2 apr, '05, 9:55 p.
Il giorno in cui il Bambino è diventato abbastanza alto per riuscirci, solleva la cornetta del telefono posato sul mobile e compone un numero a caso. La Bambina ha bisogno di uno sgabello per arrivare a rispondere. Si parlano con curiosità, raccontano dei colori del mondo, della pioggia, delle poche stagioni che hanno visto. Il Bambino sa già scrivere, le chiede il numero di telefono, ma lei non conosce le cifre. La paura di non risentirsi mai più scende dentro di loro assieme al buio, ai genitori che tornano e ordinano di riappendere. La voce della Bambina resta come un'eco nell'anima di lui, per giorni che diventano anni.
La riascolta per caso, il Ragazzo, telefonando al 12 della Sip per avere il numero di un amico lontano. <Risponde l'operatore Ovest 436.> E l'operatore Ovest è la Ragazza, ma con lo stesso tono della Bambina corrucciata, cresciuta attraverso piccole delusioni che il tempo non ha rimarginato, lasciando cicatrici nella voce. Si parlano a lungo, raccontandosi sensazioni e speranze, ridendo delle stranezze del destino, chiedendosi se un giorno riusciranno loro, a beffarlo. Il Ragazzo sta per chiederle il numero privato, quando la linea cade. Continua per ore a comporre il 12, parla con decine di operatori, ma non ritrova più Ovest 436.
E' molti chilometri a Ovest da casa, l'Uomo, quando, da un albergo oltreoceano, chiama l'operatore per avere la linea con la sua famiglia. E l'operatore è la Donna. Glielo rivela lo struggimento che l'afferra immediatamente allo stomaco. Lei parla una lingua straniera, ma lo fa nella stessa maniera che lui ha portato dentro attraverso il tempo e lo spazio. Si riconoscono quasi senza sorpresa, come fanno quelli che si sentono figli di un destino. E riprendono il filo dei racconti, cucendo polvere e scintille. L'Uomo si dimentica di chiedere la comunicazione con il suo Paese. La Donna si ferma ben oltre l'orario di lavoro, oltre la notte che scende solo nel suo continente, fino alla tempesta che la squarcia, interrompendo il buio e la comunicazione.
E' già buio nella mente del Vecchio. Ci sono solo ombre, di volti e di voci. E una voce senza volto, che gli ha attraversato la vita come un desiderio mai soddisfatto, risvegliandosi ad ogni tappa che ha preceduto la notte. Il Vecchio chiede il telefono, compone un numero a caso, confidando nella magia delle cose. Nessuno risponde. Carica di sfiducia l'ultimo gesto della sua vita e abbassa il ricevitore. Nel palazzo di fronte la Vecchia, sfinita e offesa dagli anni e dalle attese, lo osserva attraverso la finestra, senza riconoscerlo. Alle sue spalle il telefono ha smesso di squillare. Lei non lo ha mai sentito.
La riascolta per caso, il Ragazzo, telefonando al 12 della Sip per avere il numero di un amico lontano. <Risponde l'operatore Ovest 436.> E l'operatore Ovest è la Ragazza, ma con lo stesso tono della Bambina corrucciata, cresciuta attraverso piccole delusioni che il tempo non ha rimarginato, lasciando cicatrici nella voce. Si parlano a lungo, raccontandosi sensazioni e speranze, ridendo delle stranezze del destino, chiedendosi se un giorno riusciranno loro, a beffarlo. Il Ragazzo sta per chiederle il numero privato, quando la linea cade. Continua per ore a comporre il 12, parla con decine di operatori, ma non ritrova più Ovest 436.
E' molti chilometri a Ovest da casa, l'Uomo, quando, da un albergo oltreoceano, chiama l'operatore per avere la linea con la sua famiglia. E l'operatore è la Donna. Glielo rivela lo struggimento che l'afferra immediatamente allo stomaco. Lei parla una lingua straniera, ma lo fa nella stessa maniera che lui ha portato dentro attraverso il tempo e lo spazio. Si riconoscono quasi senza sorpresa, come fanno quelli che si sentono figli di un destino. E riprendono il filo dei racconti, cucendo polvere e scintille. L'Uomo si dimentica di chiedere la comunicazione con il suo Paese. La Donna si ferma ben oltre l'orario di lavoro, oltre la notte che scende solo nel suo continente, fino alla tempesta che la squarcia, interrompendo il buio e la comunicazione.
E' già buio nella mente del Vecchio. Ci sono solo ombre, di volti e di voci. E una voce senza volto, che gli ha attraversato la vita come un desiderio mai soddisfatto, risvegliandosi ad ogni tappa che ha preceduto la notte. Il Vecchio chiede il telefono, compone un numero a caso, confidando nella magia delle cose. Nessuno risponde. Carica di sfiducia l'ultimo gesto della sua vita e abbassa il ricevitore. Nel palazzo di fronte la Vecchia, sfinita e offesa dagli anni e dalle attese, lo osserva attraverso la finestra, senza riconoscerlo. Alle sue spalle il telefono ha smesso di squillare. Lei non lo ha mai sentito.
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