mercoledì 30 novembre 2011

10 mag, '08, 2:08 p.
: Questo pavimento...Questo pavimento...
  questo lembo di suolo che non mi è mai
  servito. Questo tepore, questo fradicio
  cielo.
: Mi dà ansia. Mi spoltiglia. Mi splende.
  è un groviglio energetico che converge
  in un punto.
: Più che convergere cola, cade tutto come
  pioggia, nuvole.

  Guarda... Gli alberi, la luna il vento
                 che fa dondolare le
                 calze - a ritmo con il fruscio
                 degli alberi...
                 La luce opaca, i lampioni
                 e i clacson tutto questo
                 scandisce il tempo ed è
                 il più vero e autentico orologio
                 del tempo

La luce del sole che illumina la luna
si rispecchia sopra la sua atmosfera
e lei rilascia solo un piccolissimo riflesso.

- Come la luce di lampione?

- No, intendeva dire o cercare di esprimere
che facevamo parte del sistema solare
e che questo era mmolto grande.

- Precisamente Thom! Grazie di avermi
o essermi riuscito a spiegare!

- Di niente, pivello. Ma la prossima volta
evita fewfer di ewew dire frerof cose dewde così
spiacevoli TTe ne prego...

Scusa scusa! Stai bene?

NO
      NON
            S
               T
                   O
                        B
  DAIDAI!                 E
  TI AIUTIAMO NOI!          N   
                                         E

.......

....MMM.
NON RISPONDE....
EHM....
HMHM-HM.
-OK.
  VA BEH...
-BOH!

               ......................................

SCENA: Un altro luogo, sempre gli stessi personaggi

-----------Un uccellino nero naviga
              nel cielo percorre un cielo
              nero e svoltola nel vero.
             Ciò visto l'uccellino preso
              dal bambino nell'interno
             riportato e per sempre
              dimenticato.
...Da dove viene questa sinfonia di parole?
   
     Sembra da lì
     no da lì no forse da li da lì o da lì
   Ma chissenefrega!

  Eccheccazzo.

  Ero io ahahahaahahahahahaha

AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAH.

Beh si vi è piaciuta
-CCerto.
 Grazzie Grazzie

poi ricordato,
e appoggiato sullaringhieradelsuo
balcone!

ahahahahahahahaahahah
ahhahahahahahaahah
ahahahahahahahah
ahahahahahhaha
ahahahahahah
ahahahahah                                                         
ahahahah                                                                             PIOVE OVUNQUE...
ahahah
ahah
aha                                                           
ah
a
.
.

..........................................................................................................

Se si cerca di spiegare la differenza fra un
brav'uomo e una persona onesta
si cerca di cadere nell'imbarazzo.

- Questa è un'assurdità e non è nemmeno
facilmente concatenabile
Anzi a dirla tutta è il verbo cercare
che è sbagliato nella frase.
Al massimo si può punto

- Questo sta cadendo
E noi cerchiamo il pericolo
ce ne accorgiamo
e lo cerchiamo
non ci badiamo
respiriamo.
...Indugiamo


EPITAFFIO

Era una personcina modesta,

in fondo se ne stava lì,

nella sua innocenza

e poi tutto impettito se ne andava

con la testa fra le gambe

in un mare di problemi.



Secondo te chi l'ha scritto?

L'ha scritto qualcuno
che conosceva bene
qualcun'altro.


_______________________________________________________________________________



Ascolta... Io ti devo parlare... Lo so, lo so
ch'è difficile, però cosa ci posso fare,
io ti devo parlare devo assolutamente
parlarti devo dirti delle cose ho un
estremo bisogno di dirtele
- Lo so, non ti preoccupare, ce la
faremo.....
- No davvero ti devo chiedere delle
cose. Mi dispiace succede a volte
- Immagino. Strano che a me
non sia mai capitato.
- è per questo che te le devo chiedere!
- Cosa intendi?
- Questo
- è inutile che fai così. Non ci cadrò
mai
- Ma a me che importa?
- Ti importa altrimenti non mi
avresti messo in mezzo.
Ti saresti chiesto e dette tu quelle cose.
- Ma le devo chiedere a te!
- E allora chiedile, e smettila di fare
questo sporco gioco.


-------------------------------------------------------------------------------



- Ma non ti fanno paura le ambulanze
che sfrecciano la notte in città
intenti a salvare una persona?
- Che ansia...
- Che ansia...
- che dolore...
che tristezza

che solitudine

che desolazione
PAURA
ANGOSCIA
ma poi freddezza
          occhi chiusi
           vanno
          non si preoccupano
          ce la faranno


-----------------------------------------------------------------------------


AL MOMENTO
Ci si sente come un vuoto pieno
senza troppe reazioni
verso l'altrove
un'accozzaglia di processi
comunque.
Abbastanza spontaneo da essere
casuale...
Processualmente vivo.


_______________________________________________________


: Lembi, Lembi... Solo Lembi
: Montagne di strati
: onde sonore.
: Luce
: incidenti
: terremoti
: frustrazioni.
: attese.
: speranze........

______________________________________________________


: Forse possiamo incidere
       un disco!

: Dai, attraversa....

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tuttoquadra
10 mag, '08, 4:28 m.
ma
poi

perchè
,
e se
no
però

...

potrebbe darsi,

e forse

purtroppo

che
mi sento
così



bene.

bisogni
aspetti vivendo
compongo
  Leggi tutto…
tuttoquadra
8 mag, '08, 5:26 p.
Chi sei nel mio cuore?
Sei un fascio di sangue.
Un fascio di sangue che imperversa a scorrere nelle arterie, poi nelle vene, poi di nuovo nelle arterie, poi subito ancora e di nuovo nelle vene.
Inconsapevole, piacevolmente inconsapevole. Ma sono viva.
Anche grazie a te, un elemento di un elemento pressochè fondamentale a garantire il mio respiro.
Aspetta.

Hai da accendere?
Io non lo trovo mai, son sempre qui con una sigaretta vergine in mano a guardarmi intorno in cerca dell'accendino, poi va sempre a finire che rimango imbambolata nella realtà senza ricordarmi che cosa stavo facendo.

Ah, grazie.

Guarda, il sole è appena spuntato e ci sta per riscaldare, lentamente, piacevolmente.
Pensa, qui fra quattro ore ci sarà un caldo bestiale, mentre lassù più o meno all'altezza a cui vola un aereo, ci sono sempre parecchi gradi sotto zero.
Succede perchè la luce non incontra una superficie, capisci?
La luce viaggia fino a che non va a sbattere contro qualcosa che la assorbe e la riflette.
Ma la luce chiaramente non si rende conto di nulla di tutto ciò, lei solamente viaggia e va a sbattere contro le cose senza vederle, la luce non riflette le cose, lei solo capita lì per certe sue logiche intrinseche. La luce non ha materia è una frequenza. Come la musica, la musica non è fisicamente concreta, è solo percepibile.
La ascolti, la luce si vede proprio come si ascolta la musica.
 Leggi tutto…
tuttoquadra
7 mag, '08, 7:21 p.
Ricerca in corso...
La ricerca potrebbe durare diversi minuti...
L'elemento non corrisponde.
Non partecipa alla ricerca.
Non ha niente a che vedere con il criterio di ricerca.
Hai sentito? Mi sto spiegando in modo esauriente?
Nien - te a che vedere. Niente.
Se non mi sono spiegato si può sempre e comunque ricercare, ma la ricerca non porterà in ogni caso a nessun risultato soddisfacente.
Mi sono spiegato abbastanza?

....

Ricerca in corso...
La ricerca potrebbe durare diversi minuti...

....

....
.....
Ricerca in corso...
Nessun elemento corrisponde ai criteri di ricerca.
Nessun elemento trovato.
Nessun criterio di ricerca corrisponde all'elemento che si desidera trovare.
Nessun elemento. In nessun criterio.
Mai.
Forse l'elemento non è proprio presente nel computer, forse bisognerebbe cercare altrove.
Esiste la possibilità che l'elemento non sia contemplato, o forse previsto.
L'elemento per quel che so potrebbe anche non esistere.
L'elemento.
Secondo il mio criterio di ricerca l'elemento non esiste.
....
....

Ricerca in corso...
....


......

.......
...

....

La ricerca potrebbe impiegare diversi minuti....

Ricerca in corso.....

Nessun elemento corrisponde ai criteri di ricerca.
I criteri sono tanti, e nessun elemento corrisponde.
L'elemento è uno e i criteri vari e svariati.
Ma non c'è nessun elemento che corrsiponde a questi criteri.
Magari l'utente ha nascosto l'elemento di modo che non si possa trovare nemmeno dal computer.
Forse il computer non è abbastanza introspettivo per riscontrare la presenza dell'elemento.
Forse il computer non esiste, e di conseguenza nemmeno l'elemento che si desidera trovare.
Nessun elemento.
Nessun criteri di ricerca.


....


Ricerca in corso....
La ricerca potrebbe impiegare diversi minuti....

.....
Ricerca in corso....

Attendere....
Ricerca in cors
  Leggi tutto…
tuttoquadra
29 apr, '08, 2:37 p.
che c'è da dire ridire
la consecutio temporum non esiste
è stata solo decisa

almeno dimmi che è un miraggio
cioè, scusa, in realtà lo so.

Va bene, lo ammetto, vorrei qualcosa di più chiaro
pur sapendo che lo è già

ho vinto ho vinto

ma non ho vinto niente
ho solo vinto
  Leggi tutto…
tuttoquadra
28 apr, '08, 11:28 p.
Mi perdo nell'incostante;
nel bivio di ogni bivio
tutto riassunto e spiaccicato

in una parola,
predetto ma abolito.

Cosa ti posso dire se
tutto ha lo stesso peso?
Cosa posso fare se non
tralasciare ogni realtà,
spaventarmi e poi
distogliermi.

non posso fare altro. Non posso dire nient'altro che
le cose stanno così.
L'unica certezza per sentirsi
Per sentirsi senza dovercisi.
L'unico modo univoco.
Le cose stanno così.
Al variare del così le cose cambiano.
Il resto non ha alcuna importanza nella
determinata manifestazione di qualcosa che non si propugna.
Se non si rivendica può solo essere
e non opinabile



ma quando esplode ci si comincia ad asfissiare.
Niente complimenti, niente offese, niente infatuazioni.
Niente di niente di niente.
Quello che sono per te lo sono ai tuoi occhi, e in nessun'altro luogo.
Di continuo rimando ti appaio come ti sono.
Di continuo spostamento ti sembro quello che pensi.
Ma li vuoi i ravioli, le vuoi le canzoni?.
Non pensiamoci minimamente.
Tu sei altrove, io anche.
Non avremo mai niente di cui lamentarci.
Io con te tu con me. Ora non ci sei.
Ora non ci sei per davvero. Come se mai ci fossi stato.
Mi spaventa? Per ora sembra solo capitabile.
Giusto, in un certo senso.
Quello che faccio lo faccio per me,
e nello stesso istante anche per te, ma perchè quello che sto facendo adesso è rivolto a te.
Sei così

Perchè dici quello che dici, non è ancora tempo di saperlo.

A volte però è maledettamente frustrante
quando mi ritrovo a dovermi spiegare alcune situazioni che si rivelano appunto inspiegabili, immotivate
e soprattutto senza una motivazione soddisfacente.
Mi ritrovo a dover pensare che è solo così, e questo è un pensiero che mi chiede di pensare al perchè
è solo così.
Non so mai spiegarmelo.
Ma sono contenta che tu sia lì, bastardo.
Sono fottutamente contenta per te.  Leggi tutto…
tuttoquadra
24 apr, '08, 8:52 p.
sabato riposo
basta ridere
da mezzanotte
a mezzanotte
niente piangere
 Leggi tutto…
tuttoquadra
23 apr, '08, 3:01 p.
Perchè non ti lasci
prendere una decisione
decidi scartando
senza avere impressioni
come se tutto fosse dannatamente
già successo

Nella palude

delle identità ripudiate

Sale il dolore
come un giorno di pace
che si può fare se
non sorridere?

Fa impazzire
tutti tranne te

architetto dei miei desideri
distruttore dei miei istinti

La soluzione è semplice
ma cambia sempre

vedova di me stessa
tutti mi amano

__________________________________________________________________________
Un cane andò in cucina
e si accostò al fornello.
Allora col coltello
il cuoco lo sgozzò.

Ciò visto gli altri cani
scavarono una fossa
e sulla terra smossa
scrissero con la coda:

Un cane andò in cucina
e si accostò al fornello.
Allora col coltello
il cuoco lo sgozzò.

[..................eviadiseguito]

Ho forse dormito mentre gli altri soffrivano? Sto forse dormendo in questo momento? Domani, quando mi sembrerà di svegliarmi, che dirò di questa giornata?
Ma in tutto questo quanto ci sarà di vero?
Lui non saprà niente. Parlerà dei calci che si è preso e io gli darò una carota.
A cavallo di una tomba e una nascita difficile.
Dal fondo della fossa, il becchino maneggia pensosamente i suoi ferri.
Abbiamo il tempo d'invecchiare.
L'aria risuona delle nostre grida. Ma l'abitudine è una grande sordina.
Anche per me c'è un altro che mi sta a guardare, pensando. Dorme, non sa niente, lasciamolo dormire.
Non posso più andare avanti.


Che cosa ho detto?

[......................................]

Signori, non capisco cosa mi sia successo. Vi faccio le mie scuse. Vi prego di dimenticare l'accaduto. Non ricordo più molto bene ciò che ho detto, ma potete star certi che non una sola parola corrispondeva alla verità. (Viparecheabbial'ariadiunocapacedisoffrire,io?Andiamo,via)
 Leggi tutto…
tuttoquadra
22 apr, '08, 11:59 p.
Come la mettiamo?
Come la mettiamo mi chiedi.
Penso a un universo di cose e tu mi chiedi come la mettiamo.
Perfetto. La mettiamo che non ha importanza. Che ti sorriderò sempre, cosa ci posso fare.
Non ho intenzione di rovinarmi la vita per te. Me ne farò una ragione e quello che succederà succederà, hai voglia che tutto succeda quindi lasciamo succedere il succedibile.
Ma poi non venirmi a parlare di "se".
Me ne strafotto dei tuoi se".
Sarà come sempre quindi è inutile che mi monti la testa.
Te la farò pagare e in silenzio. Ti farò rendere conto delle cose senza dirti nulla di chè.
Auto rendersi conto.
Eccheccazzo
Sei così, e stanne certo che "non è colpa mia". Non questione di colpe. Ma di attese, arrivi.
Non puoi fare così, altrimenti non ci starò più. Ci sono stata una volta, la prima, ma ora non so cosa farmene. Non so cosa farmene se non mi rispondi. Non so cosa farmene.
Ma forse mi stai anche rispondendo, ma io non ho questi tempi, non ho questi impegni.
Che ci vuoi fare sono incontaminata io. E se tu te la spassi alle mie spalle, spassatela pure senza.
Ci guadagni di meno e ci soffro di meno.
Se fai rivivere una cosa attraverso gli altri.
Con me di questo passo sarai sempre al punto di partenza.
Sempre. Fidati.
Te ne renderai conto da solo.
Perchè lo sapevi che saresti dovuto essere presente molto prima di adesso. E non me ne frega un cazzo se adesso varcherai quella porta, io avrò altro da fare. Avrò ben altro da fare, perchè sono impazzita quanto basta per rendermi conto che a questo punto cazzo è stupido. Cazzo non sono un manichino. Non sono una bambolina che ti aspetta ogni momento, ti aspetto quando so che arrivi, e non ti aspetto all'infinito. Sarebbe paradossale mi capisci? Sarebbe cazzo contraddittorio.
E se mentre lo fai ti senti in colpa e continui a farlo per sentirti bene a mie spese, vaffanculo.
Perchè un po' di rispetto ci vuole. Lo sapevi cazzo.
E quindi, dopo il pane, siamo qui. Bene io non sono qui solo per te. Ci faremo due passi e vedremo cosa camminerà fuori da questi due passi. Per il momento mi faccio la mia vita quanto te.
Esattamente quanto te, ma per farti capire che non sto di certo qui a morire per qualche tua strana distrazione.
Non posso mettermi a piangere con il culo per aria e raccontarti tutta me stessa pensando che tu non sarai sempre lì. è triste da dire ma io non posso, andrei sotto di me in altre parole mi sentirei male, un male cane. Mi sento male. Mi sento svuotata all'inverso
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tuttoquadra
20 apr, '08, 10:58 p.
i ponti. Adoro i ponti. sono l'oggetto che più aiuta quando non si sa da che parte stare, quando non sai dove sei. Perchè non c'è luogo che aiuti così tanto come un ponte, non c'è luogo che meglio descriva la situazione del non saper essere.
Guardare da un lato, una riva, guardare dall'altro, una riva. Pressochè identiche, ma così radicalmente diverse, piene di identità, piene di significati. E poi la sicurezza che un giorno o l'altro, nonostante tutto, ci si accorgerà di essere proprio da quel lato, per questo e quest'altro motivo. Insomma, anche se si decide di vivere per sempre su un ponte, quello diventa una riva. Dalla quale ci si può affacciare a guardare il mondo, dalla quale in un modo o nell'altro si distingue.
E poi ci si butta, e ci si butta perchè?
Per quello, per questo, per altro,
o perchè non è quello non è questo o quest'altro.
Si riflette, si pensa sul ponte.
Si figura il pensiero in testa, e poi succede qualche cosa.
Poi si ripensa a cos'è successo, a come mai è così, a cosa c'è, a cosa potrebbe esserci. Sinistra, destra. Destra, sinistra. Bilanciamento equivale a. Contrasto sta per. E quindi.
Non hai voglia di andartene, non hai mai voglia di andartene da un ponte. Perchè da un ponte, hai tutto sotto controllo.
Ad un tratto però arriva qualcuno. Qualsiasi qualcuno, che comincia a dirti qualsiasi cosa.
E ascoltandolo, ti dici che forse hai capito, che se sei triste fai così, che se sei felice fai in un altro modo e capisci che quello sei tu.
Magari non c'è nessuna riva, non c'è nessun ponte. Magari ci sei solo, solo tu. Sempre. E il ponte serve quando non sai chi sei, o non sai chi essere, ma forse non ha importanza scegliere perchè rimani tu, rimani castigato in te. Rimane che in un modo o nell'altro sarai sempre su quel ponte che è una riva e quella riva si affaccia su un ponte.
Questo perchè ogni cosa succeda sotto di te scorre sempre qualcosa, qualcosa che è incomprensibile ma traducibile e condizionabile. Qualcosa lasciato a se stesso, con il passivo potere di diventare qualcos'altro. Di avere un significato nascosto, altrimenti detto amore. Altrimenti detto fastidio, altrimenti detto piacere, altrimenti detto e ridetto in ogni modo possibile. Tutto molto ripetitivo ma tutto molto diverso, però proveniente dalla stessa sensazione dal vivere stesso.
E le parole sono ponti, anche. I pensieri sono ponti. L'amore è un ponte.
Il ponte suggerisce l'estremo bisogno degli altri. I tuoi occhi su quel ponte suggeriscono l'estremo desiderio degli altri.

Ma il colpo di scena e il retroscena arrivano quando ti rendi conto che su quel ponte, in un altro punto, ma su quel ponte, insieme a te, c'è sempre stato qualcuno.
Qualcuno che tristemente è come te, qualcuno che nel solito modo o nell'altro ti rispecchia, ma ti rispecchia da un altro punto di vista, piccole dimostrazioni che siamo tutti figli della stessa madre. Qualcuno che quando ti guarda, non ti sta guardando. Qualcuno che quando ti guarda vede altre cose, vede quello che cerca, e sente quello che è, ma non ne è certo.
  Leggi tutto…
tuttoquadra
19 apr, '08, 1:41 p.
Per favore silenzio un attimo.
Ho bisogno di stare in silenzio.

- perchè?

ho bisogno di capire dove mi trovo veramente. Questa è la mia casa, ma ho il dubbio che forse sono solo io che faccio andar bene qualsiasi cosa.

- non capisco. A dire la verità a me pare che questa sia semplicemente una particolare scheggia di realtà in cui ognuno a suo modo ritrova se stesso.

Appunto per questo ti ho chiesto silenzio.

- beh, e con il silenzio cosa crede di guadagnare? Forse solo una realtà nella realtà, che lei si induce a pensare a partire da quello che conosce. Lei in sostanza è un cercatore.

è qui che ti sbagli caro. sono tutto tranne che un cercatore, e ringrazierei dio se mi si fosse dato qualcosa da cercare. Invece trovo tutto senza cercare niente, e questo non mi permette di distinguere i valori delle cose.

- i valori delle cose....ma lei, mi dica, dove pensa di vivere? In un mondo di valori?

Forse, più che di valori, di significati.

- Allora, se mi posso permettere, lei è spacciato. Riesce a sentire qualcosa nel silenzio?

Solo altri rumori. Non ci sarà mai silenzio.

- Non si rende conto che con le sue azioni lei si sta rispondendo senza sforzi?

Sì, ma come posso essere certo che le mie azioni mi rispondano quello che non dimostro che rispondono? Sarei, come dice lei stesso, il più spacciato degli uomini se nemmeno io per me stesso fossi fonte di sicurezza. Anche a costo di ripetermi.

- Capisco. Io invece, dal canto mio, preferisco non mettermi in discussione con me stesso. Ho già troppe cose da sbrigare fuori da me che se mi dovessi interrogare su ogni cosa che sento e che vedo credo impazzirei.

Sa, in fondo non dipende direttamente da una volontà. Dipende dal punto in cui lei e la sua coscienza avete deciso di sostare. in fondo è proprio adesso che mi trovo qui che mi rendo conto che si vive più in pace lì dove sta lei, ma non me ne sarei mai reso conto se non arrivando fino a qui, se non l'avessi visto dal di fuori. Non sarei mai capace di vivere nella sua posizione, è questo appunto che mi rende diverso da lei e da qualsiasi altra persona.

- Lei dovrebbe solo imparare a darsi un po' di più per scontato e a rendersi conto che se ogni persona a lei cara è come lei la vede, è anche per merito suo.

Lei nel suo campo è una persona molto intelligente, sul serio, se è capace di sapere queste cose senza essersele mai interrogate. Io per conto mio, riferendomi a quello che mi ha rivelato, mi rendo conto di darmi alle persone solo quando loro mi danno qualcosa.

- Mi sta dicendo che lei vive negli altri, solo ed esclusivamente negli altri?

Non precisamente. Diciamo più che mi annullo negli altri, che non mi penso, che non ho la benchè minima intenzione di distrarli, da loro stessi e dalla situazione in cui ci troviamo.

- Dev'essere singolare la sua condizione. Lei se ne rende conto?

Riesco a capire che è singolare, ma non so in che modo rendermene conto, perchè in fondo lei capisce che tutte le situazioni sono a loro modo singolari.

- In realtà non mi rendo conto affatto di questo, può capitare che mi renda conto della mia singolarità, ma solo in situazioni molto particolari, quando la mia singolarità viene evidenziata in modi opposti.

Questo capita a mio parere perchè lei ha ancora una precisa speranza che la riguarda. La sostanziale differenza che c'è fra me e lei, perchè io per me solo ho perso la speranza, e confido solo nel mondo, nelle persone, che me la possano dare. Capita molto raramente che delle persone si rendano conto di questo, ma quando si rendono conto mi permettono di vivere e vivono loro stesse nella speranza che stiamo condividendo. Tuttavia è molto difficile che una persona di fronte a questa situazione rischi se stessa per abbandonarsi ad un momento di puro anonimato personale, ed è proprio per questo che è gratificante quando succede, quando qualcuno, come lei adesso, realizza che io non le sto offrendo la mia persona per appropriarmi di qualcosa che la riguarda, ma al contrario per darle qualcosa di mio che diventa anche suo.

- Questo sta alla base di tutti i rapporti umani.

Si figuri.
  Leggi tutto…
tuttoquadra
18 apr, '08, 3:29 p.
niente da comunicare Leggi tutto…
tuttoquadra
10 apr, '08, 1:58 m.
lei è qua   
    falsità   come

radio at ti vi tà
che mentre c'è da osare
uccide lo spettacolo
carnale

e l'anima brucia
più di quanto illumini
ma è un addestramento
mentr eattendo  che io
mi accorga che so respirare e ee
passi, nient'altro che passi.
passi inutili, vuoti, ripetitivi
pioggia fiotti
non so cosa dirvi.
non so davvero cosa dirvi, a tutti quanti.
forse perchè non devo dirvi niente.
forse è perchè le cose stanno semplicemente così.
sono morta, sono lasciata a me stessa. e senza rendermene conto ci sono tante belle cose.
me ne rendo conto ma non riesco a sentirle.
fottuta, in ogni modo.
pioggia, a fiotti.
passi
ripassi
semaforo rosso per le macchine
semaforo verde per i pedoni.
semaforo verde per le macchine
semaforo rosso per i pedoni.
Ma cosa importa.
l'importante è che si vada, verso dove ? non si sa.

Ho voglia di tornare a casa, ho voglia di tornare nel feto di mia madre e stare lì ore e ore a guardare la pioggia che cade.
Ho voglia di passare una giornata che non si concluda con un "va beh domani succederà".
Ho disperatamente bisogno di qualcosa, di qualcosa che non c'è.
Ho bisogno che qualcuno come me mi dica che esiste. Non potrò continuare così ancora a lungo. E non è semplice, perchè tutti sono come me ma appena parlo a qualcuno quello scappa. non capisce. se ne va.
E non mi voglio prestare. non significherebbe niente.
mi sento nel giusto e mi sento meglio così.
e vorrei tanto che qualcuno mi lasciasse il cibo nel frigorifero.
  Leggi tutto…
tuttoquadra
7 apr, '08, 9:08 p.
MA QUANTE VARIAZIONI HA IL VERBO ESSERE?!

Amico mio non hai capito un accidente, così come nemmeno io dalla mia parte l'ho capito.
Tu continui, imperterrito, ad essere profondamente infelice, e non riesci a renderti conto - come me che ti guardo - che la tua vita è così piena, così colma, cosìcompleta. E quello che mi diverte di più è che probabilmente anche tu penserai lo stesso di me, e mentre lo pensi ti sentirai vuoto, e incompleto, esattamente come me.
Sto cercando di farti capire qualcosa che riesco a vedere, ma che non riesco a sentire.
Sono le novità che ci fanno annoiare di noi stessi, perchè le novità scombussolano tutto quello che siamo da sempre e introducono cose che non potremo mai essere, o che forse inconsciamente già siamo in noi.
In conclusione sono profondamente dispiaciuta che la tua sia vuota e senza senso, vorrei tanto che la capissi veramente, che capissi davvero cosa fai e cosa ti succede e chi ti sta intorno, ma sei talmente radicato delle tue idee e proteso verso i tuoi ideali che non sai vedere.
e non succederà mai il contrario,
è per questo che stai facendo ciò che di meglio si possa fare.
  Leggi tutto…
tuttoquadra
6 apr, '08, 6:28 p.
Aspetta aspetta fammi capire:
tu mi stai dicendo che non sai di cosa parlo. Che non hai MAI
mai saputo di che cosa parlo.
Dopo tutto questo tempo mi dici questo. Mi dici che non ti sei mai accorto di niente. Che non ti sei mai reso conto che volevo che tu ti rendessi conto e per questo continuavo a fare quello che facevo.
Dopo tutte le cose passate insieme. Dopo tutte le parole che ci siamo detti. Dopo tutti i libri che abbiamo letto, i film che abbiamo visto, i disegni che abbiamo fatto e la musica che abbiamo ascoltato. Dopo TUTTO questo mi dici che in ogni preciso istante stavi pensando ad altro. Stavi facendo altro e scoprendo altro. Non ti stavi soffermando sulle stesse cose su cui mi soffermavo io.
Ma ti rendi conto che nemmeno io mi sono mai accorta di quello che mi stai dicendo. Non mi è nemmeno passato per la testa che tu potessi pensare qualcos'altro rispetto a quello che credevo pensassi.
Non ci posso credere. Non posso credere che abbiamo creduto per così tanto tempo di entrare l'uno dentro l'altro mentre invece stavamo solo continuamente ribadendo noi stessi
urlandoci addosso i nostri pensieri, ridendo esasperatamente di quello che solo in noi e di noi volevamo ridere.
è decisamente assurdo. è terrorizzante. Non so più cosa pensare, non so se essere felice o triste. Mi sento solo un gran vuoto dentro, una grandissima solitudine che non potrà mai essere colmata se non da me stessa.
L'immagine nello specchio rimase dov'era, mentre uscivo dalla stanza.
immobile
  Leggi tutto…
tuttoquadra
5 apr, '08, 3:32 p.
Ogni nuova situazione è come una stanza vuota  Leggi tutto…
tuttoquadra
2 apr, '08, 7:01 p.
Qualcosa di inanimato e convincente mi sollecita
mi dà forza e non mi dice
- CHIUDI GLI OCCHI! -
Una strana inanimata convinzione mi dice
- NON SEI NESSUNO, FATTI AVANTI. -
Una piacevole solitudine mi permette di essere tale e quale
anche in mia presenza.
E intanto mi chiedo chi sei, cosa fai, ma non sto giocando, no davvero.
Quello che vedi è più che mai quello che comunque vedresti in tua presenza.
A volte mentre ti penso mi verrebbe voglia di sapere cosa pensi tu e di sapere sè quello
che anchio penso
  Leggi tutto…
tuttoquadra
31 mar, '08, 12:15 m.
stavo bene, come in un utero: 
Siamo tutti degli illusi 
solo numeri 
Danno un’energia insofferente. 
Lasciatemi piangere
nei particolari più 
insignificanti
zitta in un angolo.
DISPREZZO PROPRIO IL CONCETTO.
vattene.
 Leggi tutto…
tuttoquadra
16 mar, '08, 11:26 p.
sto scrivendo un libro

per questo non scrivo più qui

adesso assemblo i pezzi


a presto
 Leggi tutto…
tuttoquadra
11 mar, '08, 7:27 p.
Sisifo è un personaggio della mitologia greca, fondatore e primo re di Corinto. Figlio di Eolo e di Enarete; fratello di Deioneo, Salmoneo, Macareo, Creteo e Canace; sposo di Merope e padre di Glauco e Almo. Secondo il mito, fu il più astuto fra i mortali.

Mentre Sisifo cercava di risolvere il problema dell'acqua, che a Corinto era molto scarsa, si ritrovò nei pressi della rocca di Corinto, dove vide Zeus con una bella ninfa. Questa era Egina, figlia del dio fluviale Asopo, che Zeus aveva rapito.

Il dio Asopo si presentò allora a Sisifo nelle sembianze di un vecchio, e gli chiese notizie di sua figlia. Sisifo disse che l'aveva vista, ma non rivelò subito chi l'aveva rapita: chiese, in cambio dell'informazione, una fonte d'acqua per la sua città. Asopo promise e Sisifo rivelò che la ninfa era stata rapita da Zeus. Soddisfatto, Asopo fece dono al re della sorgente perenne detta Pirene.

Quando Zeus venne a sapere che Sisifo aveva parlato, chiese a suo fratello Ade di mandare Tanato per catturare Sisifo e rinchiuderlo nel Tartaro. Quando Tanato giunse a casa di Sisifo, questi lo fece ubriacare e lo legò con catene, imprigionandolo. Con Tanato incatenato, la morte scomparve dal mondo. Il dio Ares, quando si accorse che durante le battaglie non moriva più nessuno, e che quindi non avevano più senso, si mosse per prendere Sisifo e, liberato Tanato, lo condussero nel Tartaro.

Sisifo, tuttavia, aveva imposto alla moglie Merope di non seppellire il suo corpo, per cui egli ebbe motivo per protestare con gli dei dell'empietà della moglie. Persefone, moglie di Ade, decise di farlo ritornare sulla Terra per tre giorni, il tempo di imporre alla moglie i riti funebri. Sisifo tornò nel mondo dei vivi, ma non obbligò la moglie a seppellirlo: così gli dei inviarono Hermes, che lo catturò e lo riportò negli Inferi.

Come punizione per la sagacia dell'uomo che aveva osato sfidare gli dei, Zeus decise che Sisifo avrebbe dovuto far rotolare un masso dalla base alla cima di un monte. Tuttavia, ogni volta che Sisifo stava per raggiungere la cima, il masso rotolava nuovamente alla base del monte, per cui Sisifo dovette per l'eternità ricominciare la sua scalata.
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tuttoquadra
7 mar, '08, 2:28 p.
Forse ci stiamo solo sbagliando.
Forse ci stiamo solo guardando fra le ossa, nella speranza di trovare un muscolo.
Forse alla fine, come le volpi, faremo come sempre finta di niente.
(Il vero senso del tempo è quando non sai se arriverai in ritardo o in anticipo)
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tuttoquadra
4 mar, '08, 4:37 p.
L'arrendevolezza di un vaso di fiori che cade da un balcone mi ricorda una folata di vento che, da una finestra, invade una stanza e disordina tutte le posizioni degli oggetti. 
L'eleganza con cui una qualcosa non decide di essere: nonostante non sappia di essere ciò che è, si rivela in tutta la sia identità. 
Cadere da un balcone, senza il minimo pensiero, senza il minimo slancio, senza forze, senza ripensamenti, senza niente di tutto questo. 
Precipitare, percorrere verticalmente il condominio dall'esterno, vederlo scorrere piano per piano, sentire la forza di gravità che ti chiama da sotto, sentire l'attrazione fisica per il pavimento
Guardi il cielo 
e cominci a ballare, a fluttuare nell'aria (questo sì che è viaggiare nello spazio) 
chiudi gli occhi e sei felice, non puoi avere niente di più. 
precipiti 
e continui a precipitare.
Il sole sfiorava la città di scorcio, con raggi molto luminosi e bianchi, sopra di noi il cielo era azzurro e pulito. 
Non so che cosa stessimo facendo, eravamo in giro senza avere una precisa meta e a dirla tutta non ricordo davvero da quanto stavamo camminando. Come se ad un tratto quel cielo e quel sole mi avessero svegliata, avevo l'impressione che fosse molto tempo che non parlavamo, ma la cosa non provocava imbarazzo né tantomeno pesava, perchè era come se stessimo comunque parlando, nonostante non stessimo aprendo bocca da non mi ricordo più quanto. In ogni caso non aveva molta importanza, sentivo che dentro di me la vita che avevo vissuto aveva reagito con me stessa, sentivo che avevo nuovi pensieri, nuovi stimoli, in un certo senso ero una persona nuova, diversa. 
Mi voltai, e al mio fianco c'era lui, sorrideva un sorriso che passava inosservato, in altre parole sembrava proprio felice. 
Ho cominciato a pensare ad un giardino zen giapponese fatto di 15 pietre disposte in modo che da ogni parte lo si guardi non si riescono mai a vedere tutte insieme, perchè ce n'è sempre almeno una che ne nasconde un'altra. 
Quando completai la mia riflessione e tornai completamente a camminare, mi fermai; lui mi stava guardando, mi stava aggredendo con gli occhi, stava entrando dentro di me. L'unica cosa che mi venne da fare fu sorridergli, e abbracciarlo. Di risposta lui lentamente avvolse le sue lunghe braccia intorno a me, e mi strinse in un modo morbido e pacato. Non so per quanto tempo siamo rimasti in quel momento: stavo bene, come in un utero, ci stavamo consolando mentre ci parlavamo con la pelle, e staticamente stavamo diffondendo tutto il nostro fragrante torpore l’uno sull’altra. Ad un punto però ho aperto gli occhi, rendendomi conto che ci trovavamo in mezzo alla strada: una macchina ferma davanti a noi e un signore infuriato alla guida. Dentro di me mi divertivo da matti, chiedendomi sorpresa come potessero succedere cose simili, ma la risposta ce l'avevo già anche se non era sempre la stessa. O forse sì. 
Dietro l'angolo che subito dopo aver attraversato la strada avevamo svoltato, ci aspettava, quieta e inconsapevole, una stupenda fontana.

tuttoquadra
28 feb, '08, 2:47 m.
non ti si può biasimare 
però ci si può chiedere: cosa cerchi? 
cosa vuoi ? 
cavolo, dopo tuttobasta anche solo sapere che posso sentirmi morire e 
scegliere, fra lasciarmi andare oppure rispondere, con tutte le forze. 
Cosa vuoi? 
andando avanti di questo passo finirai per accettare, per rinunciare. finirai per essere quello che forse hai sempre rifiutato di essere. 
le persone ti vivono, mentre tu coroni la tua solitudine. 

cosa vuoi?
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tuttoquadra
27 feb, '08, 1:41 p.
Si tratta anche di essere capaci di scendere a compromessi,
di mettersi in discussione, darsi per vinti.
Non è tutto basato sulla tua visione del mondo, dovresti essere in grado di darci un taglio una volta per tutte con te stesso

tu sempre sul ciglio del ciglio del burrone più alto nell'immaginazione, ogni giorno stanno per spingerti, quello che sta per cadere potresti essere tu ma c'è qualcuno dietro di te che può spingerti se vuole.
Cosa vuoi fare? Vuoi perdere l'opportunità di rimanere in vita solo perchè ti credi
immortale?
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tuttoquadra
22 feb, '08, 1:38 p.
sto cercando di codificare
certi piccoli pulviscoli che si riversano in imbuti obsoleti
a dimostrare l'irrealtà
della cosa. Sto cercando di
fare capire alle persone
che quel che è stato è stato
mentre la puntina poggia sul vinile

vorrei rivedere il mio passato
e starnutire qualcosa
come un fiore appena sbocciato
rompere un degrado.
Farmi capire, insomma,
senza girarci troppo intorno.
Attraversare la strada
come si dice,
darla a bere darle da bere
Bevila ingoiala soppiantala
a volte è così che si deve fare
senza purtroppo
allacciarsi le cinture
e ammirare - a testa in giù
senza mezzi termini.

Sto solo pescando con un amo di pietra
sto solo continuando ad andare
a capo, niente di che.
Dammi un motivo dimmi un numero
solo chiudere gli occhi darmi un buffetto
ruotarmi per le spalle
incoraggiami ad andarmene
a smettere
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tuttoquadra
21 feb, '08, 5:11 p.
Esperienze tattili da prefabbricati.
il modernismo cura di più la conquista casalinga.
Quando vuoi lo spazio, l'ordine di cambiare la posta utilizzata
copertina al tuo posto in scatola la sostanza.
come se le persone, essendo appena ogni cosa, ----com'è successo?
Orecchini in un riscaldamento come impressionante qualità vernacolare, disegnata negli arredi.
17 milioni di giovani tutti sagomati per partecipare alla seduzione.
Il piano: sera su YouTube; il cappello di Alessio Guarino per audiolibri.
Vogliono una torre in scatola, un posto per leggere nella silouette abbandonata,
rivestita dagli sci alle copertine intelligenti.
Quando vuoi, completa il resto
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tuttoquadra
21 feb, '08, 4:09 m.
Questa lunga lunghissima spropositata conservazione senza limiti mi lascia un respiro che degrada l'ambiente
quasi come se non riuscissi a fermarmi e perciò dovessi chiudere gli occhi tralasciando l'attuale deciso inopportuno - fatico scrivere questa parola - come se mi desse fastidio - . tralascio chè meglio.

inospitabili abitudini si instaurano o si installano in quello che viene chiamato ordine talvolta
 però la valvola non viene richiesta
tia mo a volte
entonces chissenefrega
è tutto un dovere da preperseguire
a voi il resto
io preferisco acostarme
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tuttoquadra
21 feb, '08, 1:50 m.
esito e straordinariamente tutto mi si ripercuote sulla faccia della terra
e non sbrigativo
nel senso che cammino e nell'andare constato certe palline di mescolanze di buio che mi danno un senso
no so
sordido
però prego
chino la testa
oscillo e vacillo
Fascino
suoni decisi precedono altri suoni impacciati e imbarazzanti
rifiuto corporeo, la mente si vergogna.
giro la testa e non so cosa vedere. vedo cose, le rinnego.
immagino mi muovo mi lascio VERBI
alcuni sogni mi cullano mi svegliano.
la veglia non si comporta allo stesso modo, non la so domare (dormire).
cos'è quella cosa che noto proprio davanti al mio naso
sarà un giocattolo?
qualcosa da SSperimentare
provare
delucidami

è uno strano volatile senza piume.

un bacio sulla guancia, un altro sul braccio.due anime si incidono con sensazioni comuni e divergenti.
due lati dello stesso interrogativo.
è che si sente
ma non si percepisce
ma si capisce
si converge tra
due
meriti
e
non so
prego
ma che cosa prego? che cosa desidero?
questo, eppure, ci va vicino.
molto, molto vicino.
espiro, è questo
magari
taglio
sbuccio
mi straccio
rivedo
sbuccio patate mentre penso alle navi che salpano, ogni giorno.
ai treni da prendere, ma qualcuno lo ha già scritto, lo ha già pensato.
però effettivamente ti (ci) vedo
cioè -
non saprei dire ma
tu sei con me!
tu sei con me
così!
così in me e sei fuori poi ti vedo in me e sei tu
niente bisogno di affatto
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tuttoquadra
20 feb, '08, 5:10 p.
Camminiamo
I frutti cadono, uno dopo l'altro,
al nostro passaggio.
Le luci si accendono, i lampioni.
Sì siamo proprio qui, ora lo sai.
Sapevi che prima o poi sarebbe successo. Se ci pensi, tutto si succede.
Continui a ripensare a quella voce verbale che non ricordi...
mi dispiace, non posso aiutarti
non potrò mai.
Tuttavia sarò felice non appena ti verrà in mente.
Io adoro verniciare.
Che poi è tutto merito della musica.
Del caffè.
Mi metto sotto le coperte,
mille coperte, e guardo fuori dalle coperte. Invento molte cose, lo sai.
una di queste si chiama
porpora

un'altra

non mi viene in mente
Ombre. Ma solo al 20%
il resto crolla sempre.
Che bisogno c'è di essere felici se lo si è
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tuttoquadra
19 feb, '08, 2:32 p.
TRE MINUTI E ZERO QUATTRO
Navi che salpano
enormi e silenziose
si aggirano maestosamente
Le pupille si dilatano con il loro allontanarsi
una mano batte la fronte
qualcuno si è dimenticato, per sempre.
All'orizzonte, il nulla.
I camini continuano a fumare
ma le strade sono deserte
forse cala il buio, eppure c'è ancora luce.
I neon vanno a intermittenza
già si notano.
Una poltiglia di persone si accavalla fra la città
indefinito
Le navi sono lontane
imponenti e misteriose
blu, ma anche rosse
La musica vola via
Le luci dalle finestre scompaiono
piano per piano
Musicisti con i loro bagagli alla
fermata di un autobus
Sabbia negli occhi

Sabbia del deserto
chissà che non siano le navi
Vorrei farti capire
che non tutto è sbagliato.
Se fosse così, faresti qualcos'altro.
Vorrei informarti
che sei già
sul treno
diretto alla prossima stazione.
Guarda il paesaggio,
è suggestivo,
ma anche le tue vene lo sono.
Mi ricordano

[profumami di te
ti saprò dire di cosa profumi]
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tuttoquadra
18 feb, '08, 12:33 p.
ruido ,
calmami
fammi vedere quando finisce davvero
schiaccianoci.
CRAC!
domani a quest'ora saró su un'altro pianeta
l'importante è che giri ancora intorno al sistema solare.
---
Qual è lo specchio che dice il vero
se nessuno di loro mente?
si comportano tutti come adesivi
ma forse pochi di noi si salveranno.
Quale voce verbale puó dettare tutto
in una sola volta?
Ho fatto tanto, ma non abbastanza
in un figura ci stanno infiniti triangoli
punti linee segmenti
non barare, non è mai servito.
A proposito di servitù,
vorrei avere un calamaio che bilanci tutte le volontá
le voglie. Come carta che si affaccia da un balcone
in un giorno di vento. Come un vetro
che corre incontro a una pallottola.
l'Edera ci ricoprirá e ci strozzerá.
Soffocheremo, affogheremo nel
gel!
Campane suonate da grossi goccioloni di pioggia o grandine;
metti in moto, andiamo verso casa.
Vola via, è via.
Non essere quello che non sei, chiediti piuttosto chi sei
Non cercarti, chiediti.
Tanto è sempre così, si fa qualcosa per fare l'opposto.
Sapeste dove sono
in lande desolatamente affollate,
scomoda.
Muggiscono le persone, rispondere è cortesia.
Muori, tu che puoi
morbidezza
appiccicosa
si posa.
riposa in pace
e staccati
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tuttoquadra
15 feb, '08, 4:35 p.
vorrei avere un compasso per tracciare un cerchio
e poi poter dire che tipo di cerchio è.
vorrei avere un ditale per pungermi un dito
e poi vederlo sanguinare.
vorrei essere un cumulo di polvere per arricchirmi ogni giorno che passa
e poi dissolvermi nell'aria.
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tuttoquadra
14 feb, '08, 6:16 p.
mi cercavi e ti ho trovato.
- lascio qualcosa al mio passaggio? Oppure lo senti sempre?
oppure entrambi
torniamo ad essere quelli di una volta
riscoprendo di non essere cambiati mai.


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tuttoquadra
12 feb, '08, 8:31 p.
è finita. anche questa è terminata.
quante cose che succedono in così poco tempo, non mi lasciano nemmeno il tempo di rendermi conto di chi sono che il giorno dopo sono già un'altra. ma un'altra davvero diversa. curiosa. disperata.
quante cose tutte così intense vere splendide e faticose.
non so, non so davvero, perchè sono giunta ad un punto in cui non vorrei avere di più. Non nel senso che non c'è niente di meglio, ma nel senso che va bene, sempre.
Mi sto fluidificando sempre di più. Versatilizzando. La cosa mi rende molto serena.
Passando notti insonni. Scoprendo cose che non pensavo fossero tali. Scoprendole, davanti agli occhi. Il crollo il collasso del pregiudizio. è semplicemente magnifico. capire che non c'è niente di ideale. e poi andarci di pari passo.
e chissenefrega di quello che vorrei essere. se mi pubblico un libro per me mi sento bene
se faccio le cose per me stessa,
se capisco - che quello che faccio, lo faccio per me stessa.
chissenefrega del resto. se si pensa - non ce la faccio - non ce la si farà
ma se si fa, si fa.

e quanto ci è voluto per essere così come sono? e per poterlo essere?? cerco di prevedere quello che sarà a seconda dei casi, ma è anche vero che potrei scegliere la strada più comoda.
Perchè vivo? Qual è il mio scopo per me in questa vita?
ci sto vivendo in questo momento.

è l'unica risposta che so dare, perchè per il resto cambierò sempre idea, il che significa che seguirò semplicemente il flusso degli eventi ogni qualvolta mi si presentano davanti.
quindi il mio scopo è qui, ed è al supermercato e alle feste e all'università e sotto un ponte.
ovunque io
sia in me.

fischiettando con dieci chili sulle spalle o piangendo per incapacità di esprimersi.
niente domande. niente risposte.
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tuttoquadra
9 feb, '08, 10:39 m.
RM RM RM RM
dopo tanta fatica
RM.
non so quanto ne possa valere la pena. Sono ancora giovane. e ci voglio rimanere ancora per un po'
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tuttoquadra
5 feb, '08, 11:05 m.
labirrrinto  Leggi tutto…
tuttoquadra
4 feb, '08, 1:41 p.
ho cose migliori da fare!
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tuttoquadra
2 feb, '08, 10:40 p.
ecco il non stare bene è sempre una questione di mancanze o di eccessi  Leggi tutto…
tuttoquadra
1 feb, '08, 2:41 p.
è tutto un gioco basato su equilibri che il giocatore/spettatore deve essere in grado di mantenere e rispettare, pur partecipando. è un gioco dove si continua a vincere e perdere, e quindi dove fondamentalmente non si vince e non si perde nulla per cui valga la pena. Dopo un certo tempo che varia da giocatore a giocatore, si comincia a notare che l'equilibrio prende vita, rivelandosi nel suo segreto, e acquista un significato che va al di là dei significati riunendoli in se stesso. Ma questa, che apparentemente potrebbe suonare come una vittoria, si scopre essere solo una delle tante vincite che si possono vincere, una su infinite, che vengono perse nel momento in cui si vince la propria.
quindi si può parlare di sinestesie, di metriche, di visioni, di infinite capacità attraverso cui l'equilibrio ci viene rivelato, ma quell'equilibrio non siamo noi. Siamo noi, proiettati in esso. siamo noi che ci vediamo, siamo noi che ci ritroviamo, siamo noi fuori da noi. Noi. Possiamo solo essere.
Giocatori o spettatori, noi vediamo l'equilibrio e lo interpretiamo, gli diamo una forma e una soluzione. Gli diamo anche attributi, lo decoriamo, lo trasformiamo in altro.
L'energia non si crea e non si distrugge
si trasforma.
E questo è vincere? Non credo proprio.
Allora è perdere? Nemmeno.
è semplicemente giocare
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tuttoquadra
31 gen, '08, 5:15 p.
IO TU NUTRO
TU MI ELEVI

ci contaminiamo.
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tuttoquadra
28 gen, '08, 10:16 p.
tutte le cose vere prima o poi vengono a galla, nel modo più naturale che ci sia. e basta. non c'è niente da chiedersi, quello che è prima o dopo verrà ammesso da chicchessia.
dispiace quando succede il contrario, ma che ci vuoi fare. sono cose che capitano. e se capitano sono vere anche loro, perchè impedirle. non avere paura di quello che succede, se succede perchè devi avere paura.
e non basta non avere paura, perchè da quando non hai paura ti si apre un mondo davanti. quando non hai paura devi prendere parte, il che è ancora più complicato, se pensi che la paura è sempre dietro ogni angolo.
io, per quello che so, ci sono volte in cui non ho paura. a volte in cui ho paura e la maschero. a volte in cui non vedo la paura. sono come ogni persona che si rispetti, con la differenza che mi vedo. niente da aggiungere.
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tuttoquadra
24 gen, '08, 9:56 p.
eeee lo sbaglio sta nel fatto che al posto del tempo ci sei tu.
che ho paura perchè ti sento talmente vivo dalla mia mente a quella stanza da poter rischiare di pensare che stai pensando anche a me.
e ho paura perchè oggi ho capito che spesso fraintendo quel che c'è di positivo in quello che penso.
e ho paura anche perchè penso tanto senza considerare il fatto che mi potrei forse mi potrei
sbagliare. perchè cazzo non lo so perchè ma arriva sempre quel qualcuno capace di farmi dimenticare di me stessa.
come se tutto volesse essere un dannatissimo circolo vizioso che non riesco a capire. che cazzo
non riesco a capire se mi sbaglio. se quello che penso è totalmente sbagliato o se c'è un po' di verità.
Forse in effetti un po' di verità c'è, ma sono io che la costringo a diventare falsa.
si vedrà
ma è tutto così vicino
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tuttoquadra
23 gen, '08, 9:10 p.
mi trovo in un nulla molto strano che assomiglia molto a un limbo dal quale la mia vista piuttosto appannata sembra vederci.
io uso le parole soprattutto per farmi capire,
Il punto è che non sembra che io parli per far capire, ma piuttosto per confondere o far pensare, ma se il modo con il quale dico le cose mi sembra il migliore, non vedo perchè dovrei sforzarmi di parlare come può parlare un cartellone pubblicitario.
in fondo, se abbiamo una possibilità, perchè ci costringiamo a fraintenderla? Seguiamola e saremo immortali. Seguiamola e capiremo cos'è la paura, senza provarla. Capiremo cos'è l'amore, senza provarlo. Non proveremo niente di tutto questo, sentiremo tutte queste sensazioni tutte insieme le proveremo negli stessi momenti a seconda della realtà che ci attornia, ci accerchia.
Prima ho provato una sorta di claustrofobia nei confronti del mondo. Stavo pedalando contromano lungo una strada a senso unico, abbastanza stretta, in entrambi i lati della strada una fila di macchine parcheggiate in bilico sul marciapiede e in quello che era rimasto della strada macchine, che mi venivano incontro, mille paia di punti di luce si continuavano ad avvicinare dal buio lo illuminavano buio illuminato luce buio, io mi avvicinavo, non finivano, volevo allontanarmi ma non mi davano la possibilità, e lo spazio che mi rimaneva per pedalare si restringeva fra le macchine parcheggiate e i jeepponi alti sei metri e mi schiacciavano e allora chiudevo gli occhi stringevo le spalle il più possibile. Io volevo pedalare sul marciapiede a quel punto, ma non c'era spazio sufficiente causa le macchine e mi sono chiesta
ma quante macchine ci sono in questa maledetta città? e volevo fuggirle ma non c'era un solo sperduto angolo da cui non si vedesse una macchina sopraggiungere.
Questa mattina stavo camminando con la musica nelle orecchie, dovevo attraversare una strada e ho guardato, non c'erano veicoli. Poi ho alzato lo sguardo e un camioncino bianco mi impediva pericolosamente di vedere l'altro lato della strada, e l'unica cosa che separava me e quel camincino erano pochi centimetri di aria compressa e ci sono rimasta ma era come normale perchè non mi batteva il cuore dallo spavento, l'ho notato perchè era insolito, insomma, se una macchina ti fa un pelo di pochi centimetri significa che mancavano solo quei pochi secondi di centrimetri per metterti sotto, eppure: non mi sono spaventata, ho solo sgranato gli occhi
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tuttoquadra
22 gen, '08, 12:32 p.
ti svegli,
(è questo è l'importante)
ti dici
ce l'ho fatta
sono viva!
e sorridi
(i sogni hanno risposto alle mie domande e)
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tuttoquadra
21 gen, '08, 3:25 p.
Devo dire che mi piace molto ritrovarci tutti qui riuniti
nelle nostre sincere e spensierate solitudini
che si incontrano e
si vivono
senza voler essere nessun'altro all'infuori di se stesse.
Mi piace che le nostre oneste solitudini si siano consolidate in un grande habitat di disponibilità e affetto e che
nonostante questo rimangano tali.
è proprio così che non ci si perderà mai.
è proprio così che si riesce ad apprezzare il fatto di essere soli.
e io devo molto a nessuno, perchè è anche tutto merito mio.
(merito del fatto che non mi spaventa
- è un guardare alla cieca - come si suol dire.
si tratta piuttosto di una rassegnazione curiosa a partire dal fatto che non esiste una conclusione
una rassegnazione che è curiosa di sapere in cosa si potrebbe trasformare.)
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tuttoquadra
20 gen, '08, 6:57 p.
il problema non sta da nessuna parte, il fatto però è che quando qualcosa accade 
che ti piaccia o no, qualunque cosa tu voglia fare quel qualcosa è successo.
e lo senti nell'aria, vorresti fare di tutto per essere come prima, per non pensare a quello che è successo ma vive, in quell'istante, con te, lo vedi, lo senti, e non ci puoi fare proprio
niente.
imbarazzo,
te ne vai e resti là
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tuttoquadra
19 gen, '08, 9:10 p.
mi piace innanzitutto la tua bellezza. Forse però bellezza non è la parola adatta.
mi piace la tua umanità. non sopravvaluti e non sottovaluti, non valuti.
Mi piace appunto questa tua spontaneità, che non ha regole precise. Mi piace anche la tua versatilità, che si manifesta nell'impegno spontaneo che riversi nella stessa mia misura per far quadrare le situazioni.
si tratta di una spontaneità senza intenzioni, colma solamente di quello che vorresti fare e che rischi a fare, senza preoccuparti di quello che potrebbe succedere, perchè qualunque cosa accada andrà bene, riuscirai sempre a farla andare bene.
Sei una delle poche persone che al primo colpo dà un'importanza giusta e misurata alle cose, che si rende conto di quello che ha davanti agli occhi e lo guarda.
sei una persona che chiede qualcosa perchè lo vuole davvero sapere, e non perchè ha voglia di annoiarsi. sei una persona che fa quello che fa per farlo e basta.
Il problema è che non mi manchi. Il problema è che non trovo niente in te al di qua di questo. vedo tutto quello che hai di bello, lo descrivo, lo apprezzo, ma non lo desidero.
Forse tutto questo accade perchè mi basto, perchè in fondo ho tutto quello di cui ho bisogno, non ho bisogno di qualcuno che mi dica chi sono o che mi permetta di affermarmi. questo è già successo, e mi ha fatto capire che mi posso cercare solo in me attraverso tutti. perchè io sono l'esagerazione.
Io esagero. tutto va bene , ma niente è abbastanza. in un cerchio. 
io vorrei essere un essere umano. ma sono solo un essere umano.
e ormai ho preso una strada che mi può far arrivare solo in un certo punto. e quando arriverò lì so che me ne accorgerò (e non voglio essere arrogante, ma permettetemi di dire l'unica cosa che so).
perciò mi dispiace, proprio per quello che ho detto sopra, perchè sei una persona eccezionale, diciamo che saresti una persona che realizza buona parte di quello che non speravo più esistesse.  
sei come me. ma in un altro universo. come se quando fossi con me capissi da dove vieni e ti rendessi conto che non ci sei mai stato - esperienze che ti hanno portato dove sei, ma se avessi vissuto la mia stessa identica esistenza saresti qui (e ovviamente non ti noterei mai).
non so per quale motivo mi succede questo, ma lo odio quando accade, perchè il desiderio non trova un suo appagamento pur trovando un luogo dove potersi appagare.
ti voglio sinceramente bene
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tuttoquadra
17 gen, '08, 9:06 p.
Allora sì credo proprio che saper convivere con le persone sia una delle cose più importanti al mondo, perchè permette di dimostrare agli altri in quale misura vengono considerati, e allo stesso tempo permette di confrontarsi con se stessi per capirsi.
O almeno questo succede a me.
Penso che ci sono persone che hanno un'identità e persone che invece non ce l'hanno ancora; forse queste ultime hanno un'identità proprio in questo non-identificarsi in nessuna identità precisa, o forse è meglio dire
in nessuna identità prepotentemente ribadita.
Mi spiego meglio. Ogni volta che guardo persona vedo che possiede un'aura intorno a sé, un'aura che mi trasmette una sensazione nata dall'insieme delle azioni compiute da questa persona, dai suoi atteggiamenti e via dicendo ed è proprio la prima cosa si sente, quasi come un'atteggiamento dell'attegiamento.
Ed è qui che si può capire quello che intendo quando dico "ribadire prepotentemente", perchè ci sono persone che non si mettono in relazione attivamente, ma si mettono in un certo senso in mostra, talmente fiere e sicure di loro stesse che sembra che in questo modo si facciano apprezzare, e a volte addirittura ammirare. e lo sanno, ma gli piace troppo e quindi non lo dicono. e, contraddittoriamente, queste sono le persone che hanno più bisogno degli altri. Perchè se non ci fosse qualcuno ad affermarle continuamente, si sentirebbero perse e vuote.
Ci sono invece le persone che non hanno paura di partire da zero, di mettersi in discussione, di saper apprezzare. Sono persone che si fidano molto, e prendono le cose con semplicità senza intimorirsi troppo di fronte al fatto che magari non sono all'altezza di una certa cosa, perchè anche se non lo sono hanno capito un nuovo limite che gli permetterà di proseguire.
La cosa affascinante in tutto quello che mi è nato sotto gli occhi è che quelle stesse due persone in un certo senso si contengono l'una dentro l'altra, come lo yin e lo yang, ma sotto diversi punti di vista.
Se le prime fanno quello che fanno per essere affermate dall'esterno, le seconde fanno quello che fanno sulla base di ciò che vedono per affermarsi in loro stesse. 
Come al solito arrivo sempre alla stessa cosa, cioè che in qualsiasi cosa io dica c'è sempre quel qualcosa. Come il linguaggio, che si combina con la stessa serie di simboli, anche la realtà si determina con la stessa serie di cose che la compongono, ma in ordini diversi, ordini che inoltre dipendono da altrettanti ordini di processi mentali e psichici che portano a differenti espressioni della stessa identica materia. 
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tuttoquadra
12 gen, '08, 10:56 p.
riflettevo sul fatto che alla fine niente è deciso. Cioè, nessuno sa chi sei. Non c'è niente di certo, no?
Quindi, in poche parole, la persona che sei è precisamente la persona che scegli di essere, e che poi persegui. La continui ad affermare, e quindi le altre persone ti conoscono per questo. Ma se un giorno fai qualcosa di inaspettato, improvvisamente attraverso un'altra persona capisci che quello
sei sempre tu, dato che sei tu ad aver fatto quel qualcosa,
Ma non sei tu,
perchè tu non l'avresti fatto.
perchè l'identità non sta in ciò che fai, forse sta nel modo in cui lo fai, ma nemmeno, forse sta al di là di tutte le definizioni.

l'unica cosa che mi dispiace, è che non potrò condividere mai direttamente con nessuno tutto quello che penso.

La chiave
sta nel lasciarsi andare, nel fare quello che fai senza preoccupartene e senza preoccuparti di cosa gli altri potrebbero pensare. Però non si tratta solo di questo, perchè è anche vero che bisogna pensarci, che bisogna in un certo senso stare attenti a quello che si fa, a come lo si fa, ma senza concentrarsi del tutto.
farlo subito in testa ma poi farlo subito in atto senza pensare di farlo.
Riuscire ad uscire dall'idea senza abbandonarla, ma accompagnandola, portandola a passeggio senza guinzaglio.

è meglio l'idea o la tecnica?
io ho molte idee che sono talmente astratte che non saprei nemmeno come realizzare.
però ho anche idee che riguardano tecniche con cui però non saprei cosa realizzare.
non riesco ad unire.
sono ancora all'atomo, e ce n'è di strada per arrivare alla materia, e poi, all'opera, e poi
di nuovo all'atomo.
ma non mi scoraggio
perchè mi diverto
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tuttoquadra
10 gen, '08, 1:02 m.
mi piace tantissimo quando ad un tratto dalle
2359
si passa alle
0000




è come se mi fossi fatta la doccia
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tuttoquadra
9 gen, '08, 11:58 p.
ALMENO HO IMPARATO CHE I POLLICI STANNO ALL'INTERNO

Il fatto è che ogni cosa me la so permettere, e che tutto quello che faccio lo faccio per puro interesse & interessamento.
Non lo dico per ostentarmi, ma ogni singola cosa che faccio me la ricordo, appena riaffora. non dico di ricordarmi tutto, dico solo che tutto mi torna in mente come se lo stessi rivivendo una seconda volta.

a volte però accade che impietosisco. o almeno è questo che sento, e dal momento che lo sento non ha senso chiedersi se accada, perchè accade in me, e questo è tutto.

Pensavo comunque, che il lavoro del fornaio è un lavoro davvero importante. Il punto è che il tuo fornaio, più precisamente quello che sforna il pane della tua infanzia, detta le regole e stabilisce i tuoi metri di paragone rispetto a tutti i pani possibili.
Forse succede solo a me, che sono nata in un paese e ho una determinata sensibilità, ma io giuro che il pane che mangio a casa mia è il migliore, e ogni pane che, assaggiato, risulta simile a quello, mi piace.
Poi però c'è anche il modo con cui si fa il pane. Il fornaio del mio paese secondo me lo fa per passione, e questo me lo dicono quelle solite quattro vecchiette che me lo vendono da tutta la vita, sempre con quell'amore, con quella cura, con quella misura, che
vi giuro
non possiede la rumena che lavora dal fornaio qui sotto, che quando le chiedo da dietro il bancone di tagliarmi la focaccia ci mettiamo sempre un quarto d'ora a posizionare il coltello dove voglio, perchè non capisce, lei non è me e non è nemmeno quella focaccia, e soprattutto non le interessa esserlo.
(e mi piace pensare che io sono il prodotto di tutto questo.)

Quello che ne ho tratto da questa riflessione è che a non tutti i fornai della città interessa essere fornai. mentre i fornai di paese hanno scelto di esserlo.
cioè un fornaio a Milano deve sopravvivere, invece un fornaio al mio paese deve semplicemente fare il pane per Ada, per Barbara, per Carmen, Daria, Elena, Francesca, Giulia, Ilaria, Luca, Marco, Nicola, Orietta, Paolo, Rosa, Simona, Teresa e così via.
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E poi c'è da dire che mi sento quasi big fish quando lavora al circo. Ogni giorno ascolto con attenzione e con dedizione qualsiasi cosa riguardante il passato della persona con cui voglio stare, in attesa di qualcosa che però non è un nome, dato che la conosco, ma è un suo atto, nel quale tuttavia non confido troppo. Preferisco piuttosto conoscere questa persona attraverso ciò che mi raccontano anche di lei, per capire più avanti che non ha del tutto senso quello che faccio o quello che mi aspetto.
Perchè in fondo non ha senso dal momento che vengo compatita e accatastata fra la spazzatura dei ricordi, quando in me è tutto e dico
 TUTTO presente dal momento che non mi ci vuole niente per ricordare ogni minimo particolare.

Poi mi abbasso a livelli davvero inferiori e mi dico che un giorno avrò quello che mi spetta.
ma io mi dico ora che NON SO COSA MI SPETTA.
Mi lamento qui, perchè passo il resto delle giornate ad apprezzare qualcosa che davvero mi piace,
ma dato che sono molto religiosa, c'è sempre questa proiezione di un ideale indefinito che non mi lascia solo,
apprezzare.

tutto ciò che scrivo sono preghiere.
non mi dispiace e non mi piace.
forse sono buddha.
ma molto probabilmente no
e ho solo un gran bisogno di parlarmi per placarmi
per continuare a ricordare questo istante che non finisce mai
dico di vivere al presente il presente
ma in realtà sto solo accumulando tanto futuro per poterlo rimpiangere.
non mi dispiace, perchè mi diverto
non mi piace, perchè mi annoio.

siete confusi? non più di me, cari amici.
dovrei solo avere più coraggio per dire come davvero stanno le cose, come davvero vorrei che siano
perchè faccio la persona sincera, la persona felice, ma è solo una scelta,
perchè non capirò mai cosa sono.
sono triste ma posso essere (quindi sono) felice. se invertiamo, il risultato è uguale.
come la mettiamo?
in ogni modo la possiamo mettere.
è questo che non mi lascia prendere una posizione con me.

mi rendo conto di non avere una solida posizione, di non riuscire a descrivermi, perchè mentre cerco di farlo una montagna di buio mi si riversa addosso e non mi fa capire un accidente.

e cerco qui di disegnarmi, perchè tutto funziona ad immagini,
di disegnare attraverso fotografie immaginate i miei sentimenti, nel modo più fedele al percorso che seguo per provarli tralasciando le loro regole grammaticali, buonemaniere e "logiche".
perchè se le seguissi mi descriverei.
ora i cerchi si aprono!
si aprono!
bisogna saper accettare anche questo.
tanto chissenefrega, sto solo parlando con me stessa, perchè LO SO che quando qualcuno viene qui non legge un cazzo (e mi viene in mente Amelié quando parla con suo padre e gli dice di aver abortito e aver fumato crack ahah).
l'unica persona che mi legge sono io mentre mi scrivo.
il che, non è poco.
è noioso leggere gli altri e giuro che lo capisco in tutte le sue argomentazioni.
sono io la prima a non leggere quello che scrivono gli altri.
se solo riuscissi a parlare come scrivo . . . 
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tuttoquadra
9 gen, '08, 1:42 m.
Mi trovo nell'esatto centro del mondo?
O è solo per via della mia limitatezza?

C'è da pensare che siamo fatti tutti della stessa pasta, fatto che non presuppone alcuna domanda.
Certo è che queste coincidenze mi danno da pensare, insomma non è così semplice che accadano così fatalmente. O sono io o il contesto o il modo in cui penso.
Comunque mi sono decisa. D'ora in avanti non mi sforzerò di incanalarmi in qualche distorto ideale che perseguo, ma mi lascerò andare semplicemente come sono. Punto. Viene anche meglio molto più facilmente. In fondo sono la prima ad ammettere di essere qualcuno per me.

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Si perchè è tutta una questione di percorsi e di visuali
perchè ti può sembrare la persona più giusta del mondo poi però d'un tratto ti accorgi che
stavi sparando davvero una cazzata

"comunque io sono capace a stare da sola"
e non ti do tutti i torti, anzi sono proprio d'accordo con te.
è solo che dato che è sempre una lotta per cercare di non farsi fregare da se stessi,  Leggi tutto…
tuttoquadra
7 gen, '08, 6:59 p.
Il fatto che mangiamo gamberetti è una delle cause dello tsunami
cit.
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tuttoquadra
6 gen, '08, 3:12 m.
Ciao,
avrei molto da dirti ma soprattutto molte cose da farti sapere. ho capito che non conosci la maggior parte di quello che credevo sapessi. Non ti dirò niente, perchè se non sai le cose è perchè non le vedi, non le senti, e dirtele mi metterebbe solo in soggezione, il che ti radicherebbe ancor più nella posizione in cui ti sento.
Ti dirò solo che mi sento un gran stupida.
Ripenso a quando uscivo di casa la mattina, camminavo per il centro della parte di città che vivo e passando vicino al fornaio sentivo l'odore di briosche al cioccolato, poi davanti al fruttivendolo che vendeva un chilo di arance a 1 euro, poi davanti al pescivendolo che montava la bancarella, poi davanti al fioraio mentre le macchine si fermavano alle strisce per lasciarmi passare; la veloce camminata per prendere il semaforo verde, ancora meglio quando sapevo che appena avrei dovuto attraversare le macchine si sarebbero fermate. Mi piaceva vedere che sorpassavo l'autobus, che passavo tra la gente con la musica canticchiando e guardavo il cielo, e il sole mi sorrideva, mentre una piacevole brezza mi tirava fuori dalle coperte. Rumori di motori, di gente già sveglia da un pezzo, mi sfioravano, perchè come al solito ero in un altro mondo. Guardavo ancora il cielo, un aereo, chi l'avrebbe mai pensato che poi non avrebbe più avuto una scia. Sta di fatto che oltre ad immaginarmi lì immaginavo anche te, che uscivi di casa, ed era bello immaginare tutte le varianti possibili che la logica mi suggeriva.
Ero felice solo a pensarti, però adesso che rifletto era perchè mi davi il buongiorno, mi sorridevi, lo vedevo nella testa che mi sorridevi. Non era importante se mi prendevano a gomitate o se mi intralciavano, non era importante se le vecchie andavano troppo lente per i miei gusti, mi immergevo in un mondo che mi piaceva, ma più che altro che mi facevi piacere.
Era come se dettassi il buonumore. è che succede quando apprezzo il passato, succede che comincio a vederlo come una sorta di missione compiuta, che diventa un desiderio realizzato. Ma solo in me, per ora, forse per sempre. Forse è meglio così, senza conferme. Senza nemmeno  risposte. In questo modo riesco anche a ricordare meglio, ad incazzarmi meno. Mi incazzo al momento, ma dopo poco è passato tutto, perchè so di essermi inventata gran parte della storia. storia che però mi ha fatto stare bene con me, pur perdendo ogni speranza con un Perché? nell'aria. Beh cosa vuoi farci, sono un persona buona, ma quel perchè nell'aria non svanirà fino a quando non avrò una risposta. Non so che farci, ho cercato di guardarlo da ogni verso con mille occhi ma non c'è nessun motivo che io conosca, mi basta che lo conosca tu e spero sia importante, o fatuo, che è lo stesso.
Non sai nemmeno quello che sto scrivendo, come l'ho pensato.
Questo è quello che mi fa sentire stupida. Ma non mi viene da piangere.
Piuttosto muoio per un giorno, ma poi me ne faccio una ragione. Cioè non è che me ne faccio una ragione, piuttosto lascio perdere, qualsiasi cosa sia. Continuo per inerzia e per sopravvivenza, la vita non finisce e quindi perchè disperarsi. Ci sono sempre le distrazioni a distrarmi. Non sei un chiodo fisso,  sei solo maleducato.
Mi piacerebbe poter farti leggere tutto questo un giorno, solo per fare a gara di sensibilità. Farti vedere chi sono io, rispetto a te che sei una caccolina che io sono capace di ingrandire a montagna. Ho l'occhio a lente d'ingrandimento, e ti manderei volentieri affanculo ma non avrebbe lo stesso effetto dato che sei indifferente. Apparirebbe come ribellione, ma io vorrei solo spronarti in un certo modo, farti rendere conto di quello che sento nel modo in cui lo sento al di là di te. Il fatto (e i fatti sono tanti) è che vorrei dirti tutto questo in un letto nudi mentre ti guardo negli occhi. Ma ormai anche tu sei lontano, fatto dopo fatto la mia fede si sta consolidando in una grande, irrimediabile,
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tuttoquadra
5 gen, '08, 8:25 p.
you-keep-saying
you-got-something for-me
somethinnngthatyou call-love
but confess!
'n You'vebeena'messin'
whereyoushouldn't 've
beena'messinnnn'
andnow someone-else
isgetting all your best

These boots are made for walking,
and that's just what they'll do,
one of these days these boots
are gonna
walkalloveryou

. . . . . .

you keep lyin'
when you oughtobetruthinn'
'n you keep losing
when you oughta not bet
you keep samin'
when you oughta beachangin'
'n what's right is right
but You Ain't been right yet

These boots are made for walking,
and that's just what they'll do,
one of these days these boots are gonna walkalloverrr you!

You keep playing
where you shouldn'tbeplaying
and you keep thinking
that you'll never get burnt -HAH-
I've just found me a brand new box of matchessyeah
and what he knows
you ain't hadtiiimmme to learn...

These boots are made for walking,
and that's just what they'll do,
and one of these days these boots are gonna
walkalloverrrryou

Are you ready, boots?
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tuttoquadra
5 gen, '08, 3:18 m.
Prese la soluzione salina ipertonica a pH controllato e se la infilò su per il naso. schiacciò il bocchino e inspirò in un modo forte e improvviso. Tirò su la testa, per far scivolare la soluzione nella trachea.
Aveva paura.
A vederlo non si notava, sembrava la persona più normale del mondo. Ma dentro di sè era intimorito.
Da cosa vi chiederete.
Da tutto quello che succedeva, per essere più precisi da tutto quello che si faceva succedere, che gli succedeva senza una precisa intenzione o garanzia.

Il punto è che aveva il raffreddore.
Aveva un raffreddore che non lo lasciva nè respirare nè digerire, aveva un raffreddore talmente pronunciato che quasi gli sembrava di non averlo. Stazionario e minaccioso. Come se fosse sul punto di esplodere in uno starnuto.
Ogni, minuto.
Gli occhi erano lucidi, la vista opaca, dell'olfatto ne ho già parlato.
Non era la normalità, ma era come se lo fosse, perchè in fondo era solo
un raffreddore.
Si chiedeva quante persone erano morte di raffreddore prima di far diventare il raffreddore più che una malattia, un fastidio.
Pensava al significato della parola "malattia".
Non riusciva a capire cosa stesse a significare. Sì, insomma, verrebbe da pensare che la vera malattia, quella che vince su tutte, sia una malattia pesante, che so, la peste, la malaria. Brevi e intense.

Non ne era del tutto sicuro.
Insomma, non aveva mai avuto la peste, ma più o meno (più meno che più) riusciva ad immaginare la sensazione. La peste la vedi, è evidente, e quando ce l'hai non hai scampo.
Bubboni sotto le ascelle, spossatezza, dolore, caldo e freddo insieme, sudore freddo, urla, sonno, sogni. Non ti svegli più.
Però, quella è morte. Non è la malattia.
La malattia c'è sempre, il raffreddore è una malattia. L'alcolismo è una malattia, la tossicodipendenza è una malattia. Uno starnuto o un bisogno, in ogni caso qualcosa che chiama, chiede, ordina, in tutte le sue varianti.
E, soprattutto si diceva, che non passa. Forse scompare.
Ma
non passa, perchè torna.

ETCHIU!

Manco a parlarne.
Come ogni cosa che sta nella nostra vita, c'è perchè è una malattia. Che dipenda da noi o dagli altri, va sempre soddisfatta. Come la scuola. Come il sonno. Come l'amore, la passione per qualunque cosa. Un malattia. Come un raffreddore. Insomma, quando devi soffiarti il naso devi farlo, certo puoi non farlo, però poi ti cola tutto il muco sulla faccia. E che schifo. Poi comunque non ha senso.
Quando starnutisci è diverso. Lì è più immediato. è un bisogno anzi è prima di un bisogno. e quanto godi dopo aver deglutito con la gola dell'aria nel naso emettendo uno strano verso. aaaaa
Pensava.
Poi, d'un tratto, mentre stava studiando intensamente ogni singola bolla d'aria incastrata nell'etichetta del medicinale, capì-

quella contraddizione che contraddistingue ogni pensiero,
la rivelazione,
la scoperta!
In realtà la malattia era ...


non riusciva a comporre la frase ...
cioè era come la vita intera, ma non detto così banalmente, il fatto è che proprio la peste era la vita vera, quando hai la peste capisci la vita mentre quando hai il raffreddore capisci solo il moto che spinge a vivere.
Insomma quel povero malato di una malattia del tutto abituata ad esserlo, capì questo.
Così nella più sconvolgente disinvoltura, prese il medicinale a soluzione salina e lo buttò nella spazzatura, promettendosi di non incentivare mai più questi insopportabili paragoni.
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tuttoquadra
4 gen, '08, 4:20 p.
Si perchè se così fosse tutto si spiegherebbe,
ma non vorrei che accadesse.
Dovrei solo essere capace di contenermi, di non impedirmi a vivere tranquillamente.

Vorrei solo aprire gli occhi ed essere in un sogno, dove tutto è scombussolato, e non solo io.
mi piacerebbe sentire che le persone mi vogliono bene, che mi chiedono come sto non solo per formalità. perchè poi quando succede mi monto la testa, e credo che le persone che me lo chiedono mi amino o cose del genere, quando invece sono solamente simili a me.
più passa il tempo e più mi lascio andare nel mondo che mi si costringe davanti agli occhi. cerco in ogni caso e in ogni modo di entrare, per finire poi ad essere solo una passiva attivista.
e so che un giorno rimpiangerò con un sorriso quest'oggi in cui mi trovo a soffrire per cose che nessuno capisce, succederà perchè mi ostino a dare ad ogni giorno un senso.
certo che poi non mi posso lamentare di essere sola. in un certo senso è anche vero che da sola ci voglio stare, ma solo in un certo senso. ma se io sono un tassello - dov'è il mio posto?
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tuttoquadra
3 gen, '08, 3:56 m.
scegli: l'idea, o la realtà. oppure
aspetta: l'idea nella realtà, la realizzazione.
cerca:
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tuttoquadra
3 gen, '08, 3:52 m.
ma dove sei?!?!?!?!?!  Leggi tutto…
tuttoquadra
3 gen, '08, 3:51 m.
Ma come fa questa neve ad essere così silenziosa - e così inconsistente - ma così Bianca?!
Non me lo so spiegare. Il fatto è che non può esserci più silenzio, ma la neve riesce a rendere il tutto ancora più silenzioso. Nel bel mezzo della contemplazione non ci riesco, mi concentro nel concentrarmi su qualcosa. mi divincolo. forse avrei solo bisogno di rassegnarmi.
o di accettarmi. o di accontentarmi.
non so. in effetti questa neve mi manda in crisi, come qualsiasi altra cosa. In crisi di una crisi che non è disperata, ma rassegnata. una crisi rassegnata che arriva ad una rassegnazione che contiene una crisi. sempre, in un circolo che non finisce mai. per ora.
sto cercando di capirmi, per svincolarmi da tutto questo,
non c'è che accidia, accidia, accidia. niente di chè.
accidia. nel pregio c'è il difetto in cui trovo pregio, senza fine.
è un dramma, ma anche uno stimolo. è solo dialettica, è andare a 230 kilometri orari senza voler o poter frenare, con le vertigini che non ti lasciano in pace.
da tempo ormai. da bianco a nero. da un estremo all'opposto, con le sfumature nei due che però sono separati.
ogni volta, ogni volta ci ricasco. questo succede perchè evidentemente io sono così.
e non è una giustificazione, ma bensì una dichiarazione di pace. stremata
lasciatemi in pace, perchè tanto anche facendo il contrario non succede niente
e non ditemi che non avevo ragione, perchè l'ho provato
sulla mia pelle e non su quella dei topi
e io voglio la felicità, sempre. Perchè non sono stupida, non mi voglio male. voglio stare bene.
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tuttoquadra
2 gen, '08, 9:44 p.
Oggi ho preso il battello. Ero seduta sulla sponda e l'ho visto passare, così l'ho rincorso e ci sono salita. Ho circumnavigato il lago, senza aver progettato nulla, e in compenso ho fatto una cosa che ho sempre sognato di fare. Ho capito che sotto i piedi c'è solamente acqua su cui si tenta di camminare per poi sprofondarcisi sempre dentro; a volte hai paura, quella sensazione dell'acqua sotto di te, che ti ingloba senza lasciarti respirare. Dopo un po' però non stai male, anzi, ti piace quasi.
Poi vedi le luci riflesse sull'acqua, e Realizzi che quelle luci non sono disegnate, ma che al contrario si riflettono, e capisci che la luce è un'onda, cioè è un'onda! come fa ad essere un'onda se la vedo, ed è assurdo perchè dalle case arriva fino al battello dove sono seduta - come fa?! e poi pensi all'acqua, che esiste, e non è lì perchè è sempre lì ma perchè esiste ogni momento cioè vive cioè si riproduce ogni minuto e un po' mi gira la testa nel constatare tutte queste cose perchè mioddio com'è possibile.
Perdo il senso dell'orientamento ma mi ritrovo subito, perchè sono a casa. Guardo dal retro del battello, dove c'è la scia d'acqua montata dal motore e vedo le luci del paese allontanarsi e mi piacerebbe attaccare nell'aria una grossa presa elettrica.
Mi fumo una sigaretta senza essere vista, e canto
(ho appena ricordato quello che ho sognato questa notte, cioè che andavo ad abitare sulla luna; partivo da una stazione molto simile alla metropolitana di Milano e passavamo sotto l'acqua; tutti quelli che partivano facevano una sorta di esperimento, ma io lo facevo solo perchè volevo evitare una lezione. Quando siamo arrivati non pensavo di essere sulla luna, perchè era abitata e vivevo in un appartamento in una grande città; l'unica cosa che non mi tornava proprio erano le montagne, che sembravano tanti meteoriti illuminati. Ho acceso una sigaretta e volevo fumarla fuori dalla finestra, ma quando l'ho aperta la pelle ha cominciato a bruciarmi ed è arrivato il dottore che mi ha detto che non si poteva uscire senza protezioni. Lì ho capito di essere proprio sulla luna.)
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tuttoquadra
2 gen, '08, 4:21 p.
E ora ti sto cercando, perchè non ti sento più, e capisco che allora quando ti sentivo non era una convinzione, non ero credente di una fede tutta mia, era vero. Tu c'eri. Infatti adesso non so più cosa pensi e cerco di immaginarti, quando prima forse mi bastava vederti. Che strano, chissà cosa è successo nella tua testa per arrivare a questo, chissà perchè quella finestra ha dovuto rompersi.
Ci sono cose che davvero non riuscirò mai a capire. Non per questo mi lamento, forse un giorno mi sarà tutto chiaro, speriamo però che non sia troppo tardi come oggi.
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tuttoquadra
1 gen, '08, 11:36 p.
Me ne sto convincendo sempre di più, perchè in me ci credo, perchè a partire da me, alla base di me stessa c'è contemporaneamente la più umile sincerità e la più sincera umiltà. Quindi dico che serve entusiasmo per apprezzare le cose, le persone e tutto il resto, non si può guardare con occhi competitivi, perchè per me non esiste sfida, dal momento che i parametri non sono gli stessi. I fondamenti di ogni persona partono da livelli soggettivi che sono imparagonabili, perchè si basano su esperienze personali e di conseguenza hanno intensità molto differenti.
Una persona deve, in questo caso deve, avere la dignità di guardare un'altra persona a priori e a posteriori senza intenzioni e senza competizioni, di guardare semplicemente quell'essere vivente per com'è in se stesso, altrimenti quel dato essere avrà molte difficoltà ad essere se stesso, perchè comincerà a identificarsi in qualcosa che non è lui, perchè lui non è niente se non lui stesso nella sua indefinibilità.
Può sembrare complesso, ma è più semplice di quanto appare. Può sembrare contradditorio, ma in realtà il discorso ha un filo che si costruisce con il discorso stesso, perchè il discorso e il filo hanno vite proprie che poi vanno a convivere in una realtà sola, esattamente come me con voi. Ma se si postula a priori si determina, e se si determina, si impedisce. Se si dettano le regole, l'umiltà le segue, ingannando e confondendo.
Il complesso mentale dell'uomo è l'esibizionismo. Tutti pensano che quando una persona agisce lo fa per essere guardata e quindi la giudicano, e questo atto, che può avvenire anche tramite un solo sguardo, fa reagire la persona in questione, che per amore cerca di essere amata. Tuttavia, nello svolgimento di queste complicate strategie mentali, le persona non trova più una sua identità, dal momento che l'ha persa per trovarne un'altra che vada bene agli altri. è qui che si rende conto dell'inutilità dei suoi sforzi, perchè non c'è bisogno di cambiare dal momento che non c'è nessun problema, dal momento che il problema risiede solamente nel malessere che prova di fronte ai giudizi della gente, provenienti da quell'esibizionismo che credono risiedere alla base di tutto.
Allora questa persona, che sa bene che quello che fa non lo fa per esibizionismo, capisce che l'esibizionismo è una conseguenza dello stupore e dell'ammirazione che le altre persone provano per lei. Ma questa situazione è ancora peggiore rispetto a quella di partenza, perchè ciò significa che questa persona non può dipendere da se stessa all'infuori di sé, a condizione che gli altri non la rispettino per quello che può solo essere.
E si isola, manda al diavolo tutto, e continua ad essere se stessa, senza avere timore di non essere all'altezza o di essere superiore per opinioni altrui, dal momento che lei sta solamente cercando qualcosa che non ha ancora trovato che trova sempre e che non troverà mai. Pace, si dice, mentre si sente addosso quel fastidioso sottofondo di bisbigli, quell'orribile sottobosco di giudizi che partoriscono pregiudizi, pace, si dice, perchè quelle cose non la toccano minimamente, non le interessa davvero questo, e anzi a dirla tutta sembra piuttosto comico
pace, si ripete.
pace
il mondo è grande
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tuttoquadra
25 dic, '07, 3:37 p.
Dipende tutto da quanto si è disposti a mettersi in discussione, senza tuttavia perdere personalità. Un po' come essere in gruppo ma ognuno come persona, pensando a se stessi in quella situazione, cioè tutti insieme.
Il punto è che ognuno di noi vale molto, molto più di quanto presume. E se una persona non si stima, non sarà mai in grado di farsi capire, per via della paura che prova nei suoi confronti di non piacere a chi gli sta intorno. Se invece una persona rischia e si mette in gioco, e dice la sua senza pensare a quello che potrebbero pensare gli altri di lei, riuscirebbe a conoscersi molto più di quanto non riesca quando continua a pensare a tutte le possibilità che si trova di fronte.
Proprio per questo mi chiedo perchè alla fine non lo fai mai. Voglio dire che lo so che lo senti, che mi pensi, che ci tieni, ma alla fine ti tieni tutto per te.
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tuttoquadra
24 dic, '07, 8:28 p.
Dipende da quante mediazioni ci sono fra le due parti
Perchè se voglio aprire internet devo chiederlo al sistema operativo, se ci potessi andare personalmente si aprirebbe molto più in fretta
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tuttoquadra
24 dic, '07, 2:38 p.
Succede a volte la mattina che desideri con tutto il tuo cuore una bella tazzona ricolma di caffè ma ad un tratto il caffè non sale più dalla moka, rimane così, a metà. A quel punto cominci a chiederti se è una condanna, una congiura o semplicemente una tortura-dispetto che la macchinetta bastarda ha progettato proprio per te. Ti viene da odiarti - forse hai sbagliato qualcosa. Poi però ti viene in mente tua madre che t'aveva detto che è per via dell'umidità, che se c'è un certo tasso di umidità nella moka questa non fa più salire il caffè di un tot e quindi non è la macchinetta che ti fa un dispetto, non devi sentirti in colpa, perchè è semplicemente che ogni tanto fa così.
In effetti le madri cercano sempre di proteggerti.
Poi pensi alla tua solita, rituale colazione con gli immancabili caffè e briosche che è la migliore di tutte, non ce n'è una più buona, poi però ti traferisci a milano, vai a fare la spesa e guardi la data di scadenza di quelle briosche che è dopo due mesi, quando invece quelle che mangiavi tu a casa scadevano dopo due settimane. Allora improvvisamente visualizzi l'esatto numero di autostrade che quelle brioschine attraversano, l'esatto numero di mani per cui passano, per arrivare in un supermercato disperso nel nulla, mentre intanto stai facendo colazione a milano sempre con quelle brioschine ma troppo fresche, davvero fresche, quasi appena sfornate.
Torni a casa e mangi quelle briosche, e d'un tratto sono la cosa più secca e stantìa che tu abbia mai mangiato.
Rimpiazzate, da se stesse.
Poi ti viene in mente il professore di fotografia, che dice di portarli a milano i rullini da sviluppare, perchè tanto nei paesi vicini i fotografi mandano i rullini a milano che poi glieli rispedisce. Allora visualizzi il momento in cui hai pensato: "Ecco perchè nel mio paese ci mettono due settimane per svilupparli mentre a milano il giorno dopo sono già pronte!"
E pensare che una volta non conoscevo tutto questo.
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tuttoquadra
19 dic, '07, 8:56 p.
chissà che senso ha, chissà perchè per avere un senso non può esistere.
Chissà perchè quando comincia ad avvicinarsi per concretizzarsi in realtà, la realtà lo ingloba. e lo smantella, e ti apre gli occhi. mi sto chiedendo perchè, e non così tanto per fare.
Vorrei seriamente sapere, perchè mi sento terribilmente bloccata in un punto che non mi permette di sostare, ma nemmeno di proseguire. la volontà mi spinge, ma la coscienza mi induce a rimanere. non faccio sbagli, perchè solo li ipotizzo.

dall'altro lato della cornetta c'è silenzio, ma qualcuno è in linea. mi sta ascoltando pensare. sto aspettando che parli, perchè in fondo, non ho più voglia di dettare le regole. non ho più voglia di assumermi responsabilità solo perchè mi sottovaluto. e soprattutto, avrei tanta voglia di essere sorpresa, di ricevere qualcosa che non mi aspetto.
non posso sempre andare incontro, sto imparando che
 per capire quanto posso valere per qualcuno, il rischio vero è il silenzio. che io lo voglia oppure no. e lo faccio perchè non posso far autoconfermare ciò che presumo, non posso dare indizi, perchè altrimenti è logico che vengano seguiti.
e dando indizi certifico soltanto che dipende da me. ed è sempre stato così, è sempre dipeso da me.
ma se adesso è tutto così diverso, bisogna usare più cautela, fare pochi, buoni passi alla volta, non sicuri e assicurati, ma solo decisi e voluti. e questi passi li ho fatti, in un modo anche abbastanza piacevole per il cuore altrui. ora però non tocca più a me. non può sempre toccare a me.
faccio del mio meglio per dare il massimo a tutti e per trarre il massimo da ognuno, ma questo non può sempre voler dire che devo essere io ad agire perchè ci voglio credere.
io vorrei veramente poter, nemmeno trovare, ma anche solo riscontrare in qualcosa anche una sottile parvenza di stabilità, di purezza, di sincerità e di spontaneità, ma se tutte queste cose vengono dopo i due punti a capo che ci metto io, non riuscirò mai a sentirle chiaramente sotto la mia pelle.
perchè in fondo non è per niente difficile mettersi in gioco, e posso davvero affermarlo per esperienza, ma non posso dire lo stesso per quel che riguarda essere oggetto. io non sono mai stata l'oggetto di nessuno, ho sempre bloccato, se mai siano esistite, le intenzioni di farmi oggetto. non ho mai dato la possibilità ad altri, o forse il tempo, di dirmi come stavano le cose da loro. se non succede nello stesso istante per caso, sono io a dirlo. forse sarebbe il caso di stare un po' in disparte,
ma adesso che mi leggo forse sarebbe il caso di non pensarci e lasciare che tutto scorra semplicemente, e farlo accadere così come deve accadere, cioè come si determina attraverso impulsi e istinti.

stavo pensando ai portafogli. questa riflessione è nata nella mia testa perchè ho spostato tutti i miei documenti da un portafogli ad un altro, e ho notato le mille fototessere che si aggirano sui vari documenti della mia collezione, e ho notato che il portafogli, ha un non so chè di egocentrico.
Tutti i documenti ribadiscono la mia identità in qualche ambito, lo Stato, il poter guidare, la possibilità di avere sconti, la dichiarazione di essere una studentessa, e su ognuno di essi si continua a ribadire il mio nome la mia data di nascita i miei segni particolari il mio numero civico.
e poi ho pensato che non possiamo avere dei documenti di altre persone, quindi l'egocentrismo è piuttosto imposto.
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tuttoquadra
17 dic, '07, 2:30 m.
tutto fumo arrosto!  Leggi tutto…
tuttoquadra
17 dic, '07, 2:27 m.
QUEL FAMOSO GIARDINO IN GIAPPONE.
è il più famoso giardino Zen, costruito verso la fine del Quattrocento, è l'ultima opera di un vecchio giardiniere.
Normalmente i giardini sono da percorrere e sono formati con aiuole, piante e fiori.
Questo è da contemplare solamente ed è fatto di ghiaia piccola e di quindici pietre disposte a gruppi di due, tre, cinque e cinque. Questi gruppi di pietre sono disposti in modo che, da qualunque parte si osservi il giardino, c'è sempre una pietra che ne nasconde un'altra. L'idea consiste quindi nel sapere che le pietre sono quindici ma nel non poterle vedere tutte assieme. Questo fa pensare a tutto ciò che si sa che c'è ma che non si riesce a vedere assieme in una volta. Questo giardino è esattamente il contrario dei famosi giardini all'italiana dove le piante vengono tagliate a forma di volumi geometrici: cubi, sfere, coni, o a forme di animali. Idea infantile questa, che proietta ciò che uno sa su ciò che non conosce e lo costringe in quella forma senza cercare di capirlo.
Munari, "Fantasia"
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tuttoquadra
16 dic, '07, 10:32 p.
beh alla fine se riempiendo un bicchiere l'acqua ci sta tutta, sei contento, e se non ci sta no, però non è che la lasci traboccare, la logica e l'educazione ti insegnano a bere due volte.
Quindi, comunque vada, il bicchiere conterrà sempre tutta l'acqua, ci sarà sempre una via d'uscita, comunque vada.
sapienza e abitudine, sfida e progetto.
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tuttoquadra
12 dic, '07, 10:57 p.
Quando entrai in quell'appartamento, l'uomo era seduto. immobile. Davanti a lui, sul tavolo, c'era una mela, ma questo lo sapevo solo io. Per lui, quella mela poteva essere qualsiasi cosa. I suoi occhi erano costantemente fissi su quell'oggetto verde rotondo, erano talmente fissi che non mi aveva nemmeno sentita, quando ho girato la chiave e abbassato la maniglia, aperto e richiuso la porta. 
Se ne stava lì. Fisso a guardarla. E io guardavo lui. 
Dalle sue tempie si potevano scorgere le vene e le arterie che pulsavano e trasportavano sangue, su, al cervello, e giù, al resto del corpo, quando all'improvviso dalla sua cute ho visto scorrere, lentamente, 
una goccia di sudore. 
Continuava, imperterrito, a guardare la mela. Le sue mani erano violentemente accasciate, serrate, sulle sue gambe, 
i suoi piedi, ben appoggiati a terra. Non so da quanto tempo stava pensando al significato di quella cosa, ma so che, evidentemente, continuava a non trovarlo. 
Non l'aveva ancora toccata, non ancora; e nonostante stessi aspettando con ansia il momento in cui avrebbe proteso la mano per afferrarla, senza sapere quanto pesava, se era morbida o dura, se era fragile, da un altro lato ero spaventata, perché quando avrebbe sentito la sua consistenza sarebbe stato due volte da capo, per la seconda volta. 
Non volevo che mi sentisse, anche se probabilmente lui sapeva che ero lì, ma non aveva molta importanza il fatto che ci fossi, io che potevo essere ricondotta ad un'idea, ad un significato. In quella stanza c'era qualcosa di assolutamente incognito e ignoto. Ed era così semplice, in fondo. 
Lo so, avrei potuto dirglielo, - senti guarda che è una mela, niente da chiedersi. è semplicemente una mela, un frutto, dentro ha dei semi che se li pianti danno un melo, che sarebbe l'albero delle mele. si mangia, ha un buon sapore - ma che diritto avevo di dirglielo? gli sarei stata d'aiuto? O solo d'intralcio? mi sono detta che forse, in fondo, non voleva nemmeno saperlo. 
L'ho lasciato fare. 
Quando sono ritornata in quella stanza, lasciando la dimensione del dubbio, lui era sempre lì. Non riesco a descrivere tanta concentrazione, era talmente fermo che quasi era la mela a muoversi. 
Lascio all'immaginazione il resto. 
Il silenzio era ormai diventato assordante, e sentivo che stava per scadere. stava per accadere quello che temevo, quello per cui fremevo. 
Era esattamente come stare in una stanza buia in cui suona una musica a volume massimo da circa una settimana e all'improvviso cessa, si spegne, senza il minimo avvertimento. 
Era esattamente così. Fra non molto, 
sarebbe successo qualcosa. 
Vidi le sue palpebre cadere. la testa cadere, in picchiata, con una rassegnazione che non proveniva da lui. era calmo, comunque. ho visto le sue membra e i suoi muscoli rilassarsi, indecisi. 
Di colpo con uno scatto rialzò la testa. ma la mela non si era mossa. 
Alzò il braccio destro, con un fare che non era attributo della volontà, ma della logica, dell'imposizione, della disperazione. in ogni caso alzò il braccio e lo appoggiò al tavolo e molto, molto piano, cominciò ad avvicinare la mano alla mela. 
La toccò con un solo dito, l'indice, e, accidentalmente, la spostò di qualche centimetro. 
A quel punto capì molto, tutto, niente. La mela era dura, e non molle. era liscia e lucida. poi la prese in mano e capì che era piena, piena di qualcosa di solido, perché la scosse in aria come un sonaglio e sentì che era compatta. 
Mentre la toccava la guardava, e vedevo nei suoi occhi che capiva che quella cosa non era stata né inventata, né progettata, non nasceva da niente di esistente, che apparentemente non aveva nessun fine, non soddisfava nessuna necessità, non era come un tavolo o come una porta. Era esattamente come lui, vale a dire un essere, che esisteva per qualcosa che stava prima della mancanza e prima del bisogno. 
Non ci poteva credere, e lo capii quando notai quel vago accento di insoddisfazione nella sua espressione. Non era la risposta che avrebbe desiderato, perché non c’era niente da scoprire. Si sentì veramente stupido perché lo vidi cominciare ad oscillare fra l’incertezza e la sicurezza. Dondolava fra la sedia e l’appartamento, era in procinto di raggiungermi, lo sentivo nell’aria, che presagiva le sue intenzioni. 
Infatti così fu, si alzò dalla sedia e venne verso di me, sorridendomi. Non appena mi raggiunse mi disse:
- ciao, finalmente sei arrivata, ti aspettavo. -    
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tuttoquadra
12 dic, '07, 12:39 m.
.



stop
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tuttoquadra
12 dic, '07, 12:36 m.
ho scoperto di non saper
aver mai saputo    cosa voglio.

non è una novità oggigiorno
nowadays
il mondo gira con me
io mi giro
e non c'è niente di nuovo
ma non c'è mai nulla di familiare
lo riconosco ma non è mio!
aaaaa queste giornate nebbiose senza speranza
senza un briciolo di felicità
brontolii
senza senza sosta
ma devo O meglio
mi sento in dovere

.
è una guerra da combattere nonostante sia già persa
è una perdita da rivendicare nonostante ci sia una-sola-possibilità con in mezzo molti errori.
come fare?

forse soffro di claustrofobia, e il prossimo passo sarà l'inferno che mi merito. e ho già iniziato a camminare da tempo.

...
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tuttoquadra
11 dic, '07, 1:02 m.
Posso ufficialmente annunciare che stasera, la mia pazienza ha veramente toccato il fondo, raggiunto il limite e sfiorato le vette più acuminate del più tagliente fastidio

e brucia.

su tutti i fronti
da tutte le latitudini - e longitudini. e quando cerco di svagarmi, e penso di aver trovato quello che mi serviva,

tac!
ecco un altro fastidio per il quale vale la pena strizzare i nervi ...
non ne posso più di vinavil e ipocrisie.
davvero più.

Non ho sonno, il che significa che anche l'unica soluzione che mi restava per non pensare a quello che continua a starmi per succedere svanisce, crolla, si sgretola davanti ai miei occhi.
ed eccomi appunto qui, illudendomi di vomitare.
macchè. è troppo, troppo, e ho le dita ancora appiccicate da - e a - quella schifosa colla.
e sai cosa ti dico? fanculo. me ne frego. perchè devo stare qui a complicarmi - !? - l'esistenza per una cosa che ho scelto di fare. diamine se l'ho scelta mi piace. e se in questa cosa c'è qualcosa che proprio non riesce proprio no a piacermi, beh, mi dichiaro libera e non la faccio. o perlomeno, l'ho fatta, ma so di averla fatta mmolto male. e questo non mi fa sentire affatto bene.
e non è che sono una persona rigida, sono abbastanza versatile e quando c'è da fare qualcosa cerco di adattarmi il più possibile. ma non si può bere il marmo.
(andrà bene come giustificazione?)
si decisamente domani glielo spiego, e userò anche la metafora della mastercard "ci sono cose che non si possono comprare" aggiungendo che non è vero che per tutto il resto c'è mastercard. c'è la capacità, e io quella in questo non è che non ce l'ho, ma non la trovo, e mentre la cerco, mi girano i coglioni.
sono furibonda.
e so già che quel maledetto non capirà, anzi peggio non mi ascolterà proprio, ma in un modo bastardo perchè gentile, di modo che io non mi possa incazzare né rinfacciargli niente, ma solo sentirmi silenziosamente una merda e cominciare a pormi serie domande su me stessa e su chi mi credo d'essere.
fanculo. fanculo perchè domani sarà una giornata di merda per colpa mia che non sono capace di svolgere i compiti che mi hanno assegnato. dovrò prendere precauzioni in futuro, per esempio: distruggermi il metacarpeo almeno per un mese.
e la cosa che mi da ancora più fastidio è che sarà inevitabile, IT IS TO BE come lo stupro in tess of the d'urbervilles di thomas hardy.
potrei direttamente saltare la mia vita dell'11 dicembre 2007, perchè la sto già vivendo da un pezzo e quest'angoscia non mi piace per niente.
MA
c'è una cosa che mi calma stasera: è una canzone dei nirvana, about a girl.
mi piace perchè è così malinconica e triste, mi fa venire in mente quando boh che so le medie forse, ma ero proprio io non tanto le medie, io come persona ed era strano, come non ero io, se quella ero io io sono chiunque ...
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tuttoquadra
10 dic, '07, 2:36 m.
Chissà perchè abbiamo dovuto oserei dire quasi naturalmente, imparare che
il leone ruggisce
l'erba è verde
e
il campanello può essere suonato.
Questa vera tragedia, ci ha costretti a prendere la sola ed unica strada possibile, cioè quella di continuare ad imparare sulla base dei fatti "reali".
maledizione,
ma se non sapessimo niente di tutto questo forse potremmo essere persone migliori, di sicuro più vive. Ma non ci sarebbe passato, e nemmeno futuro. Ci sarebbe il caos. Un unico immutabile, dinamico, presente in cui si scopre ogni giorno qualunque cosa ma senza un fine preciso e senza un fondamento su cui basarsi.
saremmo poeti senza storia. ma saremmo senza dubbio noi stessi, e non un vago prodotto derivante dall'interazione fra ognuno di noi e questa finta realtà di nessuno. (e alcuni ci rimangono pure fregati, e non capiscono.)

ci tengo a sottolineare che sono una persona coerente, ma tengo anche a precisare che "coerente" non è un aggettivo, ma bensì un sentimento, da cui poi scaturisce un'analisi delle varie azioni compiute che porta a dire che non c'è stato nulla di contrastante in esse, che tutte seguivano un filo logico. e "logico" anche è un sentimento e "logico" è l'aggettivo che uso per descrivere il mio sentimento, infatti a volte trovo che molte persone che si definiscono logiche non lo siano affatto, ma dal momento che io non posseggo la loro logica, non ho niente da ridire, e mi va bene così.
il dizionario è nato dopo.
la filologia anche.
e questo perchè non possiamo rimanere soli per sempre, ma la cosa fondamentale è che per non so quale forza dobbiamo avere qualcosa in comune, se no come cazzo te lo compri un etto di cotto?
maledetta dialettica che ti insinui negli interstizi del significato, della domanda, del dubbio, del concetto e del ragionamento. alla fine ci sei sempre tu, e qui mi perdo, e non c'è la risposta, è una  dannata bilancia
il punto è la forma. perchè a me a scuola hanno insegnato che la risposta è una, maledette anche voi maestre che per sopravvivere insegnate queste cretinate. se non sapessi cos'è una risposta potrei capire la dialettica adesso
se non aveste schematizzato tutto in un modo così volgare, per niente poetico, Per niente poetico, avete ingabbiato la poesia e le avete dato una reputazione, una storia, e un curriculum.
avete dato ordini doveri diritti sogni e bisogni. desideri e paure.
ma chi cazzo siete?
chi vi sentite di essere voi, voi che senza un minimo di umiltà mi venite a dire che
al mondo c'è tanta brutta gente?
due più due fa quattro?
il tovagliolo si mette sulle ginocchia e non si tengono i gomiti sulla tavola?
il punto stacca due frasi?
sarà banalizzato, ma comunque
perchè?
e qui l'eco non - finisce. si allontana e percorre come una ola di vento tutte le vallate le vette le estensioni piane le città
perchè?



...
forse perchè dio vuole conquistare il mondo.

sì dev'essere per questo lui ha pensato a tutto già tempo fa, e adesso sta qui a guardare che ci complichiamo la vita: sognando di essere quello che sicuramente non siamo, mai appagati perchè consumatori sfrenati, senza un minimo di poesia ma alla sua costante ricerca, in ogni persona, in ogni luogo, in ogni attività, sempre nella merda fino al collo per un motivo o per l'altro, sempre sguazzandoci pensando di esserne usciti, sempre alla ricerca della FELICITà

e lui guarda.
sa che alla fine, chi si siederà su quell'ideale trono che tutti - e dico -tutti- abbiamo, in un modo o nell'altro nella testa,  su quel trono, si siederà lui.
ed è un sadico, e si gode lo spettacolo raccapricciante di questa chiusura vagamente claustrofobica nelle polveri della conoscenza, con il solo disperato obiettivo di usarla per ingannare gli altri di aver trovato la poesia e illuderci a nostra volta.
e lui ride, seduto in poltrona con il telecomando in mano, fa un po' di zapping e si vede tutte le gaffes dell'universo, gente che uccide, premi Nobel, stupri, lauree, matrimoni, divorzi, congressi e si documenta pregustandosi il giorno in cui ci guarderemo nelle palle degli occhi, infrante, ci guarderemo, e non ci sarà
niente
da dire.
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tuttoquadra
5 dic, '07, 2:59 m.
Dormire .... che bello pensare di morire in un letto, allo stremo delle forze, senza difese senza volerle, solo così senza armi con la totale libertà-
rileggo anzi continuo a rileggere le due righe che mi hai consigliato di strappare, ma non riesco a dimenticarmene nemmeno per un minuto, perchè placano anche me perchè anche tu sei in grado, magari è perchè lì ci sono io.
dormirò così finalmente potrò uscire dalle solite imposizioni, per abbandonarmi finalmente a me stessa, senza cercarmi.
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