fragili,
tra le emozioni che si intrecciano,
e lei confonde spesso forza ed esperienza
per tutti gli uomini osservati da sotto
si nutre
di cose
che fanno male
ed ama quando è l’ora di odiare

si nutre di cose
che fanno male
e odia quando è l’ora di gridare

Abiti firmati d’inutilità, riscattano un affetto che ora latita
Buone maniere che sono sempre le stesse
Da sempre sa che c’è qualcosa che non va

La notte che sorride ha denti fragili
Per tutti i calci che l’aspettano
Generalmente lei non dà la confidenza
A tutti quelli che si atteggiano troppo
Si nutre di cose che fanno male
Ed ama quando è l’ora di odiare
Si nutre
Di cose che fanno male
Ed odia quando è l’ora di gridare

SOLO UNA COSA
SO DI SICURO
VORREI RASCHIARE LA MIA FACCIA CONTRO IL MURO
SOLO UNA COSA
SO DI SICURO
LASCIARE ANDARE TUTTO IL MIO DOLORE CONTRO QUESTO MURO
SO DI SICURO
LASCIARE ANDARE LA MIA FACCIA CONTRO IL MURO
SOLO UNA COSA SO DI SICURO
VORREI RASCHIARE TUTTO IL MIO DOLORE CONTRO QUESTO MURO

Bocche dal sapore d’eventualità
Appiccicano sguardi l’aria è sa tu ra
Quasi vorrebbe la scoprissero
Gettarsi in pasto giusto il tempo di ricominciare

A casa questa notte non ritornerà, in viaggio fuori serie verso nessun posto
Narici rispettabili festeggiano
Così si sa che c’è qualcosa che non va.

La notte scivola sugli occhi gravidi
Gonfi di amaro che rovesciano
Generalmente lei riserba indifferenza
A tutti quelli che si stringono troppo
Si nutre 
di cose
Che fanno male
Ed ama quando è l’ora di odiare
Si nutre di cose che fanno male
Ed odia quando è l’ora di gridare

SOLO UNA COSA
SO DI SICURO
VORREI RASCHIARE LA MIA FACCIA CONTRO IL MURO
SOLO UNA COSA
SO DI SICURO
LASCIARE ANDARE TUTTO IL MIO DOLORE CONTRO QUESTO MURO
SO DI SICURO
LASCIARE ANDARE LA MIA FACCIA CONTRO IL MURO SOLO UNA COSA
SO DI SICURO
VORREI RASCHIARE TUTTO IL MIO DOLORE CONTRO QUESTO MURO

……………..
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tuttoquadra
20 ago, '09, 1:24 p.
ogni cosa viene normale a sé, in tutto e per tutto
nell'attesa di trovarla sai cosa ti aspetta, tu vivi
accetti ogni cosa e ne sei dentro. ma l'enorme, assoluto
diverbio che non si placa ti assale senza qualità
chiedendoti, cosa fai e perchè cerchi,
e ti cimenti in rituali senza senso

entrare e uscire dalla realtà all'altra, quella vera
e pura che non si vede mai.
solo ciò che sta fuori può testimoniare perchè
- la mia penna, questo corpo
solo un po' di misera coscienza venuta un po' per caso
a far da testimone a questa ebrezza, questo garbuglio,
questa certezza... eccoci qui, giunti al punto di non ritorno


gli esseri, contingenti, per la loro stessa realtà, sono a loro volta simboli sia dell'essere sia di Dio:
"ciò che vedete come enigma lo vedrete nella realtà", è promesso agli eletti.
Gli esseri di questo mondo, che consideriamo certi sul piano della percezione, sono in realtà enigmi;
perchè ignoriamo uno dei termini della relazione che li fa esistere.
 
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tuttoquadra
17 ago, '09, 2:38 m.
NONSENSE

Accattonaggio:
rinuncia all'ovile!
getta via ogni cosa e riparti da capo, da zero.
non c'è nessun dio che sia fuori dalla tua testa; quando giochi a tetris lui c'è, anche se non stai cercando di comunicargli.
questo dico: getta le armi, che non ti servono proprio. abbassa la cresta, abbassa la guardia: non c'è niente di cui aver necessariamente paura. non hai, e non hai mai avuto nulla da perdere. allo stesso tempo non hai, e non farai mai abbastanza. torna all'ovile e salutalo per l'ultima fresca volta. perchè non è detto che ci ritornerai così come sei.
giovani puliti lucidi e lisci come pupille viscide.
carbonizzati nelle loro fosse.
attendi il segnale, ma il segnale non giunge.
giungi a segnalare il mancato arrivo del segnale.
arrivato il tuo segnale nessun segnale. a questo punto,
cosa decidi di fare?
contare i morti? contare i vermi sui morti? contare quanti vermi su quanti morti? piangere?
NO. non puoi attenerti all'ordine, perchè è un ordine senza chi lo impartisce. e non stiamo recitando un copione di Beckett.
perchè non vogliamo dimostrare niente con la nostra vita. trovandosi in delle situazioni si decide fra milioni di decisioni. ma non ci si lascia morire nell'attesa della morte. bisogna fare il più possibile, qualunque sia il giorno fatale.
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tuttoquadra
16 ago, '09, 2:00 m.
eccomi. posso dire di esserci.
chi sei tu? ....
scusa, chi sei? che cosa fai qua
sei forse ... un poliziotto?
una spia?
mi vuoi importunare?

non credo di essere all'altezza. sei così viscido. sei squallido, preciso.

sto solo parlando di me non ti spaventare. non sei tu a non andarmi bene, sono io che non mi vado bene
non te ne faccio una questione di principio perchè un po' mi sei simpatico.
credo di impazzire. dove, da dove posso scappare secondo te?
e per arrivare dove?
tranquillo, ogni risposta che mi darai sarà inconcludente.
però devo dire che hai dei begl'occhi, e il sole che si riflette sulle montagne è così...caldo.
il fatto è che non so cosa sto facendo.
il fatto è che non ho nessuna idea di quello che sto facendo.
sapersi governare non è così semplice, passi da un momento all'altro ad essere quello che non sai dal bel giorno in cui hai capito chi sei.
cosa sono tutte queste cose?
uno stadio o più semplicemente cose?

non vorrei annoiare nessuno al di fuori di me. così che non sa l'ingenuo nella sua redenzione.
eccolo.
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tuttoquadra
14 ago, '09, 5:10 p.
P8130096
Così scrivo. Scrivo da un mondo che non c'è, che è inventato, è causale, un mondo nel quale le coincidenze si susseguono invisibili, celandosi dietro sporadici episodi che fanno sospettare all'uomo la loro esistenza. Non esisto e non sono io. Sono quello che faccio, quello che faccio è quello che sono, come appaio è quello che sono. non sono io perchè sono io. sono io perchè quello che sono, quello che faccio fa si che sono io.

tutto è mutevole, ci muoviamo come fossimo uccelli che volano alto, come se stessimo volando all'altezza degli aerei, che procedono anche sfruttando l'andamento dei venti, delle correnti d'aria. non siamo sott'acqua, perchè ci sentiamo, abbiamo udito. non abbiamo le dita screpolate tutto il giorno. siamo in mezzo a una quantità indescrivibile di ossigeno e anidride carbonica più altre non fondamentali porcherie.
A volte non basta. Il più delle volte non ci basta, dobbiamo necessariamente toccare il suolo, tuffarci, virare. il mondo è mutevole e noi ci muoviamo. nascono persone, altre ne muoiono, e quelli vivi sono nel mezzo, tra queste due cose e forse anche un po' invano. ma non c'è proprio nulla di cui ci possa lamentare fino in fondo, allo stesso modo non c'è nulla per cui si possa essere felici eternamente. siamo nel mezzo e dobbiamo gestire questo vuoto.

Al grado 0 tutto è semplice: cognizione di causa; poi arrivano le conseguenze, tutto si infittisce, e se ne capisce poco.
forse è in questo senso che le coincidenze aiutano, perchè fanno scorgere qualcosa di non completamente tuo ma che tu riesci a intravedere, a scorgere.
nemmeno quello è per sempre, eterno. ma quello che hai visto una volta è tuo per sempre, niente, nemmeno la bugia, nemmeno il pentimento potranno fingere al punto tale da cancellarlo. nemmeno la forza di volontà. bisogna saper accettare quello che si è. bisogna sapersi accettare fino all'ultimo, anche a costo di dover rinunciare, anche di stare male.  
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tuttoquadra
5 ago, '09, 10:03 p.
ci ho provato, insistentemente, ma a fare COSA?
ci ho creduto, profondamente, ma a che COSA?
ci ho sperato, ho sperato in COSA?

mi trovo in una situazione esterna, senza senso, senza motivo.
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tuttoquadra
26 lug, '09, 5:50 p.
LA TENDENZA ALLA MONOSEMIA

in medicina PARALISI ha lo specifico e preciso significato di "perdita della sensibilità e della motilità dovuta a lesioni delle vie nervose motorie" e non si usa per indicare, con spostamento metaforico, l'arresto temporaneo di un'"attività" (la PARALISI dei commerci, del traffico, dei voli aerei); nel linguaggio delle cronache calcistiche ALA indica il particolare "ruolo di un giocatore che ricopre la fasce laterali del campo", non l'"organo mobile del volo degli uccelli", "la parte laterale di una costruzione o di uno schieramento militare o politico" o "la struttura di un aeroplano". Gli esempi si potrebbero moltiplicare: si osservi solo - anche a partire dall'ultimo esempio citato - come molte parole dell'italiano dotate di forte polisemia specializzino in più sottocodici alcune delle loro accezioni, ciascuna differente dall'altra ed estranea ai valori correnti: BASE, che in italiano ha per primo significato "parte inferiore di una struttura" (la BASE di una colonna), è in chimica "un composto che in soluzione con acqua dà luogo a una reazione alcalìna", in matematica un "numero a partire dal quale si compiono determinate operazioni" (numerazione in BASE 10, la BASE di una potenza), in geometria "la faccia su cui poggia un solido o un poligono", in linguistica "la forma originaria da cui derivano altre forme", in politica "l'insieme degli iscritti a un'associazione", in musica un "brano registrato utilizzato come supporto per altre registrazioni o per esecuzioni dal vivo", nel baseball "ciascuno dei vertici del quadrato tracciato sul campo di gioco".  Leggi tutto…
tuttoquadra
14 lug, '09, 2:32 m.
attendo pazientemente che si formi nella mia testolina una tamaño adatto alrededor del mondo.
arrivederci.
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tuttoquadra
30 giu, '09, 4:03 p.
ci marci ci marci ci marci ci marci ci marci ci marci ma non l'hai ancora capito che ci marci  Leggi tutto…
tuttoquadra
27 giu, '09, 9:28 p.
Dolcissimo, possente
dominator di mia profonda mente;
terribile, ma caro
dono del ciel; consorte
ai lugubri miei giorni,
pensier che innanzi a me spesso torni

Perì l'inganno estremo,
ch'eterno io mi credei.

In noi di cari inganni
non la speme, il desiderio è spento.

NON SA AMARE,
NON PUO AMARE,
NON VUOLE AMARE: NONOSTANTE.

L'aridità sentimentale: è la malattia
morale di questi poeti, il morbo simbolico
che non ne definisce soltanto la condizione
patetica, ma l'intera disposizione vitale.

Il povero montanaro diciassettenne prende
sul serio la poesia, tanto che la scambia
per realtà e fredda con due colpi di
rivoltella la fidanzata e l'amante.

"La colpa massima a Monna Letteratura"

"è un ingenuo, un primitivo. Non è più
possibile praticare la letteratura senza
una coscienza:" bisogna dare il giusto
valore alle fantasie.

Dell'incapacità della poesia di adeguarsi
alla vita - Delle condizione ironica "senza
qualità"
"Questo inquietante teorema:
che forma e contenuto, custodia e
custodito, il tesoro e il suo scrigno erano
una cosa sola - e precisamente - una
terza cosa: quella in cui ambedue si erano
trasformati."

Sento fra le mie dita
la forma del mio cranio.
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tuttoquadra
26 giu, '09, 3:16 m.
La gnossiene che preferisco è la numero 6.

Ch'io possa esser dannato
se non  ti amo

e se così non fosse
non capirei  più  niente

Tutto
il mio folle amore
lo soffia il cielo
lo soffia il cielo
Così,

ah, ma l'erba soavemente delicata
di un profumo  che dà gli spasimi

ah, ah, tu non fossi mai nata
tutto  il mio folle amore
lo soffia il cielo,
lo soffia il cielo,  così

IL DERUBATO CHE SORRIDE
RUBA QUALCOSA AL LADRO
MA IL DERUBATO CHE PIANGE
RUBA QUALCOSA A SE STESSO

perciò io vi dico
finchè sorriderò
tu non sarai perduta.

Ma queste  son  parole
E non ho mai  sentito
che un cuore
un cuore affranto
si cura con  l'udito

e tutto  il mio folle amore
lo soffia il cielo,  lo soffia il cielo
così.
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tuttoquadra
25 giu, '09, 8:27 p.
recentemente parecchie persone mi hanno rinfacciato questa cosa che scrivo sempre, che ho tipo un miliardo di quadernini agendine fogli blocchi con scritti altrettanti miliardi di parole eccetera. avevano e hanno ancora ragione. quando di una cosa si abusa non si può più farne a meno e la si usa male. ma però mi chiedo se sia sbagliato aver scritto quando il corso naturale degli eventi mi induceva a farlo. certo io non mi sarei mai obbligata a scrivere, e infatti ci sono stati periodi in cui non scrivevo spesso, ma solo rare volte cose di valore più grande rispetto a quelle consuetudinarie.
ma qui, me lo dicono proprio. io di fronte a cose del genere sono cretina, perchè a prescindere lo faccio. sono una stupida hippie ingenuotta, mi ritrovo dopo con in mano le conseguenze che io stessa ho generato, per cui non posso nemmeno incolpare qualcun'altro di avermi indotto a farlo, perchè sono stata IO santo cielo. quanti momenti sono andati persi, sono per una stupida e ingenua fiducia venuta dal cielo e dall'ideale di fratellanza! UNA SCEMA SONO. ed è tutta colpa mia.
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tuttoquadra
25 giu, '09, 8:20 p.
ci sarà sempre un minuto per tutto, sempre ogni cosa accadrà durante un preciso minuto.

ma io vorrei parlare. ho un bisogno lacerante di parlare, di divertirmi, di ridere, di scherzare. non posso più sentirmi costretta a star da sola. me le invento tutte, ma l'origine del problema è che sono sola. qui da sola, a dipingere, da sola, a scrivere, da sola, a cantare, da sola, a bere caffè, da sola, a fumare, da sola. sola. sola. sola. sola. sola. qui da sola a dirmi che son sola. da sola a sfottere la mia solitudine. da sola nella mia inettitudine. e chiunque incontro son sola. tutti hanno gli occhi come gli schermi della TV, tutti con due piccoli monoscopi piantati in mezzo alla faccia. io da sola nel mio mondo che li guardo, e mi chiedo dove cazzo stanno come cazzo stanno e perchè non si danno una mossa. ma pazienza, non sono nessuno per dirgli cosa e giusto o non giusto fare. gli parlo, e quello che vien fuori accade, ma del resto non si può sapere. 
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tuttoquadra
25 giu, '09, 8:13 p.
ANESTESIA TOTALE

Non ho capito da dove nasce tutto questo, dal fatto che io ho sbagliato qualcosa forse, che forse sono riuscita un'altra volta a farmi male, dal fatto che ho rinunciato a tutto per capire il valore di tutto, dal fatto che adesso mi ritrovo senza nulla di concreto ma sola e con tanti tanti pensieri.
e le cose accadono, succedono e si susseguono, e mi tentano, o come mi tentano, e a volte non mi faccio tentare altre volte sì e mi dico che facevo meglio a non farmi tentare, e altre volte dico ho fatto bene a lsciarmi andare.

ma sta di fatto che non ho un nascondiglio, mi sento un topo in gabbia che non sa più dove andare a sbattere la testa, dove scappare, dove andare. questo mondo mi lacera e mi angoscia, e sto cazzo che non ho più sentimenti. devo abituarmi a pensare che non solo ce li ho, ma che quei sentimenti sono io.

ma non c'è nessun'altro. o meglio, ci sono un sacco di persone. ce ne sono tantissime, ma non sento niente, anestesia totale, io sto bene, io sto male, io non so, come stare, è una questione di qualità ma davvero dopo due settimane fra la gente, passare anche solo due giorni interamente sola non è salutare. non è salutare. non è salutare.
La vita va avanti, prosegue, io con lei, ecco fatto. io con lei, ecco fatto. si può dire quello che si vuole ma ci sarà comunque poco da fare. ma io come faccio a dire che sono triste. come faccio a dire quello che sento, se non c'è nessuno che mi può sentire?

COSA è successo che non mi ha permesso di pensarci prima. accesso negato. cosa in tutta questa confusione? la mia sete di rinuncia? io non lo so, ma ho le lacrime agli occhi.
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tuttoquadra
24 giu, '09, 4:57 m.
Basta. Mi sono rotta di tutte queste complicazioni, di tutti questi tira e molla, del giorno, della vita, della notte. di andare bene in questo modo o in quell'altro, di non andare bene in questo modo, di azzuffarsi per andare come si vuole, di fare in modo di essere quello che ci si aspetta.
tutto quello che ho appena detto l'ho costruito, l'ho detto e l'ho visto, ma nel modo sbagliato, alla velocità sbagliata, falsata, da un punto di vista che non era più mio.

mi ci è voluto del tempo per capirlo, solo adesso scopro, ingenuissimamente, che cosa è il tempo, e non c'è niente più ormai che mi assicuri che quello che scopro sarà sempre giusto. posso dire di aver capito qualcosa, qualcosa fra tanto altro, non posso dire di aver capito tutto, non posso dire di non aver capito niente.
non posso dire di essermi rivoluzionata, non posso dire di essere retrocessa, non posso dire di aver fatto nè un miracolo nè di essermi complicata la vita fino alla disfatta completa.

COSA posso dire. posso dire di aver avuto delle possibilità come tutti del resto, delle possibilità che ho deciso così, non di vivere, ma che ho visto così. COS'ALTRO posso dire, che sono alla ricerca della chiarezza, della sola e unica chiarezza che mi ha fatto vivere fino a qui oggi, dell'unico punto di fuga che ho sempre inseguito senza curarmi del corridoio in cui stavo camminando. non posso dire di non sapere perchè sarei ipocrita, non posso dire di sapere perchè sarei così arrogante. posso dire che so qualcosa, che mi fa andare avanti, che ho un'idea, e che non per questo mi devo o devo nasconderla. penso che non posso più fare paragoni, perchè i paragoni mandano in bestia, dopo un po' che si fanno non si riesce più a distinguere.
PENSO che dopo un po' non si riesce più a distinguere. si segue una strada che si pensa essere una retta via e si scopre che non è altro che un prodotto dell'immaginazione, un prodotto della paura, un prodotto della paranoia, un prodotto della illusione, un prodotto dell'egocentrismo, un prodotto. un prodotto di qualcosa di più profondo che mai potrà scorgersi in tutto se stesso, che dev'essere centellinato e distribuito scisso a piccole dosi, altrimenti non basta per tutti.

penso che la mia tristezza non la si riesce a capire, la mia felicità si fraintende, sì, in una parola vengo fraintesa.
Se mi da problemi? Non solo me ne da, per di più mi da problemi anche spiegare, colei o colui o me stessa.

Molto tempo fa, quello che ho appena scritto sarebbe successo in un modo molto più immediato e diverso: avrei aperto una finestra di explorer e mi sarei iscritta in questo blog, cominciando a scrivere tutto, su tutto, su tutto, senza ricondurre niente a nulla. avrei fatto questo, molto tempo fa. per gioco, per scelta o per bisogno.
non ci avrei comunque ragionato, primo perchè non mi si era presentata l'occasione per ragionarci, secondo, perchè non era quello che pensavo che mi poneva il problema, ma quello che vivevo.
ora che mi si sono presentate le occasioni per ragionare su quello che potrei vivere ma non vivo perchè mi sento (e mi faccio) dei problemi, questo "spazio" non è solo per sfogarmi, ma anche per passare del tempo. ho sempre creduto nell'umanità dei sentimenti, e in questo senso (ideologico - o ideale) non sono mai cambiata. cambia la forma, ma non cambia la sostanza o l'idea. cambia la realtà, la quotidianità, ma non cambia l'esistenza. cambia la percezione, ma il sentimento non può svanire, può solo ricadere in qualcos'altro, nella sofferenza di ogni genere, o nella quantità di amore che sai dare.
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tuttoquadra
23 giu, '09, 5:32 p.
La prima volta,
quasi non me ne accorgevo.
Poteva essere solo l'ennesima paranoia, solo... una sensazione. Era come, se qualcosa mi leggesse nel pensiero
e lo facesse per sottolinearne il ragionamento: qualcosa, mi toccava dentro. Fuori, mi sfiorava appena...

Cominciavo a prevedere con esattezza quando lui mi avrebbe avvertito. Mi accorgevo, che determinate riflessioni lo avrebbero sicuramente indotto a farsi
vivo, e battermi sulla spalla come a
ridicolizzare la mia logica.

Il giorno che lo vidi, ricordo, ero sovrappensiero; appena me ne resi conto naturalmente mi sentii toccare... tra le cosce.

Mostrò la sua mano, così come non avrei potuto mai immaginarla: cinque sottili rami secchi costituivano le dita e le nocche
le giunture erano come i noduli del legno.

All'inizio, queste manifestazioni non duravano che pochi secondi, poi, accompagnate da una pressione sempre maggiore, qualche minuto.
Nel frattempo, la mano si era trasformata in quella umana, era sempre più invadente, e cominciava, cominciava a farmi male.

Prima che si arrivasse alla lotta, vera e propria, cominciai a capire, pensai di aver riconosciuto quella mano, quel braccio sì... ERA IL MIO...

MI ATTACCAVA

ALLE SPALLE!

Quella volta, non riuscivo proprio a divincolarmi, si era avvinghiato con tale tenacia da impedirmi di reagire ma, conoscevo la sua forza così...

mi inarcai su me stesso,
sicuro,
di avergli rotto,
la spina dorsale!

L'ultima volta che lo vidi, mai in volto, fu durante l'ultimo scontro:

La stanza era com-ple-ta-men-te a soqquadro, la foga ci travolse fin sul pavimento;
rotolammo a terra, urtando mobili e oggetti, fino a che... arrestandomi... gridai...

POSSIBILE CHE CON TE NON SI POSSA DISCUTERE!

Mi rialzai, con uno scatto lucido, nervoso, fissavo un punto indefinito, con le mani dietro la schiena.
Sapevo che lui era ancora lì, attonito, incredulo, depistato dal mio ribaltone teatrale...

...non ci eravamo mai rivolti la parola.

Sentivo il suo respiro, ancora, affannato.

Mi volsi d'improvviso, sicuro di incontrare il suo sguardo incarognito, il suo volto sudato ancora rosso di sangue.
Ma in fondo, era prevedibile che non ci fosse più.
Era scomparso.
E con lui, qualcosa d'irrisolto, soffocava per sempre

nella palude
delle identità ripudiate.
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tuttoquadra
23 giu, '09, 5:17 p.
La prima volta,
quasi non me ne accorgevo.
Poteva essere solo l'ennesima paranoia, solo... una sensazione. Era come, se qualcosa mi leggesse nel pensiero
e lo facesse per sottolinearne il ragionamento: qualcosa, mi toccava dentro. Fuori, mi sfiorava appena...

Cominciavo a prevedere con esattezza quando lui mi avrebbe avvertito. Mi accorgevo, che determinate riflessioni lo avrebbero sicuramente indotto a farsi
vivo, e battermi sulla spalla come a
ridicolizzare la mia logica.

Il giorno che lo vidi, ricordo, ero sovrappensiero; appena me ne resi conto naturalmente mi sentii toccare... tra le cosce.

Mostrò la sua mano, così come non avrei potuto mai immaginarla: cinque sottili rami secchi costituivano le dita e le nocche
le giunture erano come i noduli del legno.

All'inizio, queste manifestazioni non duravano che pochi secondi, poi, accompagnate da una pressione sempre maggiore, qualche minuto.
Nel frattempo, la mano si era trasformata in quella umana, era sempre più invadente, e cominciava, cominciava a farmi male.

Prima che si arrivasse alla lotta, vera e propria, cominciai a capire, pensai di aver riconosciuto quella mano, quel braccio sì... ERA IL MIO...

MI ATTACCAVA

ALLE SPALLE!

Quella volta, non riuscivo proprio a divincolarmi, si era avvinghiato con tale tenacia da impedirmi di reagire ma, conoscevo la sua forza così...

mi inarcai su me stesso,
sicuro,
di avergli rotto,
la spina dorsale!

L'ultima volta che lo vidi, mai in volto, fu durante l'ultimo scontro:

La stanza era com-ple-ta-men-te a soqquadro, la foga ci travolse fin sul pavimento;
rotolammo a terra, urtando mobili e oggetti, fino a che... arrestandomi... gridai...

POSSIBILE CHE CON TE NON SI POSSA DISCUTERE!

Mi rialzai, con uno scatto lucido, nervoso, fissavo un punto indefinito, con le mani dietro la schiena.
Sapevo che lui era ancora lì, attonito, incredulo, depistato dal mio ribaltone teatrale...

...non ci eravamo mai rivolti la parola.

Sentivo il suo respiro, ancora, affannato.

Mi volsi d'improvviso, sicuro di incontrare il suo sguardo incarognito, il suo volto sudato ancora rosso di sangue.
Ma in fondo, era prevedibile che non ci fosse più.
Era scomparso.
E con lui, qualcosa d'irrisolto, soffocava per sempre

nella palude
delle identità ripudiate.
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tuttoquadra
16 giu, '09, 7:44 p.
E=mc²
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

E =  mc 2è un'equazione fisica che stabilisce una relazione tra l'energia ( E) e la massa ( m) di un sistema fisico.

Significato della formula
Questa formula suggerisce che quando un corpo è a riposo ha ancora dell'energia sotto forma di massa, al contrario di quanto proposto dal sistema Newtoniano secondo il quale un corpo libero fermo non ha energia. Per questa ragione la quantità mc 2 è a volte chiamata energia a riposo Edella formula può essere vista come l'energia totale del corpo, che è proporzionale alla sua massa solo se il corpo è a riposo. del corpo. La

Da un altro punto di vista, una nuvola di fotoni che viaggia all'interno di uno spazio vuoto, con ogni fotone privo di massa a riposo, ha comunque una massa propria, dovuta alla sua energia cinetica.
La formula E = mc², propria della teoria della relatività ristretta, è sicuramente una delle formule fisiche più famose grazie alla sua semplicità. In sostanza, la formula prende in considerazione:
E = Energia, espressa in joule (= N·m = W·s = kg· m²/s²);
m = Massa, espressa in chilogrammi (kg);
c = Velocità della luce, espressa in m/s (299.792,458 km/s, generalmente approssimata a 300.000,000 km/s). Pertanto c² = 9 x 10 16m²/s².
Diventa quindi facile capire come massa ed energia si equivalgano e come esse siano due facce della stessa medaglia. In sostanza la massa, che è energia estremamente concentrata, scompare quando compare energia e viceversa.
In particolare se un corpo assorbe una quantità di energia E la sua massa non si conserva ma aumenta della quantità E/c²; viceversa la massa del corpo diminuisce se perde energia, per esempio emettendo luce.
L'enorme fattore di conversione (c² = 90.000.000.000.000.000) che lega la massa e l'energia spiega come concentrando un grosso quantitativo di energia (= mc²) si possa creare una piccola quantità di materia (massa), e anche come partendo da una piccolissima massa (= E/c²) si possa ottenere un grandissimo quantitativo di energia.

La teoria della relatività ci fornisce, quindi, un’altra sorpresa: poiché la massa non è altro che una forma di energia, essa non si conserva separatamente, ma si aggiunge all’energia cinetica e all’energia potenziale nell’enunciare la conservazione dell’energia meccanica.  Leggi tutto…
tuttoquadra
14 giu, '09, 1:24 p.
Un pastore alla fine della giornata sta contando le sue capre per controllare che non ne manchi nessuna: blu-capra, c'è, red-capra, c'è, green-capra, c'è, black-capra, c'è, white-capra, c'è, ..... ne manca una, manca yellow-capra. Conta e riconta, yellow-capra non è presente. Si è smarrita.
Il pastore si rivolge al figlio:

- Figlio, devi andare nella foresta a cercare yellow-capra; se non la trovi, ti ucciderò -
Il figlio va, ma non la trova, e il pastore, come detto, lo uccide. Dopodichè, va dal suo secondo figlio:

- Figlio, devi andare a cercare yellow-capra nella foresta. Se non la trovi, ti uccido -
Anche il secondo figlio la cerca per tutta la foresta, ma non riesce a trovarla. Anche lui viene ucciso.
è il turno della sorella:

- Figlia, devi andare nella foresta e trovare yellow-capra, se non la trovi sarai uccisa -
La figlia va, ma neanche lei riesce a trovarla. Viene uccisa dal padre.
Ora il pastore, disperato, si rivolge alla moglie:

- Moglie, vai nella foresta a cercare yellow-capra. Se non la trovi, sai che destino ti aspetta -
Nemmeno la moglie riesce a trovarla, e viene uccisa.

- Adesso è il mio turno, - dice il pastore - adesso andrò io nella foresta e la troverò -
Il pastore va nella foresta, ma non la trova. Così decide di suicidarsi.

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Ci troviamo su un treno. Uno dei passeggeri sta viaggiando con la sua scimmietta. Ad un tratto la scimmietta va da uno dei passeggeri e gli frega la pizzetta che si stava mangiando:
- Ladra! La mia pizzetta! Dove va con la mia pizzetta! -

Il padrone si scusa e la sgrida: - Basta! Stai ferma e non rubare più il cibo degli altri -
Ma la scimmietta non capisce, e subito dopo aver mangiato la pizzetta, va a fregare a un altro passeggero la sua fetta di torta.
- La mia torta!! Ladruncola, dove vai!!-
Ma la scimmietta l'aveva già mangiata tutta.
- Adesso basta! Piantala di rubare cibo agli altri! -
Ma nemmeno stava finendo di dirlo, che la scimmietta va da un bambino e gli ruba il gelato da sotto il naso e scappa fuori dalla finestra del treno.

- La mia scimmia!! è scappata! Fuori dal treno! -
Il treno si ferma, e il controllore e il padrone scendono dal treno per trovare la scimmietta evasa.
Il padrone va nella foresta per cercarla e chi trova?
YELLOW - CAPRA.
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tuttoquadra
10 giu, '09, 10:52 p.
vivi e lascia vivere, insegna il grande detto
fidati di me, insegna la grande fede
che poi ci siano tutti gli altri casi, che non fanno altro che diversificare, distinguere, ottenebrare la vera luce, questo non può prevalere. ci sarà sempre qualcosa che frenerà ciò che può essere ancora peggio, ci sarà sempre un meglio inestingubile che verrà ottenebrato dal suo peggio. e bisogna saperci convivere, ma non è questo.
perchè volendo, non conviverci SI PUò FARE. dico: si può fare. ma ti taglieranno le gambe, te le segheranno, con il bisturi più lungo tagliente e indolore. tutto a tue spese, iva esclusa, come fossi un volontario o meglio un tirocinante. fai gavetta e non lo sai, sei combattutto tra pensare alla loro arroganza o al loro amore, tutto si mescola, tutto va a puttane così, in un baleno, tutto ti ricade addosso e non c'è gerarchia che tenga, che soffochi anche la più bieca, umanità. l'umanità non è una prova, è la principale condizione della vita. il povero che fa l'elemosina è umano, il povero accoltella, il povero implora, si inginocchia, è ubriaco, ride di gusto, ti ringrazia inchinandosi, augurandoti tutta la fortuna che la vita può darti. è umano in ogni casistico caso.

ci hanno insegnato tanto, ci hanno insegnato tutto, a conoscere ieri, oggi, domani, qui e là, adesso prima e dopo, il motivo e i motivi, la ragione e le ragioni, differenze e somiglianze, e ANCORA siamo qui, ad attenerci, a pensarci, a lamentarci, ad esserene contenti, a lamentarci di esserne contenti, a contentarci di lamentare, a pensare di lamentarci, sperando in una piacevolissima soluzione che ci faccia contenti, piagnucoloni, e di tutti i numeri casi generi e qualità che non ho neanche voglia di elencare. mai una volta mai una volta che ci si accorga di io tu egli noi voi essi. non ci conosciamo. io e te non ci siamo mai visti. non ci siamo mai conosciuti. chi sei? t'ho visto in giro qualche volta, ma non so chi sei. ho i miei pensieri, chi sei?

se io sono cambiata non sono umana.
quello a cui tengo maggiormente è il mio cervello, perchè penso che dal cervello parta tutto quello che si può esternare. il cuore mantiene in vita, ma il cervello mantiene in vita in un senso diverso. il cuore è tattile, il cervello è colore. il cuore mantiene la vita, il cervello la storia e la ragione
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tuttoquadra
10 giu, '09, 3:19 m.
se solo potessi dimenticare tutto quello che non ho mai vissuto
se potessi tornare a pensarlo come qualcosa non di esistente
non di potenziale
ma come di provabile, sentibile.
se solo mi lasciassi andare per un po'
solo per un po'
poi non ci sarebbe problema di riprendere rilasciare apprendere dare
potrebbe solo essere naturale, quindi vero
non che non lo sia, non è questo
più in là, me ne accorgo, non tanto in là
non so a che dimensione mi riferisco, sono infinite sempre più profonde, sempre più distanti vicine
in alto in basso.

mi vengono in mente i pulviscoli, quando fluttuano nell'aria. e mi dico che se i pulviscoli avessero una coscienza non fluttuerebbero come li si vede controluce la mattina dal lucernario.
è nata prima la matematica o l'azione?
l'azione. la matematica è l'ordinamento che governa l'ordine che attenua la confusione.
essere tranquilli non significa essere naturali. significa essere tranquilli. essere confusi non significa essere confusi, ma essere naturali. alcuni non sono pronti a percepirlo, e allora ci si confonde.
Per quanto mi riguarda. ma se ci si tranquillizza, allora anche loro si tranquillizzano e tutto va bene.
non è questo, perchè quello che voglio dire è che io non voglio essere per forza tranquilla, non voglio che gli altri davanti a me siano per forza tranquilli, mi piacerebbe che loro capissero quello che gli sto comunicando, che non per forza è tranquillità, non per forza è desiderio, non per forza è confusione.
quando succede che pensi di amare
tutti tutti quanti
è solo ravel, il bolero, cosa puoi pretendere, da una scalata del genere.
da pensieri del genere, da fatti del genere.
lo voglio? è sì che lo voglio, mica no, certo, non solo, vorrei molto di più, ma non è così semplice. si accorciano le gengive e a nessuno importa. ma a me sì, e se non è questo, cos'è?

non è colpa di nessuno.


arresto
otserra

poteva bastare, ma così non è stato.
infierisco. lancinante e cosa ci posso fare.
è un peccato, ma se non lo facessi sarebbe un peccato.
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tuttoquadra
9 giu, '09, 2:21 m.
Laudate dominum

Laudate dominum

"Il potere che cercava
il nostro umore
mentre uccideva
nel nome di un dio,
nel nome di un dio
uccideva un uomo:
nel nome di quel dio
si assolse

Poi,
poi chiamò dio
poi chiamo dio
poi chiamò dio quell'uomo
e nel suo nome
nuovo nome
altri uomini,
altri
altri uomini
uccise ".

...Non voglio pensarti figlio di Dio
...ma figlio dell'uomo, fratello anche mio.

Laudate dominum
Laudate dominum

Ancora una volta
abbracciamo
la fede
che insegna ad avere
ad avere il diritto
al perdono,
perdono
sul male commesso
nel nome di un dio
che il male non volle,
il male non volle,
finché
restò uomo
uomo

...Non posso pensarti figlio di Dio
...ma figlio dell'uomo, fratello anche mio.

Qualcuno
qualcuno
tentò di imitarlo
se non ci riuscì
fu scusato
anche lui
perdonato
perché non s'imita
imita un dio,
un dio va temuto e lodato

...lodato.

Laudate hominem

No, non devo pensarti figlio di Dio
ma figlio dell'uomo, fratello anche mio.

ma figlio dell'uomo, fratello anche mio.
LAUDATE HOMINEM.
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tuttoquadra
4 giu, '09, 2:37 m.
Che cosa significa andar bene a qualcuno
significa essere riconosciuti forse, avere degli interessi comuni nei quali spartirsi le personalità, riconoscersi nelle opinioni, nelle situazioni, dare reciprocamente un senso alle emozioni che si provano.
significa nascondere il lato più bello forse, lasciarlo celato sotto ogni tipo di velo, lasciarlo trasparire dal panneggio, ammiccando furtivi allo sguardo rivelatore. o forse ancora ridere, gettare le carte in tavola alla rinfusa e sbeffeggiare il destino, chissene importa, come va va, e non importa come andrà, voglio vivere questo momento d'ora in avanti, per ogni momento. significa guardarsi e capire qualcosa su se stessi, e non tanto su chi ti guarda, dare qualcosa a quello che ti sta guardando, attendendo anche una risposta, un cenno che porti avanti tutto questo.

le speculazioni, piccole infime creature, che non ho mai desiderato conoscere. le ho solo messe a fuoco, e poi ho perso un paio di diottrie. guadagnato una quantità di complicazioni reali, fatue, Inutili. decisamente Inutili. perchè scoprire e non essere più? perchè essere ciò che si è scoperto, con alle porte qualcos'altro da scoprire?
quest'adolescenza non finisce più, tra un branco di saluti, buongiorni e buonanotti, arrivederci e grazie oppure addio, fa lo stesso. la domanda vera resta, nella sua essenza la stessa, e non posso chiedere altro, posso formularla in mille modi, ma io, io, io, io, e non mi si venga a parlare di individualismo nel ventunesimo secolo, io sto bene, io sto male, io non so, come stare. è una Formalità! una Formalità! una Formalità che tu non sappia cosa fare, come stare, è una cazzutissima Formalità che non c'entra nulla con il fatto. il fatto in sè non è formale, è invisibile, o meglio invisibilmente percepibile dietro tutte le innumerevoli visibilità. e appena stai per costruire qualcosa, la torre CROLLA, inesorabilmente, senza che tu la possa fermare, nè dentro, nè fuori, nè con i paletti, con le sequenze, i filtri o i cazzo di raggi X, pannelli solari, tecnologie, ma di cosa stiamo parlando.

non stiamo parlando di niente. mi sento, ancora, qui a ribadirlo, per l'ennesima, orrenda, dannatissima volta, ma a chi lo posso dire, con chi lo posso condividere, "con tutti" è la risposta, tutti sanno, ma ognuno sa a modo suo, secondo il suo piccolo minuscolo e originalissimo parere, che tutti san capire, ma mai che abbia mai incontrato qualcuno che sapesse dare in condivisione senza mai cedere. non perchè non lo faccia, cioè non perchè non condivida, ma perchè non ha abbastanza fiato. cede alla noia, alla gioia, alla provocazione, allo scherzo, al modo di dire, al proverbio, ma mai che si passi da questo a questo, da quello a quello.
nessuno capisce e me ne rendo conto. gli sbagli li commettono tutti. gli errori insegnano un miliardo di cose a tutti. ma cosa dico, un miliardo! infinite, infinitesimali, basta guardare come progrediamo, come progredisce la tecnologia - control c click control v function stamp control v no control z click paste control v quick mask ed è fatta.
un risultato stupefacente non vi pare?
ma cosa vado a dire a quelli seduti là su quella panchina, gli parlo della terra e di come gira? gli parlo del mio nuovo complesso nuovo di zecca che mi è saltato in mente l'altro giorno per caso? gli parlo dell'ultimo libro di tolstoj? cosa posso dire a loro, se ogni cosa che dico per loro ha un significato, se ogni cosa che faccio mi logora nel profondo, se il tempo che perdo è noia e non passatempo, se indico per indicare e insulto per insultare e faccio di tutto per far valere qualcosa in cui credo, ma in cui non è detto che loro credano?
a sua volta una miriade asteroidale di risposte, richiami, riferimenti, bizzarrie. mi diverto, passo il tempo - ma cosa ho fatto fino ad adesso? ho per caso parlato con i nuovi alieni che si sono scoperti sulla luna a proposito del loro nuovo gas che gli ha fatto crescere le branchie?
il fatto è che sono pazza molto più evidentemente di quanto possano sembrarlo altri. e questo mi fa vedere molte più cose, molto più caos da ordinare sempre e di nuovo.

vorrei un sentimento, un complotto fra la mia pazzia e la sua, un antecedente che dia il significato, un aneddoto che inaguri la reazione, un proseguimento sempre identico a se. vorrei essere libera senza danneggiare gli altri senza un alibi ma con un movente, una causa, un curriculum, una vocazione, una religione, una bestemmia per ognuna di queste cose, ma che non importuni nessuno senza prima aver detto ciò che esprime.

io intendo questo. chi la fa l'aspetti, ma chi l'aspetta la faccia, dico io, perchè i proverbi sono tutti storti e deformi, come le distrazioni. certo è molto verosimile che se do un calcio in culo potrò temere che tornerà a ridarmelo il malcapitato. ma è anche vero che se voglio dare un calcio nel culo devo darlo, se tutta la situazione mi da ragione e possibilità. se aspetto di poterlo dare, finisce che mollo

me lo tengo
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tuttoquadra
26 mag, '09, 10:49 p.
con Parsimonia.
non scendo a patti con me stesso - tu cosa credevi?
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tuttoquadra
21 mag, '09, 12:22 m.
sveglia!  Leggi tutto…
tuttoquadra
18 mag, '09, 8:25 p.


Boy! 

You got to carry that weight! 
Carry that weight! 

For long time! 
Boy! 

You got to carry that weight! 
Carry that weight! 

For long time!
I never give you my pillow, 
I only send you my invitations 
And in the middle of the celebrations 
I break down...
Boy! 

You gotta carry that weight! 
Carry that weight a long time! 
Boy, you gotta carry that weight! 
Carry that weight, a long time!
 Leggi tutto…
tuttoquadra
17 mag, '09, 10:51 p.
Gino non conta più le donne con le quali è stato a

letto insieme,

andava al ritmo di sei sette al mese, poi decise che ...

stop!


Fare l’innamorato per i giorni prima di quello in cui te

la fai - che frustrazione incredibile - diceva, ora va in

tutti i gay bar


Le cose cambiano

rapide più dei perché,

poi si confondono,

scelgono loro per te


Cambia il colore della neve sulle strade ai margini

mucchi di pura nuova gioia ed ora, ruderi di magia

Sì, plasmami come la sabbia di una spiaggia spoglia,

modellata dalle onde delle sue maree


Le cose cambiano, cambiano loro per te

poi si trasformano, scelgono loro per te.



chi   lo   sa    cos’è

note,nate,andate via

chissà perché questa fretta

mettici dentro un po’ di te

....io.... non so
  Leggi tutto…
tuttoquadra
17 mag, '09, 10:49 p.
Gino non conta più le donne con le quali è stato a letto insieme,
andava al ritmo di sei sette al mese, poi decise che ... stop!

Fare l’innamorato per i giorni prima di quello in cui te la fai - che frustrazione incredibile - diceva, ora va in tutti i gay bar

Le cose cambiano
rapide più dei perché,
poi si confondono,
scelgono loro per te

Cambia il colore della neve sulle strade ai margini
mucchi di pura nuova gioia ed ora, ruderi di magia
Sì, plasmami come la sabbia di una spiaggia spoglia, modellata dalle onde delle sue maree

Le cose cambiano, cambiano loro per te
poi si trasformano, scelgono loro per te.


chi   lo   sa    cos’è
note,nate,andate via
chissà perché questa fretta
mettici dentro un po’ di te

....io.... non so
Gino non conta più le donne con le quali è stato a letto insieme,
andava al ritmo di sei sette al mese, poi decise che ... stop!

Fare l’innamorato per i giorni prima di quello in cui te la fai - che frustrazione incredibile - diceva, ora va in tutti i gay bar

Le cose cambiano
rapide più dei perché,
poi si confondono,
scelgono loro per te

Cambia il colore della neve sulle strade ai margini
mucchi di pura nuova gioia ed ora, ruderi di magia
Sì, plasmami come la sabbia di una spiaggia spoglia, modellata dalle onde delle sue maree

Le cose cambiano, cambiano loro per te
poi si trasformano, scelgono loro per te.


chi   lo   sa    cos’è
note,nate,andate via
chissà perché questa fretta
mettici dentro un po’ di te

....io.... non so
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tuttoquadra
17 mag, '09, 10:47 p.
Gino non conta più le donne con le quali è stato a letto insieme,
andava al ritmo di sei sette al mese, poi decise che ... stop!

Fare l’innamorato per i giorni prima di quello in cui te la fai - che frustrazione incredibile - diceva, ora va in tutti i gay bar

Le cose cambiano
rapide più dei perché,
poi si confondono,
scelgono loro per te

Cambia il colore della neve sulle strade ai margini
mucchi di pura nuova gioia ed ora, ruderi di magia
Sì, plasmami come la sabbia di una spiaggia spoglia, modellata dalle onde delle sue maree

Le cose cambiano, cambiano loro per te
poi si trasformano, scelgono loro per te.


chi   lo   sa    cos’è
note,nate,andate via
chissà perché questa fretta
mettici dentro un po’ di te

....io.... non so
 

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